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Come funziona il banco dei pegni?

20 Giugno 2022 | Autore:
Come funziona il banco dei pegni?

Cos’è il credito su pegno? Cosa succede se il debitore non riesce a riscattare il suo bene? Cos’è il divieto di patto commissorio?

Molte persone, quando non hanno i soldi necessari per far fronte a spese urgenti, decidono di dare in pegno i propri beni, come ad esempio gioielli o altre cose di pregio; in cambio, ricevono una somma di denaro proporzionata al valore dell’oggetto dato. Non si tratta di una vendita, in quanto il proprietario del bene può sempre riscattarlo restituendo, con gli interessi, i soldi che ha ricevuto in prestito. Come funziona il banco dei pegni?

Per quanto possa sembrare un istituto superato, in realtà ancora oggi molte persone decidono di impegnare i propri beni per ottenere in cambio liquidità. Ciò accade soprattutto quando le banche non sono disposte a fare prestiti, magari perché il cliente non ha una busta paga oppure è stato inquadrato come un cattivo pagatore. Come funziona il banco dei pegni? Scopriamolo insieme.

Pegno: cos’è?

Secondo la legge [1], il pegno è una garanzia che il debitore fornisce al creditore. Facciamo un esempio.

Paolo chiede a Francesco un prestito di 5mila euro; quest’ultimo, per essere sicuro che Paolo gli restituirà i soldi, gli chiede come pegno il suo Rolex.

Se il debitore non adempie al proprio obbligo, cioè non paga al creditore quanto dovuto, allora questi potrà soddisfarsi sul ricavato della vendita dell’oggetto preso in pegno.

Ritornando all’esempio sopra fatto, se Paolo non restituisce i soldi presi in prestito, Francesco potrà chiedere al giudice di mettere in vendita il Rolex e di attribuirgli il ricavato (nei limiti del proprio credito).

Bene dato in pegno: il creditore può diventarne proprietario?

Il creditore non può mai acquistare la proprietà del bene dato in pegno. Si tratta di un divieto stabilito espressamente dalla legge [2] che va sotto il nome di “divieto di patto commissorio”.

Anche se il debitore fosse d’accordo, un patto di questo genere è sempre vietato dalla legge. Il perché è semplice: si vuole impedire che un creditore, approfittando dello stato di bisogno del debitore, si faccia dare in pegno oggetti di rilevante valore per poi acquisirne la proprietà.

Ugualmente vietati sono tutti quegli accordi che hanno come effetto quello di far acquistare al creditore la proprietà dei beni del debitore; e così, è nullo il contratto con cui il debitore si impegna a cedere un suo bene nel caso in cui non riesca a far fronte al proprio debito.

Banco dei pegni: cos’è?

Il banco dei pegni è quel luogo in cui è possibile dare le proprie cose in pegno in cambio del prestito di una somma di denaro.

In genere, si tratta di società (spesso affiliate alle banche) che offrono credito su pegno: in cambio di alcuni oggetti (gioielli, orologi, monete antiche, ecc.) danno in prestito un importo commisurato al valore del bene dato in pegno (in genere, tra il 70 e l’80% del valore dell’oggetto).

Su una collana del valore di 500 euro si potrà ottenere un prestito di circa 400 euro, con l’obbligo di restituire questo importo maggiorato degli interessi.

Entro una certa scadenza, il debitore dovrà restituire quanto ricevuto (con gli interessi), così da poter ottenere la restituzione del bene impegnato.

Vediamo più nel dettaglio come funziona il banco dei pegni.

Banco dei pegni: come funziona?

Il banco dei pegni rispetta le regole sul pegno viste in apertura. Se il debitore non restituisce il prestito, il banco potrà chiedere al tribunale di mettere in vendita il bene impegnato affinché sul suo ricavato possa trattenere quanto gli spetta a titolo di credito. Ma procediamo con ordine.

Quando una persona porta il suo bene affinché venga trattenuto in pegno, il banco eroga il prestito immediatamente, se si tratta di somma in contanti (dal 2022 la soglia massima del pagamento cash è di mille euro); altrimenti, si procede con un bonifico o con carte prepagate emesse dallo stesso banco.

L’entità del prestito viene stabilita sulla scorta del valore del bene dato impegno, così come valutato da un perito.

Insieme al danaro, il banco rilascia anche una polizza che contiene gli estremi del prestito e la data di scadenza.

Il vantaggio del credito su pegno è che il banco non effettua alcuna indagine patrimoniale: la sua garanzia è l’oggetto ricevuto.

La durata prevista per il pegno va da un minimo di tre mesi a un massimo di un anno. Il cliente ha dunque a disposizione questo periodo di tempo per riscattare il bene, rientrandone così in possesso. Se non rispetta i termini e il bene non viene riscattato, allora andrà venduto all’asta.

Se il bene viene venduto a un prezzo superiore alla somma dovuta al banco (comprensiva di interessi, commissioni e diritti d’asta) la differenza viene versata all’ex proprietario. Un’eventualità abbastanza remota, anche perché le aste sono delle buone occasioni per acquistare oggetti di valore a prezzi inferiori a quelli di mercato.


note

[1] Art. 2784 cod. civ.

[2] Art. 2744 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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