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Telegramma: che valore ha?

18 Giugno 2022 | Autore:
Telegramma: che valore ha?

Si può inviare una comunicazione formale mediante telegramma? In quali casi vale come scrittura privata?

Prima di Internet, del fax e del telefono c’era praticamente un solo modo per inviare una comunicazione avendo certezza che fosse recapitata: il telegramma. Oggi si tratta di uno strumento caduto in disuso, soprattutto per via dell’avvento delle email e delle pec, ma ancora valido, anche dal punto di vista legale. È diventato anche molto più comodo farne uno: non occorre recarsi alle poste, ma è possibile disporne anche per telefono oppure online. Con questo articolo vedremo che valore ha un telegramma.

Come vedremo, il telegramma può essere ancora validamente usato, ad esempio per disdire un contratto di locazione o per inviare altra comunicazione formale. Ciò perché questo strumento, esattamente come la raccomandata o la pec, garantisce sia il corretto invio che la ricezione. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: scopriremo che valore ha il telegramma.

Telegramma: cos’è?

Il telegramma è uno strumento che permette di trasmettere una comunicazione in maniera sicura e formale. Un tempo, rappresentava praticamente l’unico mezzo per inviare messaggi in modo che il destinatario ne avesse certa ricezione. Col passare degli anni è stato poi soppiantato dal telefono, dal fax, dalle email e dalla pec.

Ciò non significa che, ancora oggi, il telegramma non possa essere validamente utilizzato. Vediamo come.

Telegramma: come si invia?

Un tempo, l’unico modo per inviare un telegramma era quello di recarsi alle poste. Oggi è invece possibile disporre un telegramma anche per telefono oppure online.

In tutti i casi, è sufficiente riferire il messaggio che si vuole trasmettere affinché questo sia preso in gestione dall’operatore e trasmesso, in genere entro le 24 ore, al destinatario.

Ad esempio, accedendo alla propria pagina personale delle Poste italiane è possibile far partire un telegramma online addebitando i costi direttamente sul proprio conto.

Nel caso di telegramma telefonico, la spesa verrà invece addebitata in bolletta.

Telegramma: ha valore legale?

Il telegramma ha valore legale, nel senso che la ricevuta d’invio rilasciata dalle poste fa piena prova in merito alla data e all’ora di spedizione.

Chi vuole dunque provare l’invio di un telegramma potrà farlo con la ricevuta a sua disposizione, senza che tale documento possa essere contestato (se non provandone il falso). Ciò vale anche nel caso di telegramma online. Una volta inviato il messaggio, l’utente ha la possibilità di richiedere alle poste la ricevuta di invio che, come detto, ne attesta il valore legale.

Per avere la certezza dell’avvenuta consegna, invece, bisognerà selezionare la tipologia preferita tra ricevuta in formato cartaceo (recapitata a mano) e ricevuta elettronica (inviata tramite e-mail).

Nello specifico, il mittente può richiedere, contestualmente all’invio, l’esito del recapito del proprio telegramma. Poste italiane, entro due giorni lavorativi successivi a quello della richiesta, invierà al mittente, a mezzo di telegramma, una comunicazione in cui sono riportati:

  • il numero identificativo del telegramma spedito dal mittente;
  • la data di consegna del telegramma;
  • i dati relativi al ricevente oppure la conferma che l’invio è stato inserito nella cassetta postale del destinatario, per assenza di quest’ultimo.

Il telegramma può dunque essere validamente usato per inviare una comunicazione formale, come ad esempio la disdetta del contratto di affitto. In casi del genere, è sempre bene avvalersi dell’avviso di avvenuto recapito di un telegramma, così da essere certi della corretta ricezione da parte del destinatario.

Telegramma: vale come scrittura privata?

Il telegramma non solo ha valore legale ai fini dell’invio di una comunicazione, ma ha perfino valore di scrittura privata.

Il Codice civile (art. 2705) stabilisce che il telegramma ha l’efficacia probatoria della scrittura privata, se:

  • l’originale consegnato all’ufficio di partenza è sottoscritto di proprio pugno dal mittente;
  • è stato consegnato o fatto consegnare dal mittente medesimo, anche senza sottoscriverlo.

Lo stesso principio vale anche per il telegramma telefonico: la legge presume sempre che il mittente sia colui che ne ha chiesto l’invio.

Il mittente può comunque sempre provare il contrario, e cioè che la comunicazione non è sua in quanto non firmata da lui né affidata a un terzo perché la consegnasse alle poste. Stessa cosa può fare il destinatario se contesta la provenienza del telegramma.

In pratica, la legge presume che il telegramma provenga dall’apparente mittente, con la conseguenza che egli dovrà provare di aver inviato il messaggio solo se tale circostanza è effettivamente contestata.

Se il conduttore invia un telegramma al locatore chiedendo la disdetta del contratto e il locatore ritiene che la comunicazione proviene da terzi, il mittente potrà provare l’invio con qualsiasi mezzo, ad esempio dimostrando di essere in possesso del codice di invio o della ricevuta che ne prova la spedizione.



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