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Consumi: come scegliere il finanziamento

19 Agosto 2014
Consumi: come scegliere il finanziamento

Guida pratica: contro la crisi di domanda il credito si reinventa e punta a servizi migliori; prestiti personali o finalizzati; Taeg; busta paga e assicurazione; rimborso a rate con le carte revolving.

Sarà capitato un po’ a tutti negli ultimi anni di pensare a un acquisto e poi ricredersi e rimandarlo a tempi migliori. Questo è certo, se si considera che secondo i dati di Crif (Centrale rischi e informazioni finanziarie) nel primo semestre dell’anno in corso, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (che pure aveva segnato in parte un andamento meno critico del 2012), la domanda di prestiti ha registrato una contrazione del 6,9% (a luglio il dato si era assestato a -6,6%).

Il mondo del credito al consumo è stato costantemente in territorio negativo dal 2009, anche perché la crisi ha profondamente toccato la propensione al consumo. La situazione dei prestiti al consumo si spiega già pensando al suo stesso nome. Negli ultimi anni in Italia c’è stata una contrazione degli acquisti, in particolare di auto. L’acquisto dell’automobile è sempre stata una delle voci più importanti finanziate dalle famiglie con il ricorso al credito. La contrazione del mercato dell’auto negli ultimi anni, ma anche la crisi più generale dei consumi, non poteva non proiettarsi sulla richiesta di credito.

Il mondo dell’auto ha avuto anche un’altra conseguenza importante sulla contrazione del credito al consumo, ma in un segno che si potrebbe definire in qualche modo positivo. Le case automobilistiche e la rete distributiva si sono attrezzate per offrire soluzioni più varie. Per esempio, oggi ci sono forme di leasing che finanziano l’acquisizione di auto, che magari prevedono anche una serie di servizi aggiuntivi, dall’assicurazione alla possibilità di cambiare l’auto alla fine del periodo.

In portafoglio possibili prestiti personali o finalizzati

I prestiti in genere possono essere finalizzati oppure personali. Nel primo caso sono erogati per finanziare direttamente l’acquisto di un bene, nel secondo caso vengono concessi al richiedente senza una specificazione dell’uso che intende farne. L’articolazione del calo del 2014 tra queste due voci mostra ancora più chiaramente l’andamento della crisi: i prestiti finalizzati infatti sono scesi del 9,6%, mentre quelli personali sono scesi solo (si fa per dire) del 3,7%.

I prestiti personali e quelli finalizzati sono le due grandi voci del credito al consumo.

Anche la durata dei prestiti richiesti dagli italiani mostra una difficoltà di fondo. Infatti – dato che Crif aggrega per prestiti personali e finalizzati – nei primi sei mesi del 2014 si è vista una netta preferenza per quelli oltre i 60 mesi, che hanno totalizzato il 21,5% delle richieste.

Il Taeg riepiloga anche gli oneri nascosti

Il polso della situazione del “prezzo” del denaro è dato dalla rilevazione che la Banca d’Italia fa ai fini dei tassi usurari. Per i prestiti finalizzati e quelli personali si viaggia intorno a valori medi del 12,21% per quelli personali e al 12,25% per quelli finalizzati (se l’importo è inferiore a 5mila euro, mentre scende al 9,25 se si supera quota 5mila). Il comunicato di Banca d’Italia dell’8 agosto con la rilevazione delle principali voci dei bilanci bancari indica per lo scorso mese di giugno un Taeg medio per la voce “credito al consumo” del 9,27%.

La prima avvertenza è che si tratta di Taeg, quindi di un tasso globale, che include voci che nel tasso nominale non sono incluse. Il prestito finalizzato può essere particolarmente conveniente se legato ad offerte veicolate direttamente dal venditore. In generale per la vendita di elettrodomestici capita spesso di vedere direttamente nel punto vendita l’offerta del finanziamento a tasso zero. In quel caso occorre fare attenzione all’effetto “richiamo”. Le offerte a tasso zero difficilmente si applicano a periodi troppo lunghi e quindi la rata potrebbe risultare alta, ma intanto possono orientare all’acquisto, che poi magari viene finanziato in un periodo maggiore, con un tasso in linea con le offerte di mercato.

