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Assunzione: è lecito chiedere «persona di bella presenza»?

1 Febbraio 2022 | Autore:
Assunzione: è lecito chiedere «persona di bella presenza»?

L’aspetto fisico può essere un requisito vincolante per superare un colloquio di lavoro? Quando non si deve parlare di discriminazione?

Stai cercando lavoro e, dopo un po’ di colloqui e di altrettanti rifiuti, comincia a venirti un dubbio atroce: forse non vieni preso perché non rispondi ad uno dei requisiti richiesti da tutti, proprio quello che ha a che fare con il tuo aspetto fisico e con il tuo modo di porti. E ti domandi se sia giusto che un datore di lavoro o un ufficio del personale non tenga sufficientemente in considerazione le tue capacità. Insomma, per arrivare ad un’assunzione è lecito chiedere «persona di bella presenza» come requisito vincolante?

Per rispondere a questa domanda bisogna fare alcune considerazioni. Da una parte, è vero che non si possono fare delle discriminazioni di tipo sessista durante una richiesta di personale. Dall’altra, però, è altrettanto vero che bisogna osservare certe regole a seconda del luogo in cui si pretende di lavorare: difficilmente verrà tenuto in considerazione, ad esempio, in un negozio o in un ufficio chi si presenta ad un colloquio con i capelli sporchi e spettinati, una maglietta rotta o dei pantaloni strappati. Anche quello fa parte della bella presenza. Così come in certe occasioni non si può rimproverare chi sceglie una determinata persona anziché un’altra sulla base di un dettaglio fisico: si pensi a chi deve lavorare in un centro di dimagrimento ed è in palese sovrappeso. Allora, per un’assunzione, è lecito chiedere «persona di bella presenza»? Vediamo.

Cosa si intende per «persona di bella presenza»?

Diciamoci la verità: spesso chi pubblica un annuncio di ricerca di personale con la famosa frase «cercasi dipendente di bella presenza» intende proprio dire che sta cercando una persona almeno carina, se non proprio bella, nel senso più «estetico» della parola. Se si tratta di un’attività aperta al pubblico, come un negozio, un bar o un ristorante, forse il datore si aspetta che l’impatto con quella «bella presenza» faccia tornare spesso i clienti. Ciascuno, poi, è libero di giudicare questo atteggiamento a modo suo.

Nella maggior parte dei casi, però – almeno si spera –, il requisito della bella presenza è molto più ampio. Comprende anche un certo modo di presentarsi davanti al datore di lavoro, ai colleghi, ai clienti: dal modo di vestire adeguato al mestiere e al contesto in cui si opera alle maniere gentili e cordiali. Anche queste cose fanno la differenza, oltre alle capacità professionali. Perché, com’è facile capire, una persona gentile può imparare un mestiere che non conosce ma una persona estremamente competente dal punto di vista professionale, la gentilezza o ce l’ha o non ce l’ha: quella difficilmente si impara.

Chiedere bella presenza è lecito?

Nell’ampio contesto appena citato, dove si mescolano l’aspetto fisico, la sobrietà e le buone maniere, è lecito chiedere bella presenza per un’assunzione? Oppure può risultare discriminatorio?

La legge [1] stabilisce che è vietato alle agenzie di lavoro «e agli altri soggetti pubblici e privati autorizzati o accreditati di effettuare qualsivoglia indagine o comunque trattamento di dati ovvero di preselezione di lavoratori, anche con il loro consenso, in base alle convinzioni personali, alla affiliazione sindacale o politica, al credo religioso, al sesso, all’orientamento sessuale, allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, alla età, all’handicap, alla  razza, all’origine etnica, al colore, alla ascendenza, all’origine nazionale, al gruppo linguistico, allo stato di salute nonché ad eventuali controversie con i precedenti datori di lavoro».

C’è un «ma». La legge infatti dice che è vietato ogni tipo di discriminazione «a meno che non si tratti di caratteristiche che incidono sulle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa o che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell’attività lavorativa».

In altre parole, non si può discriminare una persona per le sue idee, i suoi orientamenti, la sua provenienza, ecc. ma è possibile scegliere una persona di determinate caratteristiche per un certo tipo di lavoro. Ad esempio, non è consentito fare discriminazione sulla base dell’origine etnica ma è permesso favorire l’assunzione in un ristorante indiano di un cuoco di Calcutta anziché di uno di Pescara, per dire. Oppure, anche se gli annunci non possono avere la discriminante del sesso, è normale scegliere una donna anziché un uomo per pubblicizzare dei prodotti femminili, dal trucco all’abbigliamento.

E ancora: non si possono fare a priori delle preferenze sulla base dell’handicap ma per certi lavori manuali occorre avere determinate capacità fisiche che non tutti hanno.

Come si è visto, però, nulla è detto nella legge sul fatto della richiesta di bella presenza come un fatto discriminante. Si deve concludere, quindi, che quando tale requisito viene richiesto sulla base di una certa attività (testimonial di moda o di pubblicità, ad esempio) può essere lecito chiederlo. Com’è legittimo chiedere bella presenza nel senso allargato di cui abbiamo parlato prima (abbigliamento consono, buone maniere, ecc). «Quell’altra» bella presenza, quella fine a sé stessa, quella che viene richiesta solo per il gusto di riempire la propria azienda di belle donne e di uomini attraenti anche se la loro mansione prevede soltanto di fare delle fotocopie in uno scantinato, quella sì può essere classificata come requisito puramente sessista.


note

[1] Art. 10 D.lgs. n. 276/2003 del 10.09.2003.

Autore immagine: canva.com/


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