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Università: detrazioni, borse di studi e affitti

20 Agosto 2014
Università: detrazioni, borse di studi e affitti

Regole e opportunità: tasse di iscrizione e affitti; fisco e sconto del 19%, borse di studio, deduzioni; posti letto: così il canone diventa detraibile.

 

Da 500 a oltre 2mila euro all’anno. Tanto, in media, può costare un figlio all’università statale. Una forbice ampia, a seconda delle fasce di reddito Isee in cui rientra la famiglia. E che si può allargare o restringere in base a diversi fattori:

1. Territoriale: le rette al Nord sono di solito più salate.

 

2. Area di studio: spesso le matricole delle facoltà scientifiche pagano un “extra” del 6% rispetto ai colleghi umanisti, secondo uno studio di Federconsumatori.

3. Tipo di ateneo: per le private la retta schizza verso l’alto, arrivando in certi casi a superare quota 10mila euro. E in generale gli importi registrano aumenti costanti da un anno all’altro (+3% nel 2013/14 rispetto al 2012/13).

Insomma, costi non indifferenti per le famiglie che solo nella minoranza dei casi possono beneficiare di borse di studio (poco più di centomila l’anno): un decreto del 14 luglio ha aggiornato gli indicatori Isee e l’importo minimo di quelle per il 2014/15, che ammontano a 1.925,37 euro per gli studenti in sede, 2.816,04 euro per i pendolari e 5.108,14 per i fuori sede.

A prescindere dal reddito o da altri requisiti, per tutti c’è però la possibilità di scontare dalle imposte le spese sostenute per gli studi universitari dei figli che vengono ricomprese nella detrazione diretta del 19% (cosiddette “detrazioni”).

In sede di dichiarazione dei redditi – secondo le regole attuali – è possibile così risparmiare quasi un quinto delle somme sborsate per rette universitarie e alloggio. Uno sconto che si estende anche a chi sceglie di studiare in un ateneo privato o telematico (purché riconosciuto), ma ci sono dei limiti precisi rappresentati nel caso delle rette, da quelle massime applicate dai poli statali (si veda l’articolo qui sotto). E l’agevolazione segue anche i ragazzi che decidono di iscriversi oltreconfine: il corso prescelto però deve qualificarsi come universitario e avere tutte le carte in regole per poter essere riconosciuto dal nostro ordinamento.

Lo sconto fiscale – che si calcola anche sui contributi pagati per i test d’ingresso dei corsi a numero chiuso e sulle spese di affitto degli studenti fuori sede – è applicato al reddito dell’anno in cui viene effettuato il pagamento, secondo il principio di cassa. Quanto si paga nel 2014, dunque, si tradurrà in detrazioni nella denuncia da presentare nel 2015.

I SUSSIDI MONETARI

Borse di studio assegnate in base a merito e reddito

In Italia ci sono diverse categorie di enti e società che stanziano fondi per favorire il diritto allo studio: le università stesse, le fondazioni e le organizzazioni non profit, gli enti pubblici locali e le aziende partner di corsi specifici.

Le borse di studio possono coprire in tutto o in parte le spese degli studenti per i costi di iscrizione e di frequenