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Rappresentazione: la guida esplicativa

18 Giugno 2022 | Autore:
Rappresentazione: la guida esplicativa

Quando un soggetto non può o non vuole accettare un’eredità, subentrano i suoi discendenti.

Tuo fratello è morto lasciandoti in eredità la sua casa in montagna ma tu non hai intenzione di accettarla. Ora, cosa succede? In queste ipotesi, il Codice civile ha previsto un apposito istituto giuridico, denominato rappresentazione [1], il cui scopo è quello di consentire ai discendenti del figlio o del fratello del defunto, che non può o non vuole accettare l’eredità, di subentrare nella quota di eredità o di legato che spetterebbe all’ascendente (ovvero al figlio/fratello del defunto).

In parole più semplici, per effetto della rappresentazione il discendente (rappresentante) è chiamato a succedere in luogo dell’ascendente (rappresentato) che non voglia o non possa accettare. In tal modo, il nostro legislatore ha inteso tutelare la famiglia del rappresentato, evitando che i beni del defunto vadano persi qualora quest’ultimo non partecipi all’eredità.

Trattandosi di un istituto di non facile comprensione per i non addetti ai lavori, in questo articolo è contenuta una guida esplicativa della rappresentazione.

La rappresentazione opera sia in riferimento alla successione legittima – cioè a quella che si apre quando il defunto non ha lasciato testamento e l’eredità si devolve per legge al coniuge, ai figli e ai parenti fino al sesto grado – sia in relazione alla successione testamentaria – ovvero a quella regolata da testamento -, tranne se il testatore non ha indicato dei sostituti al chiamato impossibilitato ad accettare l’eredità o al rinunziante.

Cos’è la rappresentazione?

La rappresentazione è quell’istituto giuridico che prevede il subentro del rappresentante nel luogo e nel grado del rappresentato in relazione ad una successione ereditaria o all’acquisto di un legato [2], nel caso in cui il rappresentato non possa accettare l’eredità per:

  • commorienza [3]. Si pensi al caso di un figlio che muore contestualmente al padre, poiché entrambi rimangono coinvolti in un incidente stradale, per cui il primo non può accettare l’eredità del secondo;
  • premorienza. Vedi l’ipotesi di una figlia che muore prima della madre;
  • assenza [4];
  • indegnità [5];
  • prescrizione [6] o decadenza dal diritto di accettare l’eredità [7];
  • diseredazione.

La rappresentazione si applica anche nel caso in cui il rappresentato non voglia accettare l’eredità o il legato per rinuncia [8].

Quali sono i presupposti della rappresentazione?

Per l’applicazione della rappresentazione è necessaria la sussistenza di determinati requisiti ovvero:

  1. l’ascendente/rappresentato deve essere il figlio/figlia o il fratello/sorella del defunto;
  2. l’ascendente/rappresentato deve avere espressamente rinunciato ad acquisire i beni ereditari oppure non può accettarli per uno dei motivi già sopra elencati.

Rappresentante e rappresentato: chi sono?

Il rappresentante è il discendente legittimo e naturale del rappresentato, che ha rinunciato o che non può accettare l’eredità.

Quando si parla di figli che succedono ai propri genitori per rappresentazione è opportuno ricordare che a seguito della riforma in materia di filiazione [9] alla condizione di figlio legittimo è stata equiparata quella di figlio naturale. Ne consegue che il figlio naturale non deve più acquisire lo stato di figlio legittimo prima di poter ereditare dal genitore o subentrare allo stesso per rappresentazione, acquistando per il solo fatto della nascita lo stesso rapporto con tutti i parenti del padre/madre che ha un figlio legittimo. Tuttavia, il figlio naturale deve essere stato riconosciuto da parte del genitore ovvero deve essere stata pronunciata nei suoi confronti la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità [10].

In relazione ai discendenti adottivi si distingue tra adottati ordinari o maggiori d’età e adottati speciali o minori d’età. I primi vanno esclusi dalla categoria dei rappresentanti in quanto non sono espressamente contemplati dall’articolo 467 del Codice civile. I secondi, invece, possono succedere per rappresentazione in quanto la legge n. 184/1983 attribuisce ai medesimi lo stato di figli legittimi.

Il rappresentato è il soggetto chiamato all’eredità che non può o non vuole succedere al defunto, del quale deve essere, in linea retta, il figlio legittimo, naturale e adottivo, il discendente del figlio naturale o, in linea collaterale, il fratello o la sorella [11].

Il rappresentante e il rappresentato, al momento dell’apertura della successione, devono essere in possesso della capacità a succedere, ossia dell’idoneità, quale persona fisica, a divenire erede. Tale idoneità viene attribuita alla persona per il semplice fatto che è vivente, nel senso di nata o anche solo concepita, nel momento in cui si apre la successione ed è stata chiamata all’eredità.

Rappresentazione: quali sono gli effetti?

La rappresentazione opera all’infinito – cioè tra padre e figlio, tra figlio e nipote (figlio del figlio), sia in linea retta sia in linea collaterale. Inoltre, la chiamata all’eredità, cioè la divisione, avviene per stirpi, intendendo per tali l’insieme di persone che discendono tutte da uno stesso avo (denominato stipite), indipendentemente dall’uguaglianza o meno del grado dei rappresentanti o dal loro numero all’interno di ciascuna stirpe [12].

In sostanza, per l’operare dell’istituto non rileva che sia uguale o disuguale il grado (di parentela con il defunto) dei discendenti né il loro numero. Pertanto, non si segue la regola che il grado più prossimo esclude quello più lontano. Relativamente, poi, al concetto di divisione per stirpi facciamo un esempio per capire meglio.

Giovanni muore lasciando come successori le due figlie, Martina e Veronica, le quali a loro volta hanno due figli ciascuna. Se Martina e Veronica rinunciano all’eredità di Giovanni, la stessa verrà devoluta per rappresentazione a favore dei quattro nipoti. Se anche uno dei figli di Martina rinuncia all’eredità, la sua quota si accresce solo a favore della sorella, cioè di Veronica, e non anche a favore dei due figli di Veronica come, invece, avverrebbe se i quattro nipoti succedessero per capi e non per stirpi.

Inoltre, la rappresentazione ha luogo anche nel caso di unicità di stirpe, ovvero quando il rappresentato ha un solo figlio ed eventualmente nipoti tramite questi.

Il rappresentante che succede per rappresentazione ha l’obbligo di conferire a titolo di collazione ciò che è stato donato al suo ascendente, anche nel caso in cui decidesse di rinunciare all’eredità [13].

Poiché il rappresentante viene a trovarsi nella stessa posizione del rappresentato, non pare giustificabile che egli riceva in concreto più di quanto avrebbe ricevuto il suo ascendente in concorso con le medesime persone; così anche il figlio del defunto che venga a concorrere con i figli del fratello succedutigli per rappresentazione, sarà tenuto alla collazione nei confronti dei propri nipoti, per evitare che si avvantaggi del fatto di concorrere con essi anziché con il proprio fratello.

L’obbligo di collazione del discendente che succede per rappresentazione in ordine ai beni a lui direttamente donati dal defunto sussiste nei confronti dei propri fratelli o sorelle [14].

La dottrina esclude che tale obbligo sussista tra cugini che succedono per rappresentazione, per evitare che questi ricevano un trattamento deteriore rispetto a quello che sarebbe loro spettato qualora avessero concorso con lo zio.


note

[1] Art. 467 cod. civ.

[2] Il legato è una disposizione contenuta in un testamento mediante la quale il testatore (colui che fa testamento) attribuisce a una persona (legatario), non necessariamente erede, un determinato bene o un determinato diritto avente carattere patrimoniale. Ad esempio, Simona fa testamento, lasciando alla sua migliore amica, una collezione di abiti firmati (legato).

[3] Art. 4 cod. civ.

[4] Art. 48 cod. civ. L’assenza viene dichiarata da un tribunale nell’ipotesi di una persona che non è più comparsa nel luogo del suo ultimo domicilio o dell’ultima residenza e di cui non si hanno più notizie, se sono trascorsi almeno due anni dall’ultima notizia. La dichiarazione di assenza deve essere pronunciata prima dell’apertura della successione.

[5] Art. 463 cod. civ. L’indegnità è una sanzione civilistica per cui il rappresentato non può succedere in quanto si è reso colpevole di condotte gravi tassativamente elencate dalla legge. Ad esempio si pensi alla figlia che ha tentato di uccidere la madre o che ha alterato il testamento del padre.

[6] A norma dell’art. 480 del Cod. civ. il diritto di accettare l’eredità si prescrive in 10 anni. Il termine decorre dal giorno dell’apertura della successione.

[7] A norma dell’art. 481 del Cod. civ. chiunque vi ha interesse può chiedere all’autorità giudiziaria di fissare un termine entro il quale il chiamato deve dichiarare di accettare o di rinunciare all’eredità. Se tale termine decorre inutilmente, il chiamato perde il diritto di accettare.

[8] Art. 519 cod. civ.

[9] L. n. 219/2012.

[10] Art. 250 cod. civ.

[11] Art. 468 cod. civ.

[12] Art. 469 cod. civ.

[13] Art. 740 cod. civ.

[14] Art. 737 cod. civ.


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