In generale, la formula con restituzione inferiore all’anno è particolarmente indicata per il finanziamento delle vacanze. Chi ricorre a un prestito per pagarsi queste ultime infatti, fa bene a fare i conti con l’idea che probabilmente anche l’anno successivo potrebbe avere la stessa esigenza.

La distinzione tra prestito personale e prestito finalizzato è legata appunto (si veda l’articolo accanto) alla “immediata” destinazione di queste somme a un certo scopo (comprare un’auto, un televisore eccetera) o meno. Il prestito personale invece può avere una maggiore flessibilità: essere destinato a più spese oppure all’acquisto di un bene e di altri materiali accessori.

In entrambi i casi, l’acquirente deve fare attenzione ai costi del finanziamento. Prima di fare una richiesta è bene quindi capire di che tipo di spesa si vuole fare e come finanziarla. Poi esaminare i costi del prestito, perché un po’ come l’amore, il denaro con il denaro si paga. Oltre al tasso nominale infatti (Tan) bisogna vedere bene il Taeg (che può essere indicato anche come Isc: indicatore sintetico di costo), che include anche altre spese, come quelle di istruttoria, di apertura e chiusura della pratica, delle assicurazioni richieste a copertura di eventi che dovessero impedire l’adempimento del debitore.

Tutti costi che possono fare salire di molto il costo del prestito per piccoli importi. Però in quel caso basta anche guardare quanto si restituirà alla fine: molti siti offrono questo servizio e in ogni caso lo si può chiedere all’addetto allo sportello. Magari per una piccola cifra un Taeg relativamente alto potrà sembrare comunque sopportabile.

Le garanzie: assicurazione o busta paga fanno aprire la pratica

Quando ci presentiamo a chiedere un prestito, l’interlocutore è chiamato a verificare se “possiamo permettercelo” e ci chiede anche qualche garanzia per tutelare il proprio credito. Come un’assicurazione, per esempio.

La fase della verifica parte dalla documentazione che ci viene richiesta per quantificare la nostra capacità reddituale. In pratica, se le nostre entrate ci permettono di sostenere la spesa del pagamento delle rate. Per crediti di importo limitato la richiesta di documentazione può anche fermarsi al codice fiscale, al documento di identità e alle indicazioni per il pagamento con rid bancario.

Una richiesta così limitata avviene solo in caso di prestiti limitati e neanche sempre. Infatti spesso anche per importi bassi può essere chiesto comunque all’interessato di portare la documentazione relativa ai propri redditi. Un giro dei siti da questo punto di vista può essere un utile elemento per sapere quali documenti occorre portare quando ci si presenta per chiedere il prestito. E se per importi minori sono previste degli “alleggerimenti” della documentazione. Altrimenti occorrerà portare – di norma – busta paga e/o ultima dichiarazione dei redditi.

A tranquillizzare il “finanziatore” ci sono però anche altri elementi di cui però spesso non ci accorgiamo. Tra l’infinità di carte che si firmano per chiedere un finanziamento, c’è infatti anche quella per il consenso per la comunicazione dei propri dati ad Eurisc (il sistema di informazioni creditizie gestito da Crif), che può avvenire durante l’istruttoria di un nuovo finanziamento, se la banca o la finanziaria intende consultare i dati del richiedente per valutarne la richiesta, quando il finanziamento viene erogato e con con gli aggiornamenti dei pagamenti periodici. Anche senza consenso, i dati a Eurisc arrivano nel momento in cui non si pagassero le rate, quando si verrebbe segnati come cattivi pagatori. La verifica Eurisc può essere utile allo stesso richiedente per evitare situazioni di sovrindebitamento.

