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Articolo 60 Costituzione: spiegazione e commento

6 Febbraio 2022
Articolo 60 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 60 sulla durata della legislatura.

La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.

La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

Elezione di deputati e senatori per cinque anni

L’Italia è uno dei Paesi europei in cui la legislatura dura di più: come sancito dall’articolo 60 della Costituzione, la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. Quindi, almeno in linea teorica, i cittadini sono chiamati al voto una volta ogni lustro, come succede anche in Francia o nell’ormai extracomunitario Regno Unito. In altri Stati come Germania o Spagna, il Parlamento deve essere rinnovato ogni quattro anni.

Come ben sappiamo, però, quando si parla di tenuta delle Camere una cosa è la teoria e un’altra la pratica. Da quando è in vigore la Costituzione e fino al 2022, c’è un sostanziale pareggio tra le legislature arrivate a termine e quelle che si sono interrotte anzitempo, rendendo necessarie più chiamate alle urne in meno di cinque anni: per nove volte i tempi sono stati rispettati, per otto volte il presidente della Repubblica – l’unico che ha il potere di farlo – è stato costretto a sciogliere le Camere prima della loro scadenza naturale.

Facendo un passo indietro nel tempo, va detto che fino al 1963 c’era sulla carta una disparità tra la durata della legislatura alla Camera (cinque anni) e al Senato (sei anni). Per motivi pratici, però, il Senato veniva sciolto quando la Camera arrivava alla scadenza. Tant’è che, alla fine, la legge n. 2 del ’63 ha uniformato la durata di entrambi i rami del Parlamento, per non rischiare di dover organizzare delle elezioni politiche troppo frequentemente.

Il primo concetto stabilito dall’articolo 60 della Costituzione, dunque, ci dice due cose. La prima, che la legislatura non può durare più di cinque anni (tranne in casi del tutto eccezionali citati subito dopo e che vedremo più avanti). La seconda cosa è che nulla vieta di far durare di meno una legislatura. Infatti, la norma sancisce il tempo per il quale un deputato o un senatore viene eletto. Ma non dice che non può finire prima il suo mandato.

Negli ultimi decenni, sono state convocate delle elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale del Parlamento:

  • nella XI legislatura (aprile 1992-gennaio 1994), la più breve della storia della Repubblica, crollata soprattutto dopo lo scandalo di Tangentopoli e gli attacchi allo Stato da parte di Cosa Nostra;
  • nella XII legislatura (aprile 1994-maggio 1996) in cui la Lega di Umberto Bossi abbandonò dopo nemmeno un anno il primo Governo Berlusconi, succeduto da un Governo tecnico presieduto da Lamberto Dini;
  • nella XV legislatura (aprile 2006-febbraio 2008), quando i senatori che facevano capo a Dini e a Clemente Mastella fecero cadere il Governo Prodi II.

È importante, però, non confondere la caduta di un Governo con la fine di una legislatura. Nei cinque anni durante i quali le Camere possono restare in attività, è facile trovare – come, purtroppo, capita più spesso del dovuto – più passaggi di testimone a Palazzo Chigi. Poniamo l’esempio della XVII legislatura: è iniziata nel mese di marzo 2013 ed è finita a marzo 2018. Quindi, i cinque anni precisi stabiliti dall’articolo 60 della Costituzione. In questo quinquennio, però, si sono avvicendati sulla poltrona di presidente del Consiglio (nell’ordine) Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Il primo è rimasto a capo del Governo un anno. Renzi e Gentiloni, due anni ciascuno. La legislatura, però, è stata una sola ed i tempi naturali sono stati rispettati.

La durata di ciascuna Camera non è prorogabile

Quando la legislatura arriva alla scadenza dei cinque anni oppure quando c’è una crisi di governo e, dopo le dovute consultazioni, nessuno vuole accettare l’incarico di formare un nuovo Esecutivo, il presidente della Repubblica provvede allo scioglimento delle Camere e a convocare le elezioni per scegliere un nuovo Parlamento.

Se la durata minima di una legislatura, come abbiamo visto, è imprevedibile, quella massima resta stabilita dall’articolo 60 della Costituzione: è di cinque anni e non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

Questa circostanza deve essere intesa come un conflitto deliberato dal Parlamento e dichiarato dal Capo dello Stato. Per essere più chiari: non basta a decretare la proroga della legislatura una minaccia più o meno concreta di guerra ma ci deve essere un conflitto armato seguito da una deliberazione dello stato di guerra.

Per capire ancora meglio il concetto, si può ricordare il conflitto nei Balcani degli anni ’90 o quelli più recenti in Iraq e in Afghanistan. La partecipazione in questi scenari delle truppe militari italiane all’interno delle forze dell’Onu e della Nato non sono stati (e non lo sarebbero) dei presupposti sufficientemente validi per prorogare una legislatura. Occorrerebbe (Dio ce ne scampi) un attacco mirato all’Italia o dell’Italia che avesse come conseguenza la dichiarazione dello stato di guerra nei confronti di un Paese nemico.



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