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Chi sono i figli “senza stato”?

17 Giugno 2022 | Autore: Adele Margherita Falcetta
Chi sono i figli “senza stato”?

I casi in cui un figlio non può essere riconosciuto dai genitori, quali diritti spettano a chi si trova in tale condizione e quali invece gli sono negati.

Non sempre generare un figlio è la conseguenza di un progetto condiviso con un’altra persona. Vi sono storie, vissute al di fuori di un vincolo nuziale, in cui una gravidanza costituisce una sgradita sorpresa. Spesso, il figlio viene riconosciuto come tale da uno o da entrambi i genitori e questo gli attribuisce diversi diritti nei loro confronti. In alcune ipotesi, tuttavia, la legge non consente il riconoscimento. In questa particolare situazione, il figlio (che viene detto «senza stato»), pur avendo un legame biologico con chi lo ha generato, non vede ufficializzata la sua condizione. In questo articolo ti dirò chi sono i figli “senza stato” e in quali casi la legge prevede che essi non possano essere riconosciuti dai loro genitori. Vedremo inoltre quali sono i diritti che la legge attribuisce loro; constateremo come tali diritti siano limitati rispetto a quelli di chi nasce all’interno di una regolare famiglia o, quanto meno, vede riconosciuta ufficialmente la propria condizione di figlio.

Lo stato (o status) di una persona è una sua condizione riconosciuta dalla legge. Vi è, ad esempio, lo stato di genitore, figlio, coniuge e così via. Si tratta di posizioni all’interno di un determinato contesto (la società, un gruppo, la famiglia) alle quali corrispondono diritti e doveri. Vi sono, tuttavia, i figli senza stato. Vediamo chi sono.

Cosa occorre per avere lo stato di figlio?

Perché il figlio di due persone sia considerato tale davanti alla legge occorre che ricorra una delle seguenti situazioni:

  • nascita da una coppia regolarmente unita in matrimonio;
  • nascita da due persone non unite in matrimonio e successivo riconoscimento da parte di uno o entrambi i genitori.

Nel primo caso si parla di figli legittimi, nel secondo di figli naturali riconosciuti. Esaminiamo brevemente le due situazioni: conoscerle ci aiuterà a capire meglio chi sono i figli senza stato.

Cosa occorre perché un figlio sia considerato legittimo?

I figli legittimi [1] sono quelli concepiti da una coppia sposata. Perché un figlio possa essere considerato legittimo devono ricorrere le seguenti condizioni:

  • i genitori devono essere validamente sposati;
  • il concepimento deve essere avvenuto durante il matrimonio. Ciò si presume quando sono trascorsi almeno 180 giorni (corrispondenti a 6 mesi) dalla sua celebrazione e non più di 300 giorni (pari a 10 mesi) dalla sua eventuale cessazione. La presunzione, stabilita dal Codice civile, si basa sul dato della durata minima e massima di una gravidanza;
  • il concepimento deve essere opera del marito. Tale circostanza nelle coppie sposate si presume, salva la possibilità per marito, moglie e figlio di promuovere un’azione di disconoscimento della paternità davanti al giudice.

Cosa succede se il bambino nasce una volta trascorso un periodo inferiore ai 6 mesi dal matrimonio dei genitori? Anche se non vi è certezza che il concepimento sia avvenuto ad opera del marito della madre, il piccolo è considerato legittimo. Tuttavia, vi è sempre la possibilità di disconoscere la paternità in seguito.

Come si considera il figlio nato fuori dal matrimonio?

Il figlio nato fuori dal matrimonio è detto naturale. Uno o entrambi i genitori possono riconoscerlo e così rendere ufficiale davanti alla legge il loro legame biologico con lui.

Il riconoscimento [2] è una dichiarazione che avviene davanti all’ufficiale di stato civile del Comune o a un notaio. Come conseguenza, il figlio naturale ha diritto di essere mantenuto, istruito ed educato dal genitore che lo ha riconosciuto; inoltre, acquisisce un legame di parentela con i parenti di quest’ultimo, che potrà quindi chiamare a pieno titolo nonni, zii, cugini.

Il figlio riconosciuto ha inoltre gli stessi diritti ereditari del figlio legittimo, non soltanto nei riguardi del genitore che ha effettuato il riconoscimento, ma anche dei parenti.

Un figlio può ottenere il riconoscimento?

Se un genitore non riconosce spontaneamente il figlio, quest’ultimo può rivolgersi al giudice per ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità [3].

L’azione può essere promossa dal figlio che chiede il riconoscimento, se maggiorenne; se ancora egli non ha raggiunto la maggiore età sarà il tutore ad agire in sua vece, dopo aver chiesto l’autorizzazione del giudice. Quest’ultimo valuterà se si tratta di un’iniziativa che risponde agli interessi del bambino o del ragazzo.

Per dimostrare la paternità o la maternità è ammessa qualsiasi prova; quella più utilizzata consiste nell’esame e nel confronto del Dna degli interessati.

Quando non è consentito il riconoscimento?

Quando un figlio nasce da un rapporto incestuoso, vale a dire tra parenti o affini stretti (genitore e figlio, fratello e sorella, suocero e nuora, più raramente suocera e genero), il riconoscimento diventa una questione delicata.

In passato, esso era assolutamente vietato. Il divieto veniva giustificato col fatto che la nascita da un rapporto incestuoso poteva essere, per l’interessato, causa di problemi psicologici e di disagio sociale. In fondo, però, la vera ragione consisteva in una sorta di “punizione” per la coppia che aveva avuto rapporti moralmente inaccettabili.

A seguito di una riforma avvenuta tra il 2012 e il 2013 [4], il riconoscimento è ammesso [5], così come l’azione giudiziale di dichiarazione della paternità o della maternità. In entrambi i casi, tuttavia, occorre l’autorizzazione del giudice, che deve valutare che ciò corrisponda agli interessi del figlio.

Cosa succede se il giudice nega l’autorizzazione? Il riconoscimento non può avvenire; il figlio pertanto rimane senza stato.

Quali sono i diritti dei figli senza stato?

Abbiamo visto chi sono i figli senza stato. Ma è possibile che non abbiano nessun diritto nei confronti di chi li ha messi al mondo? Ciò sarebbe contrario a un elementare senso di giustizia.

Pertanto, la legge attribuisce alcuni diritti al figlio non riconoscibile:

  • il diritto al mantenimento, all’istruzione e all’educazione, al pari dei figli legittimi e di quelli riconosciuti [6]. Se maggiorenne e in stato di bisogno, i genitori dovranno corrispondergli gli alimenti, che consistono nell’indispensabile per vivere;
  • in caso di morte di uno dei genitori, egli non partecipa alla sua successione. Gli spetta tuttavia, finché vivrà, un assegno pari alla rendita della quota di eredità cui avrebbe avuto diritto se fosse stato riconosciuto. Tale assegno deve essergli corrisposto periodicamente dagli eredi. In alternativa, egli può chiedere di essere pagato in unica soluzione, capitalizzando l’assegno dovutogli [7]. Si tratta di un’operazione che consente di stabilire la somma complessiva cui avrebbe diritto; se sceglie questa opzione, egli può decidere se ricevere l’importo in denaro o in beni ereditari.

Come si può notare, si tratta di diritti comunque ridotti rispetto a quelli spettanti ai figli legittimi o riconosciuti; ciò anche perché se i genitori o i loro eredi non gli danno spontaneamente ciò che gli spetta, il figlio senza stato dovrà rivolgersi al giudice per ottenere quanto la legge gli garantisce.


Di Adele Margherita Falcetta

note

[1] Art. 231 e seguenti cod. civ.

[2] Art. 250 cod. civ.

[3] Art. 269 cod. civ.

[4] D. Lgs. n. 154/2013

[5] Art. 251 cod. civ.

[6] Art. 279 cod. civ.

[7] Art. 580 cod. civ.


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