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Scuola: è lecito sospendere un alunno se non è vaccinato

28 Gennaio 2022
Scuola: è lecito sospendere un alunno se non è vaccinato

Vaccini: la Cassazione ha respinto un ricorso relativo all’obbligo vaccinale in ambito scolastico.

È legittimo sospendere da una scuola un alunno che non ha fatto la vaccinazione obbligatoria. A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1]. 

In merito, sarà bene spiegare di cosa si tratta. Secondo la Corte, è penalmente rilevante il mancato rispetto del provvedimento dell’autorità scolastica di sospendere dalle lezioni i minori in assenza della documentazione. Commettono un reato i genitori che portano i figli a scuola malgrado non abbiano fatto i vaccini obbligatori. Ad essere penalmente rilevante, non è il non aver vaccinato i minori ma il mancato rispetto del provvedimento che impone, in assenza di certificazione, la sospensione dalla frequenza scolastica.

Quali sono i vaccini obbligatori?

La legge italiana [1] prevede alcune vaccinazioni obbligatorie per i più piccoli; chi si sottrae a tale obbligo non solo va incontro a una sanzione economica ma non potrà nemmeno iscrivere i propri figli a scuola. È appena il caso di ricordare che l’obbligo riguarda anche i richiami vaccinali.

I vaccini obbligatori sono dieci; ce ne sono poi altri quattro che, pur non essendo obbligatori, sono comunque gratuiti.

Le vaccinazioni obbligatorie sono quelle contro le seguenti malattie:

  • poliomielite;
  • tetano;
  • difterite;
  • epatite B;
  • Haemophilus influenzae B;
  • pertosse;
  • morbillo;
  • parotite;
  • rosolia;
  • varicella.

Sei di questi vaccini obbligatori sono somministrati in formulazione esavalente (poliomielite, tetano, difterite, epatite B, Haemophilus influenzae B e pertosse): significa che in un’unica vaccinazione è ricompresa la copertura per sei malattie differenti.

Cosa succede se non si è vaccinati?

Per i genitori che non vaccinano i figli è prevista una sanzione economica che va da cento a cinquecento euro. Inoltre, i bambini non vaccinati non potranno frequentare i nidi e la scuola dell’infanzia, sia pubblici sia privati, non solo per l’anno di accertamento dell’inadempimento, ma anche per quelli successivi, salvo che il genitore non provveda a mettersi in regola con l’obbligo vaccinale. Il divieto, pertanto, colpisce solo i bambini fino a sei anni.

Non vale la stessa regola per la scuola dell’obbligo: la presentazione della documentazione inerente alle vaccinazioni compiute non costituisce requisito di accesso alla scuola (scuola primaria, scuola secondaria di primo grado, scuola secondaria di secondo grado, centri di formazione professionale regionale) o agli esami.

Il ministero della Salute ha precisato che ai genitori inadempienti può essere comminata una sola sanzione, a prescindere dal numero di vaccinazioni omesse di cui si tiene conto solo ai fini di una maggiorazione della sanzione.

Il diritto alla salute consente la vaccinazione obbligatoria

Con la sentenza 1990 n. 307, la Corte Costituzionale ha stabilito che «la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione:

  • se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale;
  • se vi sia «la previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili»;
  • se, nell’ipotesi di danno ulteriore alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio – ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica – sia prevista comunque la corresponsione di una “equa indennità” in favore del danneggiato. 

La stessa linea è stata seguita ancor più di recente con la sentenza n. 5 del 2018, relativa alla legittimità costituzionale del D.L. n. 73 del 2017, convertito dalla L. n. 119 del 2017, in materia di vaccinazioni obbligatorie per i minori fino a 16 anni di età in seguito al quesito sottoposto alla Corte dalla Regione Veneto. Anche in tale occasione, la Consulta ha sottolineato che la scelta di imporre come obbligatori determinati trattamenti vaccinali non è una scelta illegittima o irragionevole, poiché volta a tutelare la salute individuale e collettiva e fondata sul dovere di solidarietà nel prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie.

Per la Corte, i principi costituzionali subordinano la legittimità dell’obbligo vaccinale all’imprescindibilità di un «corretto bilanciamento tra la tutela della salute del singolo e la concorrente tutela della salute collettiva, entrambe costituzionalmente garantite».

La sospensione da scuola per il bambino che non è vaccinato

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Pesaro, avverso la sentenza del 2020 del GIP di Pesaro, avente ad oggetto la violazione dell’art. 650 cod. pen., ossia l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità.

Nello specifico, il gip marchigiano aveva prosciolto gli imputati, accusati di non aver osservato un provvedimento di sospensione dalla frequenza scolastica, emesso nei confronti della figlia minore dal dirigente competente, per inadempimento di uno degli obblighi vaccinali.

Il gip sottolineava come l’inosservanza dell’obbligo vaccinale costituisse un illecito amministrativo e non penale.

Il Procuratore della Repubblica ha presentato ricorso per Cassazione, deducendo un unico motivo relativo alla violazione di legge che stabilisce, come requisito di accesso ai servizi educativi per l’infanzia, la presentazione della documentazione attestante l’assolvimento degli obblighi vaccinali.

Il ricorso è stato accolto. Infatti, la richiesta di decreto penale di condanna non è costituita dall’inadempimento degli obblighi di vaccinazione della figlia minore, sotto il profilo della mancata sottoposizione della stessa alla somministrazione dei vaccini previsti come obbligatori dalla legge, ma, dall’inosservanza del provvedimento di sospensione dalla frequenza scolastica, emanato a seguito della mancata presentazione della documentazione attestante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie.

Pertanto, è solo riguardo alle ragioni del provvedimento dirigenziale (volto alla tutela della salute), che il gip avrebbe dovuto verificare l’inottemperanza al relativo contenuto, idoneo, infatti, ad integrare il reato ascritto agli imputati.

In conclusione, il ricorso viene dichiarato inammissibile.


note

[1] Cass. pen., sez. I, ud. 12 gennaio 2022 (dep. 26 gennaio 2022), n. 2885

Autore immagine: depositphotos.com

Cass. pen., sez. I, ud. 12 gennaio 2022 (dep. 26 gennaio 2022), n. 2885

Presidente e Relatore Sandrini

Ritenuto in fatto

1. A seguito di richiesta di emissione di decreto penale di condanna formulata dal pubblico ministero, il GIP del Tribunale di Pesaro ha pronunciato ai sensi dell’art. 129 c.p.p., la sentenza indicata in epigrafe, con cui ha prosciolto, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, gli imputati M.P. e P.F. dalla violazione di cui all’art. 650 c.p., agli stessi contestata in concorso, in qualità di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sulla figlia minore, e consistita nell’inosservanza del provvedimento di sospensione dalla frequenza scolastica emesso nei confronti della minore dal dirigente competente, al fine di assicurare la tutela della salute pubblica e il mantenimento delle condizioni di sicurezza epidemiologica, mediante la condotta realizzata dall’ottobre 2018 al giugno 2019 continuando ad accompagnare a scuola la figlia. Il GIP rilevava che l’inosservanza dell’obbligo vaccinale previsto dalle L. n. 119 del 2017 e L. n. 108 del 2018 con riguardo a taluni vaccini costituisce illecito amministrativo, e non illecito penale, mentre solo in caso di urgenza e in occasione di epidemie in atto il D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 117, legittima l’emissione di provvedimenti contingibili e urgenti di esecuzione coattiva dell’obbligo vaccinale; richiamava il principio, immanente nell’ordinamento costituzionale, dell’autodeterminazione in materia di salute, rilevando che il dirigente scolastico è tenuto, in caso di inottemperanza dei genitori all’obbligo di presentare la documentazione attestante l’assolvimento dei doveri vaccinali nei confronti dei figli, ad effettuare una segnalazione all’azienda sanitaria competente finalizzata all’instaurazione di un procedimento suscettibile di concludersi con l’irrogazione di una sanzione amministrativa e l’attivazione dei controlli sul corretto esercizio della potestà genitoriale; riteneva che la sospensione della frequenza scolastica si atteggiava invece a mero atto amministrativo non trovante la propria fonte in una norma di legge, in assenza di epidemia o contagio in corso, con conseguente irrilevanza penale della condotta ascritta agli imputati.

2. Ricorre per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro, deducendo con unico motivo violazione di legge, in relazione al D.L. n. 73 del 2017, art. 3, comma 3, convertito nella L. n. 119 del 2017, che stabilisce come requisito di accesso ai servizi educativi per l’infanzia e le scuole di infanzia la presentazione della documentazione attestante l’assolvimento degli obblighi vaccinali; rileva che proprio in forza di tale norma primaria le circolari ministeriali attuative hanno previsto la comunicazione con provvedimento formale, adeguatamente motivato, del diniego di accesso ai genitori inottemperanti alla presentazione della ridetta documentazione; che il provvedimento di sospensione dalla frequenza scolastica conseguentemente emanato dal dirigente scolastico costituisce presidio dell’interesse collettivo al bene della salute pubblica, tutelato mediante l’obbligo vaccinale al fine di prevenire il rischio di epidemie e contagi, in particolare con riguardo agli alunni della classe frequentata; che la natura di atto amministrativo del provvedimento del dirigente scolastico di diniego di accesso non esclude la punibilità ex art. 650 c.p., della relativa violazione, in quanto la condotta incriminata non è quella rappresentata dall’omessa vaccinazione del minore (sanzionata solo in via amministrativa), ma quella costituita dall’inosservanza dell’ordine legalmente dato di non accompagnare e introdurre il soggetto non vaccinato nell’istituto scolastico.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato, nei termini e per le ragioni che seguono.

