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Chi sono i richiedenti protezione?

25 Giugno 2022 | Autore:
Chi sono i richiedenti protezione?

Quali soggetti possono essere “protetti” in Italia e come?

Il nostro ordinamento giuridico prevede due forme di protezione internazionale: l’asilo politico e la protezione sussidiaria. In entrambi i casi, per il loro riconoscimento è necessario presentare apposita domanda. Chi sono i richiedenti protezione internazionale?

I richiedenti protezione internazionale sono quei soggetti che hanno presentato istanza di protezione internazionale e sono in attesa della decisione sul riconoscimento dello status di rifugiato o di altra forma di protezione.

I rifugiati sono i cittadini stranieri che per il timore fondato di essere perseguitati per motivi di razza (ad esempio per il colore della pelle o per l’appartenenza a una tribù), religione (ad esempio per il fatto di professare o di non professare una determinata religione), nazionalità (ad esempio per la loro appartenenza a una minoranza etnica o linguistica), appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trovano fuori dal territorio del Paese di cui hanno la cittadinanza e non possono o, a causa di tale timore, non vogliono avvalersi della protezione di tale Paese. Si può trattare anche di apolidi che si trovano fuori dal territorio nel quale avevano precedentemente la dimora abituale e, per le stesse ragioni, non possono o non vogliono farvi ritorno.

Invece, alla protezione sussidiaria sono ammissibili i cittadini stranieri che non possiedono i requisiti per essere riconosciuti rifugiati ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornassero nel Paese di origine, o, nel caso degli apolidi, se ritornassero nel Paese nel quale avevano precedentemente la dimora abituale, correrebbero un rischio effettivo di subire un grave danno (vedi la condanna a morte, le torture, i trattamenti inumani o degradanti, il pericolo di morte a causa di un conflitto armato).

Chi può richiedere la protezione internazionale?

Possono richiedere la protezione internazionale:

  1. i soggetti extracomunitari che non possono tornare nel loro Paese di origine perché temono di essere perseguitati o rischiano di subire danni gravi;
  2. i soggetti che non hanno alcuna cittadinanza (apolidi) e temono di essere perseguitati o di rischiare di subire danni gravi nel caso in cui tornassero nel Paese di abituale residenza.

Richiesta di protezione internazionale: quando e dove si presenta?

La richiesta di protezione internazionale va presentata al momento dell’arrivo in Italia presso la polizia di frontiera o, se lo straniero si trova già in Italia, presso la questura – ufficio immigrazione di polizia – più vicina.

Tale richiesta può essere presentata anche se il soggetto si trova in carcere o trattenuto in un centro di permanenza per il rimpatrio (CPR).

La domanda di protezione internazionale è individuale; pertanto, ogni persona adulta deve presentare l’istanza personalmente.

Se il richiedente ha figli minorenni è opportuno che informi le autorità della loro presenza in modo che la sua domanda possa valere anche per la prole.

Se il richiedente è minorenne e si trova da solo nel nostro Paese può comunque presentare la richiesta con l’assistenza della persona del centro in cui viene ospitato.

La procedura per la valutazione della richiesta di protezione internazionale è gratuita.

Chi valuta la richiesta di protezione internazionale?

Secondo la legislazione europea (Regolamento di Dublino) non è lo straniero a decidere il Paese che dovrà valutare la sua richiesta di protezione internazionale. Il fatto di avere presentato la domanda in un determinato Stato, infatti, non garantisce che sarà lo stesso ad esaminarla.

Il Paese europeo in cui lo straniero si trova, prima di valutare l’istanza, verifica se è competente a decidere o se deve trasferire il soggetto in un altro Stato europeo, che esaminerà la domanda.

In sostanza, a decidere potrà essere:

  • il primo Stato nel quale tale soggetto è entrato irregolarmente;
  • il Paese che gli ha rilasciato un titolo di soggiorno o un visto di ingresso;
  • il Paese nel quale si trova regolarmente un suo familiare, se è minorenne e non accompagnato in Italia;
  • il Paese in cui si trova un suo familiare che sia stato riconosciuto rifugiato o che abbia fatto domanda di asilo.

Per familiare si deve intendere:

  • il marito o la moglie dello straniero;
  • la persona con la quale ha una relazione stabile, se lo Stato di accoglienza la parifica al matrimonio;
  • i figli minorenni, sempre che siano sostenuti economicamente dallo straniero e non siano sposati;
  • il padre, la madre o il tutore se è un minore d’età e non è sposato.

Qual è la procedura per il riconoscimento della protezione internazionale?

In maniera estremamente sintetica esaminiamo ora la procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, che si compone di più passaggi. In pratica, dopo che lo straniero ha espresso l’intenzione di chiedere la protezione internazionale, viene identificato dalla polizia mediante la registrazione dei suoi dati anagrafici (nome, cognome, data e luogo di nascita, nazionalità) e lo scatto di alcune fotografie.

Se ha un’età pari o superiore a 14 anni la polizia scatta una fotografia anche delle dita, che trasmette ad una banca dati europea denominata Eurodac.

Viene, quindi, fissato un appuntamento per la formalizzazione della domanda, durante il quale viene compilato un apposito modulo di registrazione (modello C3) per la domanda di protezione internazionale.

In tale modulo, che contiene una serie di domande sui dati personali dello straniero e sui suoi familiari, va descritto anche il viaggio dal Paese di origine verso l’Italia e i motivi per cui ha lasciato il Paese. Il modulo va firmato dall’interessato, dal funzionario di polizia e dall’interprete che ha assistito alla procedura. Nel caso in cui si tratti di un minore il modello è firmato anche dal tutore, appositamente nominato, o dal responsabile del centro in cui è stato accolto.

La decisione sulla domanda di protezione internazionale è di competenza di un organo chiamato Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale composto da quattro membri:

  • due rappresentanti del ministero dell’Interno;
  • un rappresentante del Comune, della Provincia o della Regione;
  • un rappresentante dell’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati).

L’audizione si svolge entro 30 giorni dalla presentazione della domanda e la Commissione decide nei 3 giorni successivi.

La Commissione può:

  • riconoscere lo status di rifugiato;
  • non riconoscere lo status di rifugiato e concedere la protezione sussidiaria, se ritiene che sussista un rischio effettivo di un grave danno in caso di rientro nel Paese d’origine;
  • non riconoscere lo status di rifugiato ma ritenere che sussistano gravi motivi di carattere umanitario e, pertanto, chiede alla questura che venga dato un permesso di soggiorno per motivi umanitari;
  • non riconoscere lo status di rifugiato e rigettare la domanda;
  • rigettare la domanda per manifesta infondatezza, quando ritiene palese l’insussistenza di qualsiasi presupposto per il riconoscimento della protezione internazionale, ovvero quando risulti che la domanda è stata presentata al solo scopo di ritardare o impedire l’esecuzione di un provvedimento di espulsione o di respingimento.

Contro la decisione della Commissione territoriale è possibile presentare ricorso al tribunale.



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