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Che succede se non si fa la negoziazione assistita?

27 Giugno 2022 | Autore:
Che succede se non si fa la negoziazione assistita?

Invito alla stipula di una convenzione di negoziazione assistita: cos’è, come funziona e quando è obbligatoria?

Se hai subito un torto e vuoi andare in tribunale è probabile che tu non possa farlo prima di aver tentato di riappacificarti con la tua controparte. È la legge a prevederlo. In pratica, secondo il nostro ordinamento, non si può bussare alle porte della giustizia se prima non si dimostra di aver provato a concludere una conciliazione amichevole. È a questo che serve la negoziazione assistita. Di cosa si tratta? Che succede se non si fa la negoziazione assistita?

Come vedremo di qui a breve, la negoziazione assistita è condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria; ciò significa che il giudice non può esprimersi sulla domanda che gli è stata proposta se prima non è stato fatto il tentativo di conciliazione. È quindi evidente che, prima di fare causa, è bene accertarsi dei casi in cui la negoziazione assistita è prevista come obbligatoria per legge. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme che succede se non si fa la negoziazione assistita.

Negoziazione assistita: cos’è?

La negoziazione assistita è una procedura conciliativa che avviene tra le parti assistite dai rispettivi avvocati.

La negoziazione assistita, quando obbligatoria, è condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria: ciò significa che chi intende agire in tribunale deve innanzitutto invitare la controparte a tentare di raggiungere un accordo pacifico; solo in caso di esito negativo, si potrà procedere davanti al giudice.

Negoziazione assistita: come funziona?

La procedura di negoziazione assistita deve svolgersi con la presenza necessaria degli avvocati di entrambe le parti.

Per la precisione, l’invito a partecipare alla negoziazione deve provenire dall’avvocato di chi, per primo, intende agire in giudizio.

Il destinatario può aderire alla conciliazione, facendo pervenire risposta tramite il suo avvocato. In questo caso, le parti, con i rispettivi legali, si troveranno intorno allo stesso tavolo per cercare di raggiungere una soluzione bonaria.

A questo punto, se le parti stringono un accordo, gli avvocati provvederanno a certificarlo in un verbale (cosiddetta “convenzione di negoziazione assistita”) che varrà come titolo esecutivo, esattamente come una sentenza del giudice.

In caso contrario, gli avvocati redigono un verbale avente esito negativo; dopo di ciò, chi intende proseguire in tribunale potrà farlo senza alcun problema.

La parte invitata può anche non far pervenire alcuna risposta all’invito della controparte; in questa ipotesi, se nessun riscontro perviene entro trenta giorni, la negoziazione si intenderà fallita e si potrà procedere in giudizio.

Negoziazione assistita: quando è obbligatoria?

La negoziazione assistita è obbligatoria per legge nelle seguenti materie:

  • risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti;
  • pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti i 50mila euro.

In pratica, chi vuole chiedere il risarcimento perché, ad esempio, è stato investito da una macchina, dovrà per prima cosa invitare la controparte a stipulare una negoziazione assistita, cioè a raggiungere un accordo bonario. Lo stesso per chi voglia farsi restituire un prestito inferiore a 50mila euro.

La negoziazione assistita non è invece obbligatoria quando si procede con decreto ingiuntivo (per crediti certi, liquidi ed esigibili provati per iscritto) e in tutti i casi in cui la legge prevede già la mediazione.

Negoziazione assistita: che succede se non si fa?

Come detto, la negoziazione assistita obbligatoria è condizione di procedibilità; ciò significa che, se non si fa, il giudice non può nemmeno entrare nel merito della vicenda.

Ad esempio, chi va davanti al giudice per chiedere la restituzione di un prestito di 20mila euro senza prima aver tentato la negoziazione assistita non potrà ottenere un provvedimento favorevole perché il giudice non potrà nemmeno esprimersi sulla vicenda.

Insomma: la negoziazione assistita obbligatoria è un passaggio necessario che, se non fatto, preclude al giudice la possibilità di affrontare la causa.

In questi casi, però, non tutto è perduto: per legge, il giudice, quando si accorge alla prima udienza che non è stato fatto il tentativo di negoziazione assistita, rinvia la causa a nuova data, concedendo all’attore un termine di 15 giorni per mettersi in regola, cioè effettuare l’invito alla controparte.

Alla successiva udienza, se il tentativo di raggiungere un accordo tramite negoziazione assistita non è stato fatto, allora il giudice dichiarerà in maniera definitiva l’improcedibilità della domanda, chiudendo così il processo.

Tirando le fila di quanto detto sinora: se la negoziazione assistita non si fa, il giudice concede un termine per rimediare, cioè per effettuare il tentativo obbligatorio previsto a pena di improcedibilità. Alla nuova udienza, il giudice verifica se l’invito è stato fatto nei termini indicati (15 giorni); se è tutto in regola, si potrà proseguire con il processo; altrimenti, al giudice non resta che dichiarare l’improcedibilità.

Negoziazione assistita: che succede se non si partecipa?

Diversa è la questione nel caso in cui la parte invitata decida di non partecipare affatto alla negoziazione assistita, ad esempio non facendo pervenire alcun riscontro entro trenta giorni oppure declinando espressamente la richiesta.

In casi del genere, non solo la negoziazione ha esito negativo e, pertanto, consente all’attore di poter procedere in giudizio, ma tale condotta dell’invitato può essere negativamente valutata dal giudice.

Secondo la legge, la mancata risposta all’invito entro trenta giorni dalla ricezione o il suo rifiuto può essere valutata dal giudice ai fini delle spese del giudizio e dell’eventuale condanna al risarcimento dei danni.

In pratica, se la parte invitata alla conciliazione non partecipa senza alcun motivo legittimo, il giudice può valutare negativamente questo atteggiamento, punendolo con l’obbligo di pagare le spese del procedimento e, in ultima ipotesi (invero rara), anche con il risarcimento per aver causato un giudizio altrimenti evitabile.



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