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5 cose da sapere per farti annullare una multa

17 Giugno 2022 | Autore: Adele Margherita Falcetta
5 cose da sapere per farti annullare una multa

Alcuni utili consigli per ottenere l’annullamento di una contravvenzione: i possibili vizi e le modalità di contestazione.

Prima o poi, capita a tutti di ricevere la notifica di una multa, a seguito di una violazione (vera o presunta) del Codice della strada. Dopo il fastidio iniziale, qualcuno decide di pagare subito per approfittare della riduzione concessa a chi effettua il versamento in tempi brevi. In altri casi, specie se l’importo è elevato o se alla sanzione pecuniaria si aggiunge la sospensione o la revoca della patente, ci si chiede se ci sia qualcosa da fare per contestare la contravvenzione. In questo articolo ti parleremo di 5 cose da sapere per farti annullare una multa.

In particolare, vedremo quali sono i vizi più frequenti che possono comportare l’invalidità del verbale di contravvenzione, per poi considerare le varie modalità di impugnazione previste dalla legge. Ma procediamo con ordine.

La notifica del verbale

Quando viene commessa una violazione del Codice della strada, la legge prevede che le forze dell’ordine che l’hanno constatata la contestino immediatamente al trasgressore [1]. È quello che accade, ad esempio, con la sosta in area vietata: il vigile urbano che rileva la contravvenzione lascia subito un foglietto con la contestazione sul parabrezza.

Altre volte, la contestazione immediata non è possibile. Pensa al caso dell’eccesso di velocità rilevato da una pattuglia tramite autovelox: inseguire il trasgressore e fermarlo sarebbe pericoloso e potrebbe causare incidenti. In questi casi, la legge consente che il verbale venga notificato a casa al proprietario del veicolo.

In questa ipotesi, occorre controllare il tempo trascorso tra la violazione e la data della notifica: esso non deve superare i 90 giorni, altrimenti si può chiedere l’annullamento della multa.

Controllare il verbale

Una lettura attenta del verbale con il quale viene contestata l’infrazione può aiutare a scoprire dei vizi in esso contenuti, sui quali fondare una contestazione. Ecco quelli più frequenti:

  • se la contestazione non è stata immediata, occorre che ne siano specificate le ragioni. Non basta un’espressione generica, ma devono essere indicate le circostanze specifiche che hanno impedito alle forze di polizia di contestare subito l’infrazione al trasgressore;
  • qualora, come spesso avviene, venga contestato un eccesso di velocità rilevato tramite autovelox, occorre sapere che la presenza dell’apparecchio deve essere preventivamente segnalata agli automobilisti. La mancanza del segnale rende la multa impugnabile. Occorre, inoltre, che l’autovelox venga regolarmente sottoposto ad un controllo annuale, detto taratura. Nel verbale devono essere indicate le caratteristiche tecniche dello strumento e la data della taratura;
  • se la multa è stata elevata per sosta nelle strisce blu, senza che sia avvenuto il pagamento del relativo ticket, essa è valida soltanto se nelle vicinanze sono presenti anche parcheggi gratuiti, così che gli automobilisti siano in grado di scegliere;
  • nel verbale devono risultare la data, l’ora, il luogo dell’infrazione e l’indicazione precisa delle norme violate;
  • occhio anche ai dati del veicolo indicati sul verbale: se essi sono inesatti, la multa può essere annullata;
  • se si è in grado di dimostrare con certezza che alla data e all’ora dell’infrazione ci si trovava altrove (con il proprio veicolo) è possibile impugnare la contravvenzione.

In presenza di un vizio nel verbale vi sono diverse modalità per chiedere l’annullamento della multa. Vediamo quali sono.

Il ricorso in autotutela

Occorre sapere che, in presenza di una multa da annullare, è possibile proporre un ricorso in autotutela alla stessa autorità che ha contestato l’infrazione (quindi, secondo i casi, vigili urbani, polizia, carabinieri, guardia di finanza) [2]. A tale scopo è sufficiente una semplice raccomandata con avviso di ricevimento, alla quale allegare copia di un documento di identità. Si tratta della forma di contestazione più semplice ed economica; essa, tuttavia, è poco efficace. Infatti, è raro che l’organo di polizia che ha rilevato la violazione metta in discussione il proprio operato. Ciò può avvenire solo nei casi in cui l’errore è evidente e non richiede ulteriori accertamenti.

Un esempio può essere il caso della contravvenzione elevata ad un veicolo che non appartiene al destinatario del verbale. Un veloce controllo può dare conferma di una simile circostanza e per rendere più agevole la verifica è possibile allegare al ricorso una visura del Pra (Pubblico registro automobilistico), a dimostrazione del fatto che il mezzo è di proprietà di altri.

Il ricorso al Prefetto

Un altro modo per proporre ricorso è quello di rivolgersi al Prefetto chiedendo l’annullamento della multa entro 60 giorni dalla notifica del verbale [3].

Il ricorso può essere presentato direttamente in Prefettura o spedito a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, allegando eventuali documenti che si reputano utili. In alternativa, è possibile inviarlo alla stessa autorità che ha elevato la contravvenzione, che ha il compito di trasmetterlo al Prefetto.

Anche questa impugnazione va fatta soltanto se i vizi del verbale sono evidenti e non richiedono accertamenti complicati o la necessità di interpretare la legge. Infatti, il Prefetto tenderà, spesso, a convalidare l’operato degli organi di polizia, che sono suoi sottoposti.

Questa soluzione presenta comunque alcuni vantaggi, precisamente:

  • ha un costo minimo, dato dalla spedizione della raccomandata, o addirittura nullo se si presenta in Prefettura di persona;
  • il Prefetto deve comunicare la propria decisione entro un termine ben preciso a decorrere dalla presentazione del ricorso: 180 giorni se esso è stato presentato all’autorità che ha accertato l’infrazione, 210 giorni se è stato spedito o depositato direttamente in Prefettura. Trascorso questo termine senza che venga comunicato l’esito, il ricorso si intende accolto e la multa annullata.

In caso di rigetto da parte del Prefetto, è possibile giocarsi un’ultima carta: quella del ricorso al Giudice di pace.

Rivolgersi al Giudice di pace

L’ultima delle cinque cose da sapere per farti annullare una multa è la possibilità di proporre ricorso al Giudice di pace [4]. È possibile farlo in due casi:

  • contro il verbale di contravvenzione, per chiederne l’annullamento;
  • contro un eventuale provvedimento di rigetto di un ricorso da parte del Prefetto.

Il termine è di 30 giorni dalla notifica del verbale di contravvenzione o del provvedimento prefettizio.

Ricorrere al Giudice di pace è preferibile quando, per arrivare all’annullamento della multa, è necessario ricorrere ad accertamenti complessi, come l’audizione di testimoni o l’interpretazione di norme. Inoltre, il giudice è un organo autonomo rispetto all’autorità che ha accertato la violazione, pertanto è più facile che prenda in considerazione le ragioni dell’automobilista.

La procedura però non è gratuita: bisogna pagare i diritti di cancelleria, che variano secondo l’importo della multa contestata. Inoltre, anche se non è strettamente necessario rivolgersi a un avvocato, è consigliabile farlo se non si hanno competenze in materia giuridica, con la conseguenza che occorrerà anche tenere conto della parcella del professionista. Se invece si decide di procedere da soli occorre essere sempre presenti alle udienze, il che può comportare un dispendio di tempo e di denaro.

Insomma, il ricorso al Giudice di pace presenta indubbi vantaggi, ma è consigliabile farlo in presenza di multe dall’importo elevato. In caso contrario, il rischio è quello di pagare un importo superiore a quello dovuto per la contravvenzione, e, se si perde la causa, anche di vedersi condannati al pagamento delle spese in favore della controparte.



Di Adele Margherita Falcetta

note

[1] Art. 201 cod. strada.

[2] Art. 21-nonies L. n. 241/1990

[3] Artt. 203 e 204 cod. strada.

[4] Art. 311 e seguenti cod. proc. civ.


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