2. Come risulta chiaramente dalla lettura dell’imputazione in relazione alla quale il pubblico ministero aveva formulato al GIP la richiesta di decreto penale di condanna, la condotta inottemperante a un provvedimento legalmente dato per ragioni di salute dalla pubblica autorità (nella persona del dirigente scolastico competente), contestata agli imputati come idonea a integrare il reato di cui all’art. 650 c.p., non è costituita dall’inadempimento degli obblighi di vaccinazione della figlia minore, sotto il profilo della mancata sottoposizione della stessa alla somministrazione dei vaccini previsti come obbligatori dalla legge, ma bensì – testualmente – dall’inosservanza del “provvedimento di sospensione dalla frequenza scolastica” emanato a seguito della mancata presentazione della documentazione attestante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie, che il D.L. n. 73 del 2017, art. 3 comma 3, convertito nella L. n. 119 del 2017, prescrive come requisito di accesso ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie: inosservanza che si è sostanziata, secondo l’accusa, nell’aver continuato ad accompagnare la figlia minore presso l’istituto scolastico, dal mese di ottobre del 2018 al mese di giugno del 2019, facendole frequentare le lezioni, nonostante il diniego di accesso in vigore.

Del tutto inconferenti alla fattispecie si rivelano perciò i richiami operati dalla sentenza impugnata, al fine di motivare il proscioglimento degli imputati, al principio di autodeterminazione in materia di salute accolto nell’ordinamento, alla inesistenza nell’ordinamento di un obbligo vaccinale penalmente sanzionato (contemplando la legislazione vigente soltanto l’irrogazione di sanzioni amministrative in caso di mancata sottoposizione alle vaccinazioni obbligatorie), all’assenza di una situazione di epidemia in atto (con riguardo alle patologie coperte da obbligo vaccinale) tale da legittimare l’adozione di un ordine urgente di esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie: la condotta ascritta agli imputati non riguarda infatti il mancato assolvimento degli obblighi vaccinali nei riguardi della figlia minore, che troverebbe un discrimine nei principi, nelle norme e nelle considerazioni appena esposte, ma l’inosservanza di un dovere comportamentale completamente diverso – quello di non accompagnare e introdurre a scuola la figlia minore – discendente da un provvedimento amministrativo statuente un diniego di accesso in assenza di presentazione della documentazione vaccinale prescritta dalla legge.

È, dunque, con esclusivo riguardo alla natura, ai contenuti e alle ragioni di questo provvedimento dirigenziale di diniego di accesso che il GIP doveva verificare l’esistenza dei requisiti di legalità di emissione e la sussistenza dell’inottemperanza al relativo contenuto precettivo, idonee a integrare il reato di cui all’art. 650 c.p..

Sul punto, la sentenza impugnata è effettivamente incorsa nella violazione di legge denunciata dal ricorrente.

Non appare, invero, controvertibile che il provvedimento adottato dal dirigente scolastico trovi la sua fonte legale nella norma primaria di cui al disposto del citato D.L. n. 73 del 2017, art. 3, commi 1 e 3, convertito nella L. n. 119 del 2017, in quanto la previsione del dovere gravante (“sono tenuti”) sui dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione e sui responsabili dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole private non paritarie di richiedere, all’atto dell’iscrizione del minore, ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale, la presentazione di idonea documentazione comprovante l’esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie indicate dalla legge (ovvero le ragioni di esonero, omissione o differimento delle stesse, nei casi previsti), come requisito di accesso all’istituto scolastico, postula e legittima il conseguente esercizio del potere di escludere, con provvedimento motivato, l’ammissione del minore i cui genitori non abbiano adempiuto alla prescrizione di documentare il possesso del requisito a cui la legge subordina la frequentazione scolastica, così come precisato dalla normazione secondaria di cui alle circolari ministeriali richiamate nel ricorso del pubblico ministero, aventi natura essenzialmente esplicativa di comportamenti doverosi già ricavabili dalle citate norme di legge.

Parimenti indiscutibili appaiono la legittimità del contenuto del provvedimento, corrispondente a un diniego di accesso logicamente consequenziale alle evidenziate previsioni di legge e alle finalità con esse perseguite, nonché le ragioni di tutela della salute e dell’igiene pubblica che ne hanno giustificato l’emissione, in quanto oggettivamente funzionale agli scopi di prevenzione del rischio epidemiologico che connota tutta la disciplina vaccinale, con particolare riguardo alle comunità scolastiche.

La verificata corrispondenza del provvedimento del dirigente scolastico allo schema legale dell’art. 650 c.p., determina l’annullamento, sul punto, della sentenza impugnata, con rinvio per un nuovo esame della richiesta di emissione di decreto penale al GIP del Tribunale di Pesaro, in diversa persona fisica, sul quale residua il compito di accertare, sulla scorta degli atti trasmessi dal pubblico ministero, la sussistenza delle condotte inosservanti ascritte agli imputati, riguardanti – si ribadisce – non già la sottoposizione della figlia minore alle vaccinazioni obbligatorie, ma l’accompagnamento a scuola e la frequentazione delle lezioni in violazione del diniego di accesso.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Pesaro, ufficio del giudice per le indagini preliminari, in persona fisica diversa da quella del giudice che ha emesso la sentenza annullata.


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