Diritto e Fisco | Articoli

Estradizione e mandato di arresto europeo

17 Giugno 2022 | Autore: Federico Barbato
Estradizione e mandato di arresto europeo

Funzioni, analogie e differenze dei due più importanti strumenti di cooperazione giudiziaria tra Stati.

Ti sarà sicuramente capitato di sentire al telegiornale vicende legate all’estradizione in Italia di criminali rifugiatisi in Paesi dell’America Latina o, comunque, extra-europei. Ascoltando notizie relative al mandato di arresto europeo emesso nei confronti di taluni soggetti, ti sarai quindi chiesto quali sono le funzioni e le differenze tra i due istituti.

In entrambi i casi, si tratta di strumenti di cooperazione tra Stati nel settore giudiziario e penale che, pur perseguendo finalità simili, presentano delle differenze.

Insomma, che disciplina si applica a estradizione e mandato di arresto europeo? Quali sono le analogie tra i due strumenti di cooperazione? Quali le differenze? In questo articolo forniremo delle risposte a tali quesiti, chiarendo il diverso funzionamento dei due istituti.

Estradizione: cos’è?

L’estradizione è l’istituto di cooperazione attraverso il quale uno Stato consegna una persona presente sul suo territorio a un altro Stato che ne abbia fatto richiesta, al fine di dare esecuzione a una pena detentiva o a un processo. Si parla di esecuzione esecutiva nel primo caso e di esecuzione processuale nel secondo.

Attraverso tale istituto lo Stato richiedente potrà iniziare un giudizio nei confronti dell’individuo estradato oppure dare esecuzione ad una sentenza di condanna o ad un provvedimento restrittivo della libertà personale emesso nei confronti della stessa.

Si pensi a come l’Italia abbia chiesto ed ottenuto, non subito e non senza difficoltà, l’estradizione di Cesare Battisti dal Brasile per dare esecuzione alla condanna all’ergastolo che gli era stata inflitta negli anni Ottanta dai giudici italiani.

La legge italiana [1] dispone che non si possa procedere all’estradizione se il fatto che forma oggetto della domanda di estradizione non è previsto come reato sia dalla legge italiana che da quella straniera. Si parla a tal proposito di principio della “doppia punibilità”.

Quando la richiesta di consegna viene rivolta al nostro Paese (estradizione passiva), l’ordinamento prevede delle ipotesi in cui non è possibile dar seguito alla richiesta. In particolare, non può essere concessa l’estradizione dello straniero per reati politici [2]; mentre, l’estradizione del cittadino può avvenire solo ove espressamente prevista da accordi internazionali tra il Paese richiedente e l’Italia [3].

Inoltre, non può darsi seguito ad una richiesta di estradizione quando nello Stato richiedente la persona potrebbe essere sottoposta ad atti persecutori o trattamenti disumani [4], nonché quando nello Stato richiedente è prevista la pena di morte per il reato per cui l’estradizione è chiesta [5] o la persona per cui è richiesta l’estradizione sia, in realtà, già stata giudicata in Italia per lo stesso fatto [6].

Quanto al procedimento da seguire, la domanda di estradizione viene inviata al ministro della Giustizia, il quale può decidere – con valutazione politica – se respingere o trasmettere la domanda alla Corte d’Appello competente. La Corte pronuncia sentenza favorevole all’estradizione quando sussistono gravi indizi di colpevolezza; una sentenza irrevocabile di condanna; non è in corso un procedimento penale in Italia per gli stessi fatti e non vi è il pericolo che la persona sarà sottoposta a trattamenti crudeli e disumani nel Paese richiedente.

Ma attenzione, non è sufficiente la pronuncia della Corte per potersi procedere ad estradizione. Infatti, successivamente a tale verdetto spetta nuovamente al ministro della Giustizia decidere, sulla base di una valutazione discrezionale, se acconsentire o meno alla richiesta.

Similmente, il ministro della Giustizia svolge un ruolo propulsivo e decisivo anche quando è il nostro Paese a dover richiedere l’estradizione di un individuo in Italia (estradizione attiva).

Mandato di arresto europeo: come funziona?

Il mandato di arresto europeo è uno strumento di cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri dell’Unione Europea. Si tratta di un provvedimento giudiziario emesso da uno Stato membro per favorire l’arresto e la consegna da parte di un altro Stato membro di un soggetto ricercato, onde permettere l’esercizio di azioni giudiziarie, l’esecuzione di pene o di misure di sicurezza nei suoi confronti.

Anche per il mandato di arresto europeo vale il principio della doppia punibilità, tuttavia la legge [7] prevede una serie di reati per i quali la consegna è obbligatoria indipendentemente dalla doppia incriminazione. Simili sono anche i presupposti per la richiesta ed i possibili motivi di rifiuto.

A differenza di quanto avviene per l’estradizione, la richiesta dello Stato membro è rivolta direttamente alla Corte d’appello competente. Viene quindi meno il filtro “politico” del ministro della Giustizia. Il soggetto nei confronti del quale è richiesto il provvedimento sarà sentito dal Presidente della Corte d’Appello nel cui distretto risiede e avrà diritto ad un’udienza – ricorribile in Cassazione – nella quale esporre le sue ragioni.

Laddove sia disposta la consegna del soggetto, il ministro della Giustizia svolgerà esclusivamente attività di carattere funzionale all’esecuzione del provvedimento, senza possibilità di interrompere la procedura. Il Ministro non avrà cioè il potere di decidere se negare o meno il mandato, poiché la decisione sarà esclusivamente “giuridica”.

Estradizione e mandato di arresto europeo: differenze 

La principale differenza tra i due strumenti di cooperazione è quindi ravvisabile nella loro natura. Mentre, infatti, l’estradizione presenta una natura evidentemente “politica”, considerato il peso che ha il ministro della Giustizia nella decisione, il mandato di arresto europeo è una vera e propria decisione giudiziaria emessa da uno Stato membro dell’Unione Europea che mira a ridurre i tempi di estradizione ed il peso del potere politico nella procedura.

Il mandato di arresto europeo rappresenta, pertanto, una sorta di estradizione “semplificata” che elimina il filtro politico e si basa sull’assunto che ogni cittadino europeo risponde delle sue azioni innanzi a tutti i giudici dell’Unione.



Di Federico Barbato

note

[1] Art. 13 co. 2 cod. pen.

[2] Art. 10 co. 4 Cost.

[3] Art. 26 co. 1 Cost.

[4] Art. 698 cod. proc. pen.

[5] Corte Cost. n. 223 del 27.06.1996.

[6] Art. 705 cod. proc. pen.

[7] Art. 8 L. n. 69 del 2005.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube