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Presidente Repubblica: così la politica ci ha presi in giro

29 Gennaio 2022 | Autore:
Presidente Repubblica: così la politica ci ha presi in giro

Partiti incapaci di trovare un accordo su un candidato unico. Dicono di aver lavorato nel nostro interesse sapendo che non è così. E c’è chi ci dà dei cretini.

Oggi, come nove anni fa, quando si fu costretti a rieleggere Giorgio Napolitano al Quirinale, la classe politica dimostra la propria incompetenza e tenta di prendere in giro il popolo sovrano, quello che dice di rappresentare ma che non si identifica più con i «grandi elettori», che ormai tutti ritengono dei «piccoli eletti».

È davvero triste dover constatare che in questa Italia dei geni, dei pionieri, dei bravi ricercatori, degli industriali che hanno sempre fatto un baffo alla concorrenza internazionale, degli uomini e delle donne di cui andare orgogliosi, non si trovi una sola persona, UNA, in grado di sostituire Sergio Mattarella nel ruolo di presidente della Repubblica.

L’amara conclusione dopo una settimana di votazioni a vuoto, tenendo il Parlamento bloccato nonostante le varie emergenze nazionali e internazionali, è questa: i partiti di destra e di sinistra ritengono che nel nostro Paese non ci sia una persona in grado di ricoprire il ruolo di Capo dello Stato se non quello che più volte aveva detto di «avere già dato» per sette anni, cioè lo stesso Mattarella.

La politica ci ha presi in giro, o per lo meno ci ha provato a farlo, consapevole che per «onorevoli» e senatori non cambierà nulla, che non ci sarà una crisi di governo, che verrà scongiurata la minaccia di quelle elezioni in grado di lasciare a casa qualche centinaio di parlamentari per via della riduzione dei seggi. Che ci vorrà poco a spostare l’attenzione sul caro bollette o sul Super green pass per nascondere con la scopa sotto il tappeto della vergogna una settimana di inattività, di manovre subdole, di discorsi che tentano inutilmente di spiegare alla gente quello in cui nemmeno i leader di partito credono: «Si sta lavorando nell’interesse del Paese». Evidentemente, qualcuno con vocazione di comico cerca di convincere Amadeus a portarlo a Sanremo. Al punto di averlo pure votato lunedì 24 gennaio alla prima chiama.

Nessuno ammetterà il fallimento della politica. O per essere più precisi: nessuno dei leader politici riconoscerà il contributo che ha dato al fallimento della politica. Anzi, ora che Mattarella ha accettato il bis, sono tutti vincitori. Rivendica il successo il segretario del Pd, Enrico Letta: in realtà, non è stato in grado di tenere unito il centrosinistra e di fare una proposta credibile, come dimostrano i risultati. Reclama il ruolo di «Kingmaker» (altro termine da cartone animato coniato in questa assurda settimana) il capo della Lega, Matteo Salvini, il quale, nel tentativo alla Pippo Baudo del «faccio tutto io» ha disfatto il centrodestra. «Lavoro a un presidente della Repubblica donna», aveva spiegato Salvini. Che oggi, dopo la conferma di Mattarella, dice: «È stata fatta la scelta più seria».

La sua avversaria nella coalizione, Giorgia Meloni, ne esce furibonda da questa esperienza: Mattarella resta al Quirinale, Mario Draghi al Governo, lei all’opposizione. Per lei non cambia nulla. Per gli altri, nemmeno. Ciascuno rimane al suo posto, almeno per ora. I parlamentari che potrebbero perdere il seggio per via della riforma in caso di elezioni anticipate tirano un sospiro di sollievo. Silvio Berlusconi, che dice di avere ritirato la sua candidatura «per il bene del Paese», continuerà a fare la sua vita avanti e indietro tra Arcore e l’ospedale San Raffaele, nel tentativo di tenersi in salute (come umanamente auspicabile) per muovere dall’ombra i pochi fili che gli sono rimasti in mano.

E noi? Probabilmente una parte di noi continuerà a fare finta che non sia successo nulla, sperando – giustamente – che il Parlamento riprenda a lavorare dopo la triste pausa da avanspettacolo degli ultimi giorni, durata fin troppo, e che torni ad occuparsi dei problemi quotidiani del Paese.

Un’altra parte, ahinoi, capirà che è la classe politica a fare finta che non sia successo nulla e a continuare a prenderci in giro quando, in realtà, si è sgretolata. Appare evidente che centrodestra e centrosinistra non esistono più come tali, che ciascuno va per conto suo e, quel che è ancor peggio, la maggioranza che appoggia il Governo Draghi e che oggi grida alla stabilità mente sapendo di mentire. Perché, in questi ultimi sette giorni, di unità nell’interesse del Paese se n’è vista ben poca. Tant’è che soffiano venti di crisi di Governo, venti che portano verso la riviera romagnola, verso il Papeete di salviniana memoria, luogo da cui partì la crisi del 2018. Nulla è cambiato ma serve rifare tutto, dicono i leader politici. Facile che il comune cittadino si senta preso in giro.

La dice tutta la poco fortunata uscita, riportata da Repubblica.it, del senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo: «Martedì comincia Sanremo, bisogna chiudere prima, gli italiani non capirebbero». Insomma: non solo la politica ci ha presi in giro, ma qualcuno ci dà pure dei cretini.



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