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Mediazione al posto della negoziazione assistita

1 Febbraio 2022
Mediazione al posto della negoziazione assistita

Si può fare la mediazione se la legge prevede invece la negoziazione assistita? Quale delle due prevale?

Le lettere degli avvocati sono fredde e aride: quando si tratta di conciliare, difficilmente raggiungono l’obiettivo. Invece, l’incontro diretto tra le parti aiuta a distendere gli animi, a comprendersi e a trovare una soluzione pacifica. Lo sa bene il legislatore che, per alcune controversie, ha previsto l’obbligo della mediazione. 

Proprio alla luce di ciò, cosa potrebbe succedere se un avvocato, piuttosto che intraprendere la procedura della negoziazione assistita, laddove imposta dalla legge, preferisca invece optare per la mediazione? È possibile effettuare la mediazione al posto della negoziazione assistita? In altri termini, cosa prevale: la mediazione obbligatoria o la negoziazione assistita? Sul punto si è espresso proprio di recente il tribunale di Roma [1]. Vediamo qual è stato l’orientamento dei giudici della capitale.

Rapporto tra mediazione e negoziazione assistita e prevalenza di una delle due procedure sull’altra

Sia la mediazione, sia la negoziazione assistita rappresentano due strumenti finalizzati alla risoluzione stragiudiziale delle controversie. La prima prevede sempre l’intervento di un terzo imparziale, che assiste le parti nella ricerca di un accordo amichevole volto alla composizione della lite. La seconda, invece, costituisce un contratto che impegna le parti a negoziare “in buona fede e con lealtà” per trovare una composizione bonaria della controversia.

Secondo la pronuncia in commento, la mediazione obbligatoria – quella cioè imposta dalla legge – prevale sulla negoziazione assistita obbligatoria. 

Nel caso di specie, l’attore non aveva ottemperato all’ordine del giudice di invito alla negoziazione assistita, ritenendo di potervi supplire con l’introduzione del procedimento di mediazione. Il convenuto, alla luce di ciò, aveva chiesto che la domanda dell’avversario fosse dichiarata improcedibile.

La negoziazione assistita, ai sensi dell’art. 3, D.L. 132/2014, è obbligatoria solo in alcuni casi specificamente indicati dalla legge, ma «restano ferme le disposizioni che prevedono speciali procedimenti obbligatori di mediazione e conciliazione, comunque denominati».

Da tale disposizione discende, dunque, «il cumulo tra negoziazione assistita obbligatoria e procedure stragiudiziali obbligatorie, per legge o per previsione contrattuale o statutaria, salvo che la controversia non sia soggetta a mediazione obbligatoria ex lege, perché in tal caso solo questa procedura va esperita [2]».

In pratica, prevale la mediazione obbligatoria nei casi di cumulo con la negoziazione assistita obbligatoria. Pertanto, quando una controversia è soggetta ad entrambe le procedure, «chi intenda agire in giudizio sarà tenuto a proporre solo la domanda di mediazione, perdendo così la negoziazione il carattere dell’obbligatorietà. Mentre, con riferimento ad altre procedure obbligatorie di conciliazione, il legislatore del D.L. n. 132/2014 ha scelto di non attribuire maggiore importanza all’una o all’altra, stabilendo che esse convivano». Questo perché il procedimento di mediazione, grazie all’intervento di un terzo estraneo, risulta «maggiormente articolato rispetto a quello di negoziazione assistita e non totalmente demandato all’autonomia negoziale delle parti».

Sostituire la mediazione al posto della negoziazione assistita obbligatoria

Cosa succede se l’avvocato preferisce, rispetto alla negoziazione assistita, avviare la mediazione? Si può fare la mediazione se la legge prevede invece la negoziazione assistita? La risposta è negativa. Pertanto, ove la mediazione non sia obbligatoria ma lo sia la negoziazione assistita, le parti devono necessariamente esperire la seconda, pena l’improcedibilità della domanda.

note

[1] Trib. Roma, sent. 8 ottobre 2021, n. 15716.

[2] Trib. Verona, 23.12.2015

Autore immagine: depositphotos.com

Tribunale Roma Sezione 13 Civile Sentenza 8 ottobre 2021 n. 15716

Data udienza 8 ottobre 2021

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA

– Sezione XIII Civile –

in composizione monocratica, nella persona del Giudice, dott. Adriano Carmelo Franco, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado, iscritta al n. 65087/2018 del Ruolo Generale degli Affari Contenziosi,

TRA

(…), parte rappresentata e difesa dall’avvocato (…);

PARTE ATTRICE

E

Roma Capitale, in persona del legale rappresentante pro-tempore, parte rappresentata e difesa dall’avvocato (…);

PARTE CONVENUTA

NONCHÉ

(…), parte rappresentata e difesa dall’avvocato (…);

PARTE TERZA CHIAMATA

E

(…), in persona del legale rappresentante pro-tempore, parte rappresentata e difesa dall’avvocato (…);

PARTE TERZA CHIAMATA

OGGETTO: Responsabilità ex art. 2051 c.c.

CONCLUSIONI: per l’udienza dell’1/6/2021, tenutasi a trattazione scritta, le parti avevano depositato note di precisazione delle conclusioni, onde il Giudice tratteneva la causa in decisione concedendo i previsti termini per il deposito di comparse conclusionali e memorie di replica.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione ritualmente notificato, parte attrice conveniva in giudizio Roma Capitale. Esponeva in fatto che in data 9/11/2017, alle 17:30 circa, in Roma, via (…), nello scendere dal marciapiede, inciampava e cadeva, a causa del “disassiamento” del pavimento stradale per radici di alberi, reso scivoloso dalla recente pioggia e ricoperto da copioso fogliame. Si costituiva Roma Capitale, chiedendo il rigetto della 

Si costituivano, poi, (…), quale parte terza chiamata da Roma Capitale, e gli (…), quale parte terza chiamata da (…), chiedendo anch’esse, tra l’altro, il rigetto della domanda attorea.

Parte attrice non ottemperava all’ordine giudiziale di invito alla negoziazione assistita, precedentemente non esperita, ritenendo di potervi supplire incardinando il procedimento di mediazione, onde il Giudice rinviava la causa per la precisazione delle conclusioni e, all’udienza dell’1/6/2021, la tratteneva in decisione. Le parti così precisavano le conclusioni:

quanto a parte attrice: “Si chiede pertanto che il Tribunale adito voglia considerare esistente la condizione di procedibilità dell’espletamento della procedura di ADR, avendo attivato la procedura di mediazione più completa e garantista per le parti rispetto alla negoziazione, e rimettere la causa sul ruolo per l’espletamento dell’istruttoria e quindi procedere con il giudizio instaurato fino alla pronuncia di merito, con l’accoglimento della domanda proposta, per i motivi tutti esposti innanzi. In via subordinata, nella remota e non creduta ipotesi in cui l’On.le Tribunale pronunci sentenza di improcedibilità dell’azione, voglia comunque ed in ogni caso statuire per una compensazione integrale delle spese, per i motivi tutti di cui innanzi” (note per l’udienza di precisazione delle conclusioni);

quanto a Roma Capitale: “L’avv. (…) per Roma Capitale, si riporta a tutto quanto, dedotto, richiesto ed eccepito nella comparsa di costituzione e nell’atto di chiamata in causa di terzo e chiede che venga dichiarata l’improcedibilità della domanda di parte attrice per non avere quest’ultima azionato, nel termine perentorio fissato dall’Almo Giudice con l’ordinanza del 04.02.2020, la procedura di negoziazione assistita, ritenendo di potervi supplire incardinando il procedimento di mediazione. Con ogni conseguenziale pronuncia in ordine alle spese di lite. Si dà atto che le presenti note sono state trasmesse alle controparti” (note per l’udienza di precisazione delle conclusioni);

quanto agli (…): “L’Avv. (…) chiede che venga dichiarata l’improcedibilità della domanda in quanto parte attrice non ha azionato nel termine perentorio fisato dal’Ill.mo Sig. GI, la procedura di negoziazione assistite, ritenendo di poter supplire alla stessa con il procedimento di mediazione. Con ogni conseguenziale pronuncia in ordine alle spese di lite” (note per l’udienza di precisazione delle conclusioni);

quanto a (…) (in comparsa di costituzione): “Preliminarmente, autorizzare la chiamata in causa, come da dichiarazione sopra estesa, dei (…) in Milano Corso (…), garante della responsabilità civile contro terzi dell’istante, differendo, conseguentemente, l’udienza di prima comparizione, indicata nell’atto di chiamata in causa notificato al Sig. (…) per il giorno 09.10.2019, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto all’art. 269 comma 2 c.p.c.; b) Nel merito, rigettare la domanda avanzata in via subordinata da Roma Capitale nei confronti dell’Impresa (…) perché infondata in fatto e diritto per i motivi esposti in narrativa; c) Sempre nel merito, in via subordinata rigettare la domanda di risarcimento avanzata dalla Sig.ra (…) nei confronti di Roma Capitale, perché anch’essa infondata in fatto ed in diritto; d) In via ulteriormente subordinata, nella denegata ipotesi dell’accoglimento della domanda risarcitoria avanzata da quest’ultimo e della domanda subordinata avanzata da Roma Capitale nei confronti della ditta appaltatrice, dichiarare tenuta e condannare i (…) in persona del legale rappresentante pro tempore, quale garante per la responsabilità civile contro terzi dell’Impresa (…), a tenere indenne e/o rimborsare il Sig. (…) di quanto lo stesso venisse condannato a corrispondere alle controparti, incluse le spese di lite; e) In ogni caso, con vittoria di spese, competenze, onorari, spese generali pari al 15%, IVA e CPA incluse”.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Quadro normativo di riferimento L’art. 3, Decreto-Legge 12 settembre 2014, n. 132, dispone, tra l’altro: “1. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti deve, tramite il suo avvocato, invitare l’altra parte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. Allo stesso modo deve procedere, fuori dei casi previsti dal periodo precedente e dall’articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28, chi intende proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti cinquantamila euro. L’esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza…”

Occorre valutare se possa considerarsi assolta la condizione di procedibilità a seguito dell’esperimento del tentativo di mediazione in luogo della procedura di negoziazione assistita obbligatoria. A tal fine occorre muovere dalla considerazione che i due istituti sono entrambi finalizzati alla risoluzione delle controversie in via stragiudiziale.

In particolare, per ciò che concerne la negoziazione assistita, l’art. 2, D.L. 132/2014 precisa che “la convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati è un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza di avvocati iscritti all’albo anche ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96.” Tramite l’introduzione di questo tipo di convenzione non si vuole che le parti si obblighino a pervenire ad una definizione stragiudiziale della controversia, ma soltanto che esse si impegnino a “cooperare in buona fede e con lealtà” per tentare di definire bonariamente la loro controversia. Si tratta di un contratto che impegna le parti a negoziare al fine di trovare una composizione della lite.

Il procedimento di mediazione disegnato dal D.Lgs. 28/2010 prevede l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa.

La mediazione presenta, quindi, alcuni caratteri dei mezzi autonomi di composizione della lite (nella parte in cui l’eventuale conciliazione raggiunta è frutto, come nella transazione, dell’accordo delle parti) ed altri caratteri dei mezzi eteronomi di risoluzione delle controversie (considerato che, come accade in sede processuale, vi è l’intervento di un terzo, che però in questo caso non giudica). Per quel che concerne i rapporti tra il procedimento di negoziazione assistita ed il procedimento di mediazione obbligatoria, l’art. 3, D.L. 132/2014, prevede l’obbligatorietà del procedimento della negoziazione assistita in relazione alle controversie in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti o di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti Euro 50.000,00, fuori dei casi previsti dall’articolo 5, comma 1 -bis, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28. Per converso, l’art. 3, co. 5, primo periodo del D.L. n. 132 del 2014, convertito nella L. n. 162 del 2014, prevede che “restano ferme le disposizioni che prevedono speciali procedimenti obbligatori di mediazione e conciliazione, comunque denominati… “.

Dall’interpretazione congiunta dei due commi si ricava che l’art. 3 cit. “impone espressamente il cumulo tra negoziazione assistita obbligatoria e procedure stragiudiziali obbligatorie, per legge o per previsione contrattuale o statutaria, salvo che la controversia non sia soggetta a mediazione obbligatoria ex lege, perché in tal caso solo questa procedura va esperita” (Tribunale di Verona, 23.12.2015, g.i. Vaccari).

Dunque il legislatore ha inteso accordare prevalenza al procedimento di mediazione obbligatoria nelle ipotesi di potenziale cumulo tra la negoziazione assistita e la mediazione, sicché, tutte le volte in cui la controversia rientri tanto tra quelle indicate dal D.L. n. 132/2014 quanto tra quelle contenute nell’art. 5 comma 1 bis del D.Lgs. n. 28/2010, chi intenda agire in giudizio sarà tenuto a proporre solo la domanda di mediazione, perdendo così la negoziazione il carattere dell’obbligatorietà, mentre con riferimento ad altre procedure obbligatorie di conciliazione, il legislatore del D.L. n. 132/2014 sceglie di non attribuire maggiore importanza all’una o all’altra, stabilendo che esse convivano (cfr. Tribunale di Verona, 12.5.2016, g.i. Vaccari).

Tale opzione trova la sua ratio nella stessa struttura del procedimento di mediazione, che, prevedendo l’intervento di un soggetto terzo estraneo alle parti in lite e dotato del potere di sottoporre alle parti una proposta conciliativa, risulta maggiormente articolato rispetto a quello di negoziazione assistita e non totalmente demandato all’autonomia negoziale delle 

Ne discende che, ove la mediazione non sia obbligatoria, mentre lo sia la negoziazione assistita, non rientra nel potere delle parti scegliere l’una piuttosto che l’altra, ma esse sono obbligate ad esperire la negoziazione assistita, indipendentemente dalla potenziale efficacia dell’una o dell’altra.

Ricostruzione del fatto

Nel caso di specie, la causa, avendo per oggetto la condanna al pagamento di una somma inferiore ad Euro 50.000,00 (Euro 35.048,83), rientra nell’ambito applicativo della negoziazione assistita.

Parte attrice non l’ha esperita, nonostante l’invito del Giudice, onde la domanda deve dichiararsi improcedibile.

SPESE DI LITE

Le spese di lite seguono la soccombenza. Esse si liquidano in dispositivo, tenendo conto che non è stata svolta attività istruttoria e che la causa è definita in virtù di un’eccezione di rito.

P.Q.M.

il Tribunale, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da (…):

– dichiara la domanda improcedibile per il mancato avveramento, nei sensi di cui in motivazione, della condizione di procedibilità, costituita dall’esperimento della negoziazione assistita;

– condanna parte attrice al pagamento, in favore di Roma Capitale, in persona del legale rappresentante pro-tempore, alle spese di giudizio, che liquida in Euro 500,00 per onorari, oltre spese generali nella misura del 15,00% sugli onorari, nonché c.p.a. ed i.v.a. sugli onorari aumentati delle spese generali;

– condanna parte attrice al pagamento, in favore di (…), alle spese di giudizio, che liquida in Euro 500,00 per onorari, oltre spese generali nella misura del 15,00% sugli onorari, nonché c.p.a. ed i.v.a. sugli onorari aumentati delle spese generali;

– condanna parte attrice al pagamento, in favore di (…), in persona del legale rappresentante pro-tempore, in persona del legale rappresentante pro-tempore, alle spese di giudizio, che liquida in Euro 500,00 per onorari, oltre spese generali nella misura del 15,00% sugli onorari, nonché c.p.a. ed i.v.a. sugli onorari aumentati delle spese generali.

Così deciso in Roma in data 8 ottobre 2021.

Depositata in Cancelleria l’8 ottobre 2021.


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