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Buca coperta da foglie: c’è risarcimento?

2 Febbraio 2022
Buca coperta da foglie: c’è risarcimento?

Tombino scoperto e occultato dalle foglie: concorso di responsabilità della vittima caduta a terra e feritasi.

Si può accampare il diritto al risarcimento in presenza di una buca coperta da foglie? La regola impone al pedone di camminare osservando quel minimo di diligenza necessaria a non mettere i piedi in asperità stradali o altre insidie vistose. Se la buca è quindi di grosse dimensioni o collocata al centro della strada, in modo che la sua presenza sia agevolmente percepibile, non si possono accampare pretese economiche nei confronti del Comune. Viceversa, laddove si tratti di un’insidia o di un trabocchetto, tale cioè da essere difficilmente visibile, anche in base alle condizioni di illuminazione della strada, l’infortunato dovrà essere risarcito.

Il problema si pone proprio per la buca coperta da foglie. Da un lato infatti è vero che l’avvallamento stradale non è percepibile nell’immediato dal pedone proprio per la presenza, sopra di esso, dei detriti e degli altri residui vegetali; il che farebbe presupporre che il passante o il ciclista che vi cada abbia comunque diritto al risarcimento. Dall’altro lato, però, una regola di normale diligenza imporrebbe di non sfidare la sorte e di evitare tutte quelle sezioni stradali ove è possibile che si nascondano delle insidie.

Quale tra le due interpretazioni potrebbe sposare un giudice qualora una persona dovesse cadere in una buca coperta da foglie e quindi nascosta sul manto stradale? La domanda è stata posta, proprio in questi stessi termini, alla Cassazione [1].

Al centro della vicenda un ciclista caduto in un tombino scoperto e occupato da foglie e carta. In questo caso, il giudice “salomonicamente” ha ritenuto che possa configurarsi un concorso di colpa. Di certo infatti è addebitabile al Comune la responsabilità di aver lasciato sulla strada una buca, senza pensare di transennarla o coprirla, lasciando così che le foglie secche la occultassero; ma al tempo stesso deve essere ritenuta anche colpevole la persona danneggiata che, in maniera assurda, ha diretto il passo proprio verso il punto più pericoloso della strada. Al primo è stata riconosciuta una percentuale di responsabilità pari all’80% e al secondo del 20%.

È vero: non è detto che là dove vi sono detriti si debba per forza nascondere una insidia, ma certo è da negligenti andarvi a finire con i piedi o le ruote della bici non sapendo cosa vi è sotto. È come accettare un rischio. E chi accetta un rischio, seppure in parte, deve anche assumersi quantomeno una parte delle relative conseguenze.

Prudenza impone che, una volta percepito lo stato dei luoghi, bisogna evitare di dirigersi in punti oscuri, poco illuminati o comunque dove potrebbero celarsi trabocchetti e che potrebbero comunque provocare la caduta per la presenza di detriti.

Naturalmente, come spesso succede in giurisprudenza, per un precedente di un segno se ne trova sempre un altro di segno opposto. E così, infatti, il tribunale di Roma, in una sentenza del 2018 [2], ha riconosciuto il risarcimento per la caduta a causa di un dissesto sul marciapiede ricoperto di foglie. Di lì il principio secondo cui: «Nel caso di una buca completamente ricoperta dalle foglie presenti sull’intero marciapiede, deve ritenersi che la presenza del dissesto sul tratto di strada non sia percepibile ed evitabile con ordinaria avvedutezza da parte del pedone. Ciò a maggior ragione per l’insussistenza di valida ed effettiva alternativa rispetto al transito sulla pavimentazione, poiché lo strato di foglie copriva il marciapiede intero. Va pertanto dichiarata la responsabilità del Comune per i danni subiti dal pedone in conseguenza della caduta a causa del detto dissesto non visibile».

Si comprende bene che l’esito della causa dipende da una serie di fattori come:

  • la grandezza della buca (paradossalmente, tanto più è grande, tantomeno sarà possibile ottenere il risarcimento, in quanto il rischio è percepibile con facilità);
  • la condizione di dissesto della strada (su una strada piena di buche deve essere maggiore l’attenzione del pedone o del ciclista);
  • le condizioni di visibilità (laddove sia buio e non ci siano lampioni, non è possibile accorgersi delle insidie, anche di quelle che alla luce del giorno sarebbero facilmente visibili).

Insomma, mai come in tema di cadute per buche sulla strada è possibile trovare sentenze che dicono l’esatto contrario di altre. Non perché i giudici abbiano pareri discordanti ma perché cambiano le situazioni di fatto che potrebbero dar diritto al risarcimento del danno.


note

[1] Cass. ord. n. 2495/2022.

[2] Trib. Roma sent. n. 2261/2018.

