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Scuola-lavoro: apprendistato a settembre, primi studenti in azienda

14 Agosto 2014
Scuola-lavoro: apprendistato a settembre, primi studenti in azienda

Inserimento professionale degli studenti: da aggiornare il piano dell’offerta formativa.

A settembre arriveranno i primi studenti-apprendisti. La novità, assoluta in Italia, potrà riguardare i ragazzi, anche minorenni, degli ultimi due anni delle scuole superiori (principalmente istituti tecnici e professionali). L’azienda interessata a far fare un’esperienza di lavoro ai giovani dovrà firmare un accordo con i ministeri dell’Istruzione e del Lavoro e, successivamente, una convenzione con l’istituto scolastico interessato.

Toccherà alla scuola informare famiglie e studenti della nuova opportunità. Si dovrà anche aggiornare il Pof (piano dell’offerta formativa), per non lasciare zone d’ombra sui passaggi che apriranno le porte di un’impresa all’alunno (ma la possibilità può interessare anche un’intera classe).

Ogni studente-apprendista dovrà essere accompagnato da un “piano formativo personalizzato”, che indica il percorso di studio e di lavoro, e da un sistema tutoriale che vede congiuntamente impegnati il tutor aziendale, designato dall’impresa, e il tutor scolastico, individuato tra gli insegnanti del consiglio di classe in possesso di competenze adeguate. Per agevolare il loro compito, sono previste specifiche attività formative, anche congiunte, a carico dell’impresa.

Notevoli gli spazi di flessibilità a disposizione delle scuole: per l’interazione tra apprendimento in aula ed esperienza “on the job” potranno utilizzare fino al 35% dell’orario annuale delle lezioni.

Per rendere un’idea: per gli istituti tecnici e professionali si tratta di un massimo di 369 ore su 1.056, ovvero di margini di autonomia nettamente superiori rispetto a quelli di cui le scuole dispongono solitamente per organizzare la propria offerta formativa “libera”. La prima grande azienda che partirà con questa sperimentazione, prevista dal decreto Carrozza e portata avanti dal sottosegretario, Gabriele Toccafondi, è Enel: ha previsto di assumere circa 15o studenti-apprendisti provenienti da istituti tecnici sparsi in tutt’Italia.

Ma le novità sul fronte scuola-lavoro non finiscono qui. Per l’autunno è prevista l’emanazione del Dpr che fissa i “diritti e doveri” degli studenti impegnati nei percorsi di alternanza scuola-lavoro [1]. Qui non si firmerà alcun contratto di lavoro. Ma si consentirà ai ragazzi, a partire dai 15 anni, e anche dei licei, di fare un’esperienza in azienda di almeno 15 giorni. Gli alunni hanno diritto a essere seguiti da un tutor aziendale (che può essere lo stesso imprenditore) e a essere ospitati in ambienti di apprendimento in regola con le norme sulla sicurezza. All’opposto, tra i doveri che i ragazzi dovranno rispettare, c’è quello della massima cura delle attrezzature messe loro a disposizione. Il Miur punta molto su un decollo vero dell’alternanza (sul modello duale tedesco).

Tra le altre misure ancora allo studio c’è anche una modifica alla terza prova dell’esame di Stato (il cosiddetto “quizzone”), per valorizzare l’esperienza trascorsa in azienda.

La scuola è tenuta a informarmi del percorso di “studio e lavoro” in apprendistato che interessa mio figlio?

Sì. È compito dell’istituto scolastico, che ha sottoscritto la convenzione con l’impresa, informare dettagliatamente famiglie e studenti della possibilità di svolgere periodi di formazione in azienda con un contratto di apprendistato. Non solo. La scuola dovrà anche aggiornare il Pof, il piano dell’offerta formativa, per non lasciare zone d’ombra sui passaggi che apriranno le porte di un’impresa all’alunno (o anche a una intera classe). Per ogni studente, poi, dovrà essere redatto un «piano formativo personalizzato» che indica il piano di studio e di lavoro. I percorsi in apprendistato per gli alunni di quarta e quinta superiore dovranno avere una struttura flessibile. Una parte della formazione si continuerà a svolgere in aula, da affiancare ad ampi periodi di apprendimento sul posto di lavoro. Il ragazzo sarà seguito da due tutor, uno aziendale, scelto dall’impresa, e l’altro scolastico, individuato tra gli insegnanti del consiglio di classe in possesso delle competenze adeguate. Il periodo «on the job» sarà riconosciuto come credito per la maturità.


note

[1] Disciplinati dal Dlgs 77/2005.


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