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Conto corrente: la banca può cambiare le condizioni?

12 Febbraio 2022
Conto corrente: la banca può cambiare le condizioni?

Ho un conto online che non uso da qualche anno e che prevedeva zero costi. Ora il conto è in rosso e la banca mi ha messo in mora. Cosa posso fare?

La banca può modificare unilateralmente le condizioni contrattuali del conto corrente, purché però la modifica sia comunicata al cliente con la formula “Proposta di modifica unilaterale del contratto”, con preavviso minimo di due mesi, al fine di consentire al cliente l’esercizio del diritto di recesso. La modifica unilaterale deve inoltre essere accompagnata da un giustificato motivo che l’istituto di credito deve specificare nella propria comunicazione. Le modifiche peggiorative adottate senza rispettare queste condizioni sono inefficaci.

Entro la data prevista per l’entrata in vigore delle modifiche, il cliente ha la possibilità di recedere dal contratto senza spese; in questo caso, la liquidazione del rapporto deve essere effettuata applicando le condizioni precedenti. Se il cliente non recede dal contratto, le variazioni si intendono accettate e producono effetti dalla data indicata nella “Proposta  di modifica unilaterale del contratto”.

La facoltà di modifica unilaterale deve in ogni caso essere prevista nel contratto approvata specificamente dal cliente al momento della sottoscrizione; se non è prevista o non è approvata, le banche non possono adottare modifiche unilaterali.

Il preavviso va in genere comunicato per iscritto, in quanto trattasi di atto recettizio; tuttavia, nel contratto iniziale, il cliente potrebbe aver accettato di ricevere un preavviso solamente telefonico (o tramite altro mezzo, come l’email).

Nel caso sottoposto nel quesito, atteso che il contratto di conto corrente è risalente nel tempo e che si tratta di rapporto a tempo indeterminato, è possibile che la banca abbia nel frattempo modificato le condizioni del contratto, stabilendo il pagamento di un costo annuo.

Orbene, per valutare la legittimità o meno dell’operato della banca, occorrerebbe prendere visione del contratto originario sottoscritto al momento dell’apertura del conto corrente: se al suo interno non era contemplata (o non era stata accettata) la possibilità di procedere a variazioni unilaterali, esse si devono ritenere inefficaci.

Lo stesso controllo sul contratto originario andrebbe fatto per verificare se la banca era stata autorizzata a comunicare la variazione unilaterale delle condizioni solamente a mezzo telefono e non tramite posta.

In genere, nei contratti di conto corrente la banca si riserva sempre la possibilità di variazioni unilaterali; quindi, è da presumere che sia così anche nel caso esposto nel quesito.

Maggiori perplessità sorgono con riferimento alla mancata comunicazione scritta. Si possono prospettare le seguenti ipotesi:

  1. la banca ha inviato la proposta di modifica unilaterale del contratto, ma il cliente non l’ha ricevuta perché, ad esempio, ha cambiato indirizzo di residenza e non l’ha comunicato all’istituto di credito;
  2. la banca ha inviato la comunicazione, ma il cliente colpevolmente non l’ha ritirata o non ne ha preso visione;
  3. la banca ha inviato la comunicazione tramite pec o email, oppure inserendo l’avviso nell’archivio digitale presente nella propria pagine home banking, autorizzata a fare ciò dalle condizioni contrattuali inizialmente accettate (si tenga conto che, trattandosi di conto online, è possibile che ogni tipo di comunicazione sia stata effettuata con mezzi telematici);
  4. la banca non ha inviato alcuna comunicazione scritta, nonostante avesse dovuto farlo.

Solo in quest’ultimo caso la banca ha violato le regole e, pertanto, non avrebbe potuto modificare unilateralmente le condizioni. Per appurarsene, è possibile chiedere alla banca di farsi inviare copia della ricevuta che attesta l’avvenuto invio o di dimostrare con quale mezzo l’avviso è stato notificato.

Nel caso in cui il cliente ritenga che non siano state rispettate le regole in materia di modifica unilaterale dei contratti, è possibile presentare reclamo alla banca. Il reclamo può essere presentato anche dopo la data di entrata in vigore della variazione.

Le banche e gli intermediari finanziari devono fornire una risposta alla clientela entro 30 giorni. Nel caso in cui l’intermediario non risponda o la risposta non sia ritenuta soddisfacente, il cliente può presentare un ricorso all’Arbitro bancario finanziario, l’organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie (art. 128-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 – Testo Unico delle leggi in materia bancaria e finanziaria).

Tirando le fila di quanto detto sinora, il consiglio è innanzitutto quello di prendere visione delle condizioni contrattuali inizialmente accettate al fine di accertarsi della possibilità, per l’istituto bancario, di procedere a variazioni unilaterali. Sempre dal contratto è possibile desumere se la banca fosse stata autorizzata a comunicare dette variazioni con strumenti diversi dalla lettera scritta.

Sempre con riguardo all’obbligo di comunicazione, è possibile chiedere alla banca di mostrare la ricevuta che prova l’invio della stessa.

Solo in caso di irregolarità, sarà dunque possibile procedere con reclamo scritto alla banca e, in caso di risposta insoddisfacente, all’Abf (Arbitro bancario finanziario). Solo in ultima istanza sarà possibile procedere con azione giudiziaria.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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