Cass. civ., sez. VI – 3, ord., 27 gennaio 2022, n. 2495

Presidente Amendola – Relatore Graziosi

Rilevato che:

  1. Con atto notificato il 12. 6. 2020, G.A. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 4903 della Corte d’appello di Napoli pubblicata il 9.10.2019, emessa in un giudizio avviato dalla medesima per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti a una caduta dalla bicicletta, in tesi dovuta alla presenza, sulla strada comunale percorsa, di una buca in corrispondenza di un tombino privo di copertura e coperto da fogliame e carta. Il Comune di Mariglianella intimato ha notificato controricorso. La Unipol intimata non ha formulato difese.
  2. Nel primo grado di giudizio la attrice qui ricorrente aveva ottenuto il riconoscimento della piena responsabilità del Comune ex art. 2051 c.c., liquidando un importo totale di Euro 79.361,00 per il danno alla persona subito dalla ricorrente. Impugnata la sentenza da parte del Comune, la Corte d’appello, per quanto qui di interesse, in riforma parziale della sentenza, riconosceva un concorso di colpa della danneggiata nella misura del 20%, decurtando proporzionalmente quanto liquidato alla medesima; per la restante parte manteneva ferma la statuizione sulla responsabilità del Comune ex art. 2051 c.c., valutandola nella misura dell’80% sotto il profilo causale.
  3. Il ricorso è affidato a due motivi.

Considerato che:

  1. Con il primo motivo si denuncia “omessa pronuncia ex art. 360 c.p.c., n. 5, rispetto a iter logico della sentenza e l’assenza di motivazione, per violazione dell’art. 132 c.p.c.”. Il motivo adduce la mancata considerazione dell’istruttoria espletata. Inoltre adduce che la motivazione si dimostri del tutto illogica e apparente, poiché la Corte di merito, dopo avere constatato che il tombino era privo di copertura, e coperto di foglie e carta, ha ritenuto, contraddicendo quanto poco prima rilevato, che “lo stato dei luoghi” fosse percepibile e avrebbe dovuto indurre la danneggiata a mantenere un condotta di guida della bicicletta maggiormente prudente, evitando di dirigere il velocipede in un punto nel quale avrebbero potuto celarsi insidie.
  2. Il motivo è inammissibile sotto il profilo di nullità di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, poiché la motivazione resa, a ben vedere, denuncia non tanto una omessa considerazione di un fatto decisivo, bensì una errata valutazione delle risultanze istruttorie, e, dunque, l’esito di una valutazione di merito, del tutto incensurabile in questa sede (cfr. Cass. SU 8053/2014).
  3. Sotto il profilo della denunciata illogicità, assenza, o quantomeno apparenza di motivazione, rilevante ex art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, invece, il motivo è palesemente infondato. Ai fini della valutazione della responsabilità ex art. 2051 c.c., nel valutare la imprudenza della vittima, pur in presenza di una insidia, sotto il profilo del nesso causale tra condotta ed evento, la motivazione resa dalla Corte risulta intrinsecamente coerente e logica, e dunque rispettosa del cd minimo costituzionale (cfr. Cass. Sez. 2 -, Ordinanza n. 27415 del 29/10/2018; SU 8053/2014).
  4. Nel caso in esame la Corte di merito, pur riconoscendo che il tombino costituiva una insidia, ha considerato che alla determinazione dell’evento avesse concorso, in una minima parte valutata nella misura del 20%, la condotta negligente della danneggiata, assumendo che, una volta percepito lo stato dei luoghi, essa “avrebbe dovuto evitare di dirigere il velocipede in un punto nel quale avrebbero potuto celarsi insidie, ovvero che ne avrebbe potuto comunque provocare la caduta per la presenza di detriti e tanto era richiesto a una persona di diligenza media”. La motivazione resa, lungi dall’essere contraddittoria o apparente, dimostra coerentemente che, sotto il profilo del nesso causale, occorreva farsi una valutazione comparativa tra le due condotte colpose assunte dalle parti, ex art. 1227 c.c., comma 1.
  5. Il motivo, pertanto, nello spendere argomenti che si dimostrano del tutto inidonei a dedurre il vizio di motivazione apparente o logicamente incoerente, tende in realtà a censurare, piuttosto, una valutazione di merito sul contributo dato, nella causazione dell’evento, dalla condotta negligente tenuta dalla vittima, del tutto insindacabile in tale sede di giudizio di legittimità (cfr. Cass. SU 8053/2014).
  6. Con il secondo motivo si denuncia “violazione e falsa applicazione dell’art. 1227 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 3”. Si deduce l’assenza dei presupposti giuridico fattuali per attribuire un concorso di colpa alla ricorrente, caduta in una buca coperta da fogliame mentre percorreva la pubblica via in bicicletta. Trattasi, come sopra detto, di una valutazione di merito sul grado di negligenza della vittima, rispetto alle regole di normale prudenza, effettuata dal giudice alla luce delle circostanze acquisite, e dunque di una valutazione fattuale insindacabile circa la dinamica dell’occorso (cfr. Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 9315 del 03/04/2019).
  7. Conclusivamente il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese sono compensate tra le parti in ragione dell’esito altalenante dei giudizi di merito.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso;

compensa le spese tra le parti;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.


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