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Condominio: il conflitto di interessi non osta al voto per le deleghe

18 Agosto 2014
Condominio: il conflitto di interessi non osta al voto per le deleghe

Il conflitto di interessi di un condomino nei confronti del condominio non travolge automaticamente le deleghe a lui affidate da altri condomini per rappresentarli in assemblea.

Che succede se, in assemblea di condominio, un condomino che si trova in conflitto di interessi riguardo a un determinato punto all’ordine del giorno, e che pertanto su tale questione non può votare, è anche munito di deleghe a lui conferite da altri condomini? Potrà votare almeno per conto di questi ultimi, in ossequio al mandato ricevuto?

Lo questione è stata risolta, di recente, dal tribunale di Milano [1] sulla stessa scia di quanto già espresso, in passato, dalla Cassazione [2].

Secondo la sentenza in commento, nell’assemblea di condomino, il condomino che, in conflitto di interessi, non potrebbe votare per determinati punti all’ordine del giorno, può tuttavia farlo per le deleghe a lui affidate da altri condomini.

Dunque, il conflitto di interessi non travolge, almeno in automatico, anche il voto espresso in nome e per conto dei soggetti rappresentati se questi ultimi erano già a conoscenza del conflitto. Il voto è nullo solo se il contrasto non era noto al delegante. Pertanto, per annullare il voto occorre dimostrare che il rappresentante non era a conoscenza del conflitto di interessi in cui si trovava il delegato.

La realtà condominiale registra spesso la presenza di situazioni di conflitto d’interesse che rendono a volte difficile il bilanciamento tra gli interessi individuali e quelli della collettività condominiale unitariamente considerata. Le decisioni dei giudici, pur nella varietà dei casi, hanno espresso comunque una esigenza comune, quella cioè di evitare che un soggetto portatore di un interesse proprio e diverso da quello del condominio possa agire o partecipare a una decisione assunta invece nell’interesse della collettività condominiale.

La verifica del conflitto di interessi va condotta in concreto: bisogna cioè valutare se, nella realtà, l’interesse estraneo del condomino sia stato effettivamente anteposto a quello generale. Pertanto il semplice conflitto astratto e potenziale non rileva per poter chiedere l’annullamento del voto.

La sentenza del tribunale di Milano riguarda un caso sorto prima della recente riforma del condominio [3] la quale ha riscritto le norme sul voto in assemblea.

La legge del 2012, in particolare, ha stabilito che, quando i partecipanti al condominio sono più di 20, il delegato non può rappresentare più di un quinto dei condomini e del valore proporzionale. Il che significa che il delegato non può ricevere un numero di deleghe superiore a un quinto del complessivo numero delle “teste” di cui si compone il condominio e che contestualmente neppure superino il quinto del valore dell’edificio.

Inoltre, la riforma [3] ha perentoriamente escluso che i condomini possano delegare l’amministratore a rappresentarli in assemblea.


note

[1] Trib. Milano sent. n. 4072 del 25.03.2014

[2] Cass. sent. n. 18192/2009.

[3] Legge 220/2012.

Autore immagine: 123rf com


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5 Commenti

  1. Ai fini della sussistenza di un conflitto di interessi tra il condominio ed il singolo condomino è necessario che questi sia portatore allo stesso tempo di un duplice interesse (uno come condomino e uno come soggetto estraneo al condominio) e che i due interessi non possano soddisfarsi contemporaneamente, ma che il soddisfacimento dell’uno comporti il sacrificio dell’altro.

  2. In sede di assemblea condominiale vanno applicate, quanto al computo della maggioranza, le norme dettate in materia di società relativamente al conflitto di interessi del socio con conseguente esclusione dal diritto di voto di quest’ultimo. La mancata convocazione del condomino in conflitto d’interessi non determina l’invalidità della deliberazione in quanto il medesimo non avrebbe potuto comunque partecipare al voto.

  3. Prima della riforma della materia condominiale, quando l’amministratore, normalmente sprovvisto di voto in assemblea, veniva delegato a partecipare per conto di qualcuno, deliberando in conflitto di interessi con la collettività. In particolare, a proposito della delega, la giurisprudenza aveva chiarito che il conflitto di interesse del soggetto delegato non era automaticamente riconoscibile anche in capo al condomino delegante.

  4. Ai fini della invalidità della delibera assembleare, il conflitto di interessi può essere riconosciuto solo ove risulti dimostrata una sicura divergenza tra specifiche ragioni personali di determinati singoli condomini ed un parimenti specifico contrario interesse istituzionale del condominio.

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