L’altra voce che predispone la banca o la finanziaria a concedere il prestito è quella delle assicurazioni. Spesso infatti viene chiesto di sottoscrivere una polizza per alcuni casi, come la morte, la perdita di lavoro o l’invalidità che possono appunto minare (o azzerare) le possibilità della finanziaria di recuperare le somme versate.

Rimborso a rate con le carte revolving

Cessione del quinto dello stipendio e carte revolving sono modalità poco utilizzate da parte degli italiani per finanziare il consumo. E spesso sono riservate a soggetti che troverebbero difficoltà ad accedere agli altri circuiti.

La cessione del quinto è una forma per la quale il finanziatore riceve sufficienti garanzie, visto che il pagamento delle rate avviene attraverso una trattenuta sullo stipendio o sulla pensione da parte del datore di lavoro o dell’ente pensionistico. Lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e pensionati sono infatti le due categorie che possono accedere a questa forma di finanziamento, fatta salva la disponibilità dell’ente di riferimento a fare da “sostituto”. Oltre a questa garanzia la banca o la finanziaria chiedono poi anche la sottoscrizione di una polizza che copra per il caso di morte o di perdita del lavoro.

Eppure nonostante questo quadro garantito il Taeg rilevato dalla Banca d’Italia per questa modalità di finanziamento viaggia oltre il 12%. E a pesare sono commissioni chieste all’inizio, che possono decurtare anche pesantemente l’importo della somma che il richiedente riceve alla fine.

Per quanto riguarda le carte revolving (una carta di credito con rimborso rateale), occorre considerare che in giro si legge spesso la parola «facile» legata alla loro concessione. E così sono alte anche le percentuali di insolvenze di queste carte, che ne portano in alto gli interessi. Non solo: l’accumulo di ulteriori spese può portare il consumatore in una spirale da cui diventa poi difficile uscire.

A chi rivolgersi se si creano problemi con la banca

Avevo chiesto un prestito. Poi dopo la richiesta di documenti e varie altre integrazioni, all’ultimo momento non mi è stato concesso più il finanziamento. Cosa posso fare?

A proposito del soggetto a cui rivolgersi in caso di problemi con la banca, ci sono diverse soluzioni (prima di un eventuale giudizio): dal rivolgersi alle associazioni dei consumatori o direttamente a un organo di mediazione o di arbitrato come l’Arbitro bancario finanziario (Abf).

Un altro aspetto della risposta è cosa fare se la banca all’ultimo momento non concede più il prestito. Il caso pare piuttosto raro per il credito al consumo, ma in tema di mutui proprio l’Abf ha più volte riconosciuto il diritto al risarcimento del cliente. L’Abf (dec. 6362/13) ha infatti stabilito che la decisione sul merito creditizio è sempre della banca, ma questa può essere tenuta a risarcire il cliente per responsabilità precontrattuale quando: vi sia in corso fra le parti una trattativa prenegoziale; le trattative siano giunte ad uno stadio tale da far sorgere nella parte che invoca l’altrui responsabilità il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto; la controparte, a cui si addebita la responsabilità, abbia interrotto le trattative in difetto di giustificato motivo.

 

Quanto costa chiudere i conti in anticipo

Ho sottoscritto l’anno scorso un contratto di credito al consumo per l’acquisto di un’autovettura. Con un aiuto di un familiare ora posso estinguere il debito. Ma questo ha dei costi?

Il costo dell’estinzione anticipata, in base alla normativa sul credito al consumo, non può essere superiore all’1% del capitale residuo. Il vantaggio dell’estinzione anticipata è quello di risparmiare gli interessi residui. Se si ha a disposizione della liquidità, può essere una buona soluzione, visto che difficilmente un altro “impiego” di quella somma renderebbe un importo pari agli interessi che paghiamo per il prestito.


note

Autore immagine: 123rf com


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