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No licenziamento per matrimonio anche agli uomini

20 Agosto 2014
No licenziamento per matrimonio anche agli uomini

Nullo il licenziamento intimato a un uomo in concomitanza con le nozze: tutela matrimoniale estesa anche al sesso maschile.

La tutela contro i licenziamenti per causa di matrimonio si applica anche agli uomini, e non solo alle donne lavoratrici.

Lo afferma una recente ordinanza del Tribunale del lavoro di Milano [1]. La questione non è nuova, anche se le decisioni note sul punto non sono molte.

Il divieto di licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio prevede [2] la nullità del licenziamento attuato a causa di matrimonio, presumendosi tale il licenziamento della dipendente intimato nel periodo intercorrente dalla richiesta delle pubblicazioni fino a un anno dalla celebrazione.

Il datore di lavoro può superare la presunzione di nullità solo provando che il licenziamento è avvenuto per:

colpa grave del lavoratore costituente giusta causa di licenziamento,

– per cessazione dell’attività dell’azienda,

– per ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o per scadenza del termine.

Alla lavoratrice allontanata dal lavoro spetta la retribuzione fino al giorno della riammissione in servizio.

Il divieto si riferisce al licenziamento della sola lavoratrice. La ragione dell’uso del femminile è evidente, se riferita al periodo storico in cui è stato introdotto il divieto. Negli anni ’60 solo la donna era destinataria di una serie di prerogative e tutele legate alla maternità (astensione dal lavoro, permessi, divieto di licenziamento). Si voleva quindi impedire al datore di lavoro di “liberarsi” di una dipendente che, soprattutto secondo la mentalità dell’epoca, al matrimonio avrebbe quanto prima fatto seguire la gravidanza, con tutte le tutele e relativi costi che ne sarebbero derivati.

Nel 1963, del resto, non era stata ancora introdotta in via generale alcuna limitazione al licenziamento, che poteva essere intimato senza motivazione alcuna.

Negli anni successivi, dopo l’estensione anche al padre lavoratore di alcuni istituti prima riservati solo alla madre (congedi di paternità e parentali, riposi giornalieri, congedi per malattia del figlio), ci si è chiesti se, a dispetto delle espressioni letterali usate, il divieto di licenziamento per causa di matrimonio non andasse esteso anche agli uomini. In tal senso, con una decisione del 26 luglio 1979, si era pronunciato il Pretore di Salerno, mentre il Tribunale di Padova, in una successiva sentenza del 9 maggio 2000, aveva escluso che il lavoratore maschio potesse beneficiare di tale tutela, considerata intrinsecamente legata alla possibile futura gravidanza.

Il Tribunale di Milano, invece, adotta un punto di vista diverso, che prende le mosse dalla normativa comunitaria. Secondo il giudice milanese, la limitazione del divieto di licenziamento alle sole lavoratrici contrasta con il principio di parità di trattamento tra uomini e donne sancito da una direttiva comunitaria [3] (“il principio della parità di trattamento implica l’assenza di qualsiasi discriminazione fondata sul sesso direttamente o indirettamente in particolare mediante riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia”).

Quindi, in obbedienza al primato della norma comunitaria su quella nazionale interna, la tutela in caso di matrimonio va estesa, in via interpretativa, anche al dipendente maschio.

Del resto, secondo il Tribunale di Milano, l’uso del femminile nella norma è solo un retaggio del passato, considerata l’attuale riconoscimento al lavoratore di benefici e tutele legati alla paternità.

Resta da chiedersi, più in generale, se abbia ancora senso, nella mutata situazione sociale e nel quadro attuale delle tutele antidiscriminatorie, mantenere in vita uno specifico divieto di licenziamento legato al matrimonio, che non si rinviene negli altri ordinamenti europei.


Il Tribunale del lavoro di Milano ha affermato che la tutela contro i licenziamenti per causa di matrimonio opera anche per gli uomini. Secondo il giudice lombardo, la limitazione alle sole lavoratrici contrasta con il principio di parità di trattamento fra i sessi sancito dalla direttiva 76/207/Ce.

note

[1] Trib. Milano, sent. del 3.06.2014, est. Atanasio.

[2] Art. 35 del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna (Dlgs n. 198 dell’11 aprile 2006).

[3] Direttiva UE n. 76/207/CE.

Autore immagine: 123rf com


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