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Prestiti tra familiari: la prova del mutuo è necessaria

16 Agosto 2014
Prestiti tra familiari: la prova del mutuo è necessaria

Se in causa si chiede la restituzione di una somma di denaro data a titolo di mutuo, e la vicenda si inserisce nell’ambito dei rapporti familiari, l’attore deve fornire la prova rigorosa dell’esistenza di un accordo pregresso per la restituzione dell’importo.

Chiedere la restituzione di una somma data in prestito a un familiare sarà più complicato dopo la sentenza della Cassazione dello scorso luglio [1]. E ciò perché è difficile vincere la presunzione che si è trattato di una semplice donazione.

Nell’ambito dei rapporti tra parenti, spesso i genitori elargiscono somme di denaro senza pretenderne la restituzione. Allo stesso modo avviene con gli affini come, per esempio, nel caso in cui il suocero regali del denaro al genero per un sostegno alla nuova famiglia della propria figlia.

Se, invece, si intende ottenere la restituzione della somma – il che succede, di norma, quando i rapporti si incrinano definitivamente (per esempio, in caso di separazione o divorzio della coppia) – bisogna dimostrare che, alla base della consegna del denaro, vi era un contratto di mutuo. Contratto che ben potrebbe essere stato concluso verbalmente e a titolo gratuito (cioè senza gli interessi).

Ebbene, secondo la Suprema Corte, qualora si arrivi a una causa, la dimostrazione dell’esistenza del mutuo deve essere offerta in modo rigoroso: in altre parole, non ci si può limitare a una semplice affermazione, perché, in mancanza di prove, il giudice riterrà che si è trattato di una classica liberalità tra parenti, come di norma avviene.

L’onere della prova deve ritenersi più rigoroso nei casi in cui la dazione di denaro avviene nell’ambito di rapporti familiari, dove spesso i genitori offrono degli aiuti senza pretendere la restituzione: il principio vale a maggior ragione dopo la separazione personale, quando i rapporti diventano conflittuali fra i coniugi e (presumibilmente) le rispettive famiglie.

Dal lato suo, però, il beneficiario della somma, se non vuole subire l’ordine di restituzione, deve riuscire a dimostrare la ragione per la quale ne ha ottenuto la consegna, non potendo rimanere con le mani nelle mani: si parlerebbe, a riguardo, di un “arricchimento senza una giusta causa”. Egli, cioè, deve dare prova del diritto a incamerare il denaro ricevuto.


note

[1] Cass. sent. n. 17050/2014 del 28.07.2014.

Autore immagine: 123rf com


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