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Eredità: come tutelare figli e convivente superstite?

19 Febbraio 2022
Eredità: come tutelare figli e convivente superstite?
Ho intenzione di acquistare un appartamento in cui andrò a convivere con la mia compagna, entrambi divorziati da anni. Ci sembrerebbe giusto acquistarlo insieme, 50% ciascuno. Abbiamo figli maggiorenni  ai quali vorremmo evitare problematiche di qualunque natura, così come anche al coniuge superstite. Come fare?

Con riguardo al diritto di abitazione, qualora uno dei due dovesse premorire all’altro, il superstite avrebbe comunque la titolarità del 50% dell’immobile, che gli permetterebbe di vantare un diritto di abitazione sullo stesso.

Il problema si potrebbe porre per l’altro 50%, che sarebbe ereditato dal figlio del partner deceduto e, in caso di contrasti con l’altro comproprietario, potrebbe portare a dei contrasti spiacevoli.

La regola del convivente stabilisce che, al familiare di fatto non spetta il diritto di abitazione previsto per il coniuge superstite dall’art. 540, comma 2, c.c. (Cassazione civile, sez. III, 27/04/2017, n. 10377).

Essendo il coniuge superstite, nel Suo caso, comproprietario, allora le opzioni da perseguire sarebbero due:

  • stabilire, di comune accordo tra convivente superstite e figlio del convivente deceduto, l’utilizzo comune dell’immobile;
  • procedere alla divisione giudiziale dell’immobile e alla vendita all’asta dello stesso, distribuendo il ricavato pro quota.

È ovvio che la seconda soluzione è quella meno consigliata, posto che mandare l’immobile all’asta significherebbe deprezzarlo.

La legge vieta qualsiasi pattuizione tra le parti, e che abbia effetto successivamente alla morte di qualcuno. Pertanto, non si potrà prevedere un accordo finalizzato in tal senso.

A parere di chi scrive, quindi, occorre affidarsi al buon senso di chi resterà in vita, favoreggiando la parte più debole economicamente.

Certo è che essendo figli maggiorenni, la soluzione migliore sarebbe quella di procedere a vendere l’immobile all’asta o, meglio, procedere alla proposta di acquisto da parte di uno dei due comproprietari, con liquidazione della quota parte all’altro.

In questo modo, si porrebbe fine alla comproprietà: uno acquisirebbe l’intero immobile, l’altro avrebbe liquidità importante. Tuttavia, sarebbe necessario che uno dei due avesse disponibilità economica per tale operazione.

Ci possono essere dei casi, invero, un po’ più delicati: ad esempio, il figlio maggiorenne del convivente deceduto non ancora economicamente sufficiente; o il convivente sopravvissuto temporaneamente disoccupato e privo della capacità di affittare altro immobile.

In quei casi, senso civico vorrebbe che le parti si accordassero secondo le esigenze più impellenti, consapevoli del fatto che, come estremo rimedio, c’è sempre la possibilità di convivere, seppur per breve tempo, sotto lo stesso tetto.

Concludo, rappresentando che se vorrete tutelare l’un l’altro in caso di premorienza, c’è sempre la possibilità di lasciare testamento, prevedendo in favore dell’altro convivente il lascito del diritto di abitazione dell’immobile in comproprietà vita natural durante o, comunque, per un tot di anni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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