Diritto e Fisco | Articoli

Contratto luce e gas: diritto di recesso

1 Febbraio 2022 | Autore:
Contratto luce e gas: diritto di recesso

Quando e come l’utente può ripensarci e annullare la fornitura di energia; cosa succede in caso di contestazioni.

Un utente ha cambiato fornitore di elettricità e gas per uso domestico, e così ha stipulato il contratto con il nuovo operatore, con effetto immediato per non rimanere senza somministrazione di energia a casa; ma non aveva esercitato né il diritto di ripensamento né il recesso (come vedremo, sono due cose diverse). Ecco qual è stato il risultato in un caso concreto: una sentenza lo ha condannato a pagare tutte le fatture emesse dal vecchio fornitore. La sua opposizione al decreto ingiuntivo, che la società aveva ottenuto per la morosità, è stata respinta dal giudice [1].

Nei contratti di luce e gas il diritto di recesso è stabilito a favore del consumatore, ma tocca a lui dimostrare di averlo esercitato correttamente, altrimenti la società può pretendere il pagamento delle bollette. Il problema si pone spesso quando un utente aderisce a una nuova offerta ma per vari motivi il suo recesso non viene comunicato alla precedente società, che così continua ad emettere le fatture periodiche.

Da quando in Italia è stata introdotta la liberalizzazione del mercato dell’energia, cambiare fornitore è diventato facile e le offerte non mancano. Molti nuovi clienti, quando si accorgono che la nuova tariffa non è così conveniente come pensavano, chiedono di annullare il contratto, mentre altri si dimenticano di farlo, pensando che il passaggio sia automatico. Vediamo, quindi, come funziona il diritto di recesso nel contratto luce e gas e come fare uso di questa importante facoltà riconosciuta al consumatore, per mettersi al riparo da brutte sorprese.

Diritto di ripensamento: cos’è e come funziona?

Il diritto di ripensamento consente al cliente che ha stipulato un contratto a distanza di annullarlo, senza bisogno di dire perché: non è necessario fornire alcuna motivazione della propria scelta di interrompere il rapporto. Il diritto di ripensamento va esercitato entro stretti termini: ci sono solo 14 giorni di tempo dalla data di stipula del contratto per comunicare al venditore la propria volontà di annullare l’accordo. Se però il venditore non aveva informato il cliente della possibilità di avvalersi del diritto di ripensamento, il termine è esteso a 12 mesi.

Il ripensamento è possibile solo per i contratti a distanza, cioè quelli conclusi sottoscrivendo moduli sul web, con un incaricato che si reca nell’abitazione del cliente, o per telefono o per corrispondenza: il diritto è riconosciuto esclusivamente quando l’accordo si è realizzato «fuori dai locali commerciali» [2], quindi non in un negozio. Se invece il contratto è stato stipulato in presenza, presso gli uffici del venditore, il diritto di ripensamento non è previsto.

L’annullamento del contratto per ripensamento va chiesto utilizzando i canali di contatto della società fornitrice: quindi, la comunicazione può essere inviata via fax, mediante lettera raccomandata o tramite Pec (posta elettronica certificata) agli indirizzi che l’azienda espone sul proprio sito o ha indicato nel contratto stesso. Perciò, se si invia una semplice e-mail o si contatta il call center, bisogna far seguire questa informazione preliminare, sempre entro i 14 giorni, da una comunicazione formale da inviare in uno dei modi che ti abbiamo indicato.

Il diritto di recesso nei contratti di fornitura luce e gas

Il diritto di recesso è un annullamento del contratto che può essere richiesto dal cliente della fornitura di luce o di gas senza limiti di tempo. È una manifestazione di volontà del consumatore più ampia di quella consentita dal diritto di ripensamento e riguarda tutti i contratti ad esecuzione continuativa o periodica, come appunto quelli che hanno ad oggetto la fornitura di luce e di gas nelle utenze domestiche o quelli di abbonamento a servizi di telefonia e di connettività alla rete Internet. I motivi più frequenti del recesso riguardano la cessazione della fornitura (come quando si trasloca e si cambia casa) o il passaggio ad un nuovo operatore.

Il Codice del consumo [3] prevede che il recesso deve essere comunicato al fornitore con una «dichiarazione esplicita» della decisione di recedere dal contratto; quindi, non sono valide a tal fine formule equivoche o ambivalenti, come una richiesta di variazione di alcune condizioni contrattuali. Solitamente, per esercitare il diritto di recesso si usano i moduli predisposti dalla società erogatrice dell’energia, che sono disponibili sui rispettivi siti Internet o recandosi presso uno dei suoi shop e punti vendita. È buona norma comunicare il recesso mediante lettera raccomandata o Pec, per prevenire contestazioni dell’azienda sul mancato ricevimento di una comunicazione avvenuta in altre forme.

Periodo di preavviso

La maggior parte dei contratti di fornitura luce e gas prevede un periodo di preavviso che va dato al fornitore prima di dare esecuzione alla richiesta: in questi casi, il recesso avrà effetto solo per il futuro e l’utente rimane tenuto al pagamento dei consumi e degli altri oneri fatturati per i periodi pregressi. La normativa [4] prevede che il recesso per cambio fornitore deve avvenire entro il giorno 10 del mese precedente alla data del cambio; per semplificare le procedure, il successivo gestore può formulare alla precedente società, attraverso il Sistema informativo integrato (Sii), il recesso a nome del nuovo cliente che ha acquisito.

Diritto di recesso: come si prova?

L’onere di provare che il diritto di recesso è stato esercitato incombe sul consumatore. Quindi, in caso di contestazioni da parte del fornitore che ha continuato a dare corso al contratto erogando l’energia e chiede al cliente di pagare il corrispettivo, è l’utente del servizio di luce e gas che dovrà dimostrare di aver inviato la richiesta di recesso all’indirizzo della società e di averlo fatto entro gli eventuali termini di preavviso stabiliti.

Nella sentenza che abbiamo anticipato all’inizio [1], il consumatore non aveva reso noto al vecchio fornitore il cambio di società entro il 10 del mese precedente. Così l’operatore ha chiesto ed ottenuto nei suoi confronti l’emissione di un decreto ingiuntivo al pagamento delle somme addebitate nei periodi pregressi. L’opposizione del privato è stata respinta, perché da un lato c’era la prova del contratto inizialmente stipulato, mentre, dall’altro lato, mancava la dimostrazione di aver informato il precedente fornitore del ripensamento e del recesso: infatti il cliente era passato ad un altro operatore, aderendo a un’offerta telefonica, ma non aveva fatto le comunicazioni previste per far cessare il primo contratto.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi “Modello recesso contratto diritto di ripensamento“.


note

[1] Giudice di Pace di Lecco, sent. n. 20/2022 del 17.01.2022.

[2] Art. 52 D.Lgs. n. 206/2005 (Codice del consumo).

[3] Art. 54 D.Lgs. n. 206/2005.

[4] Del. ARERA n. 302/2016/COM del 09.06.2016.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube