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Neonato abbandonato: rischi per la madre

20 Giugno 2022 | Autore: Federica Bolla
Neonato abbandonato: rischi per la madre

Cosa può fare la madre che non vuole riconoscere un figlio? Il genitore che lascia un minore privo di cure e assistenza rischia di incorrere in diversi reati.

I casi di neonati abbandonati dalle rispettive madri si stanno verificando con una frequenza sempre maggiore negli ultimi anni, complice anche la crisi economica che ha messo in ginocchio il Paese.

Gli abbandoni possono essere causati però anche da motivazioni diverse; spesso, le madri si trovano in una situazione di bisogno assoluto: mancanza di spazio in cui crescere il bambino o problemi finanziari. A volte, sono madri molto giovani.

Immaginiamo il caso in cui una donna sposata, dopo aver avuto una relazione extra-coniugale, abbia scoperto di essere rimasta incinta oppure quando il bimbo è frutto di una relazione sentimentale sbagliata e il padre non ha alcuna intenzione di riconoscere il figlio. Secondo la legge, i genitori hanno l’obbligo di prendersi cura dei propri bambini al fine di evitare di esporli a situazioni di pericolo. Fatta questa breve considerazione analizziamo il caso di un neonato abbandonato: i rischi per la madre.

Mamma abbandona il figlio neonato: quali conseguenze?

Avrai sentito parlare del caso di cronaca relativo al ritrovamento, nel 2019, nel Comune di Rosolina (RO) di un neonato, partorito da circa mezz’ora, abbandonato alle porte del cimitero in una borsa sportiva. Fortunatamente, il bimbo era ancora vivo quando è stato ritrovato e la madre è stata indagata per abbandono di minore [1]. Si tratta di un reato per cui si rischia una pena fino a cinque anni di carcere. La madre che abbandona il neonato viene punita anche se il minore non ha riportato nessuna ferita; infatti è sufficiente che con questo gesto, volontario e consapevole, metta a repentaglio la vita del piccolo.

È però escluso il reato di abbandono se il neonato viene lasciato in un luogo sicuro, lontano da ogni pericolo, dove può essere sicuramente e immediatamente trovato (come per esempio l’ingresso di un ospedale).

Diversamente, qualora il bimbo venga lasciato in un posto pericoloso, al fine di liberarsi di lui, e riesca a sopravvivere, la madre rischia di essere accusata di tentato omicidio.

Cosa succede se il neonato abbandonato viene ferito o muore?

Se il bambino, ritrovato, non è in salute, la madre rischia di essere accusata del reato di lesioni personali [2]; se viene ritrovato morto ella sarà responsabile di omicidio [3].

Ipotizziamo il caso in cui sia la madre stessa a causare la morte del bimbo, durante o subito dopo il parto, poiché si trova in uno stato di abbandono materiale e morale, cioè si trova in uno stato di solitudine, priva anche dei rapporti affettivi dei propri familiari e senza alcun reddito. In questo caso, verrà accusata di infanticidio [4]. Nonostante il gravissimo comportamento, il reato di infanticidio è punito in modo meno grave (da 4 a 12 anni di carcere) rispetto a quello di omicidio (reclusione non inferiore a 21 anni), proprio a causa di questa drammatica condizione di vita a cui la madre è costretta.

È interessante sapere che commette il reato di violenza privata [5] chi costringe, con violenza o minaccia, la madre ad abbandonare il bambino [6].

Ci sono alternative o altre soluzioni per la madre che vuole abbandonare il proprio neonato?

Cosa può fare una donna che non vuole il proprio figlio? È possibile partorire in sicurezza e in anonimato, dando il proprio bambino in adozione, senza compromettere la sua salute.

Esiste una legge che prevede il parto in anonimato. Il DPR n. 396/2000 è una normativa pensata appositamente per contrastare l’abbandono dei bambini appena nati, l’aborto o l’infanticidio. La madre può entrare in ospedale per il parto e chiedere di non essere nominata. Questa modalità è garantita anche alle donne sposate. Il bimbo risulterà essere figlio di “madre che non vuole essere nominata”. L’assistenza alla mamma viene garantita dai servizi sanitari territoriali (consultori o sportelli gestiti da specialisti dei servizi sanitari regionali). Il parto viene eseguito in ospedale che è comunque la struttura più sicura per la salute della madre e del neonato perché vengono garantite assistenza sanitaria e anonimato totali.

Dopodiché, in tempi molto rapidi, il neonato verrà dato in adozione a una coppia ritenuta idonea dal tribunale. Pertanto, entro una settimana circa, il bimbo verrà dato in affido; inizierà un periodo di circa due mesi di affido pre-adottivo. In questo arco temporale la madre può ripensarci; il tribunale valuterà la capacità della donna nel garantire il bene del neonato e il suo diritto a crescere in un ambiente sano. Se questa valutazione avrà esito positivo il bimbo potrà tornare con la madre.

C’è un’altra possibilità: alcuni ospedali hanno riattivato le cosiddette “ruote degli esposti”. Si tratta di culle, all’interno dell’ospedale, dove la mamma può lasciare il bambino. La donna non deve presentarsi in reparto e chiedere di non essere nominata ma semplicemente lasciare il neonato nella culla. Il minore verrà immediatamente curato e successivamente dato in adozione. Si tratta di una soluzione estrema per tutte quelle madri che hanno dovuto, per esempio, partorire in casa.

Un altro problema si pone quando la madre è una ragazza minorenne, con meno di 16 anni, poiché non ha raggiunto l’età per riconoscere legalmente il figlio che, pertanto, dovrà essere dato in adozione. La ragazza può eventualmente chiedere al tribunale di attendere il compimento del sedicesimo anno di età per procedere al riconoscimento ma dovrà dare prova di avere una solida famiglia alle spalle che possa sostenerla e aiutarla nel crescere il bambino.



Di Federica Bolla

note

[1] Art. 591 cod. pen.

[2] Art. 582 cod. pen.

[3] Art. 575 cod. pen.

[4] Art. 578 cod. pen.

[5] Art. 610 cod. pen.

[6] Cass. sent. n. 41824 del 17.11.2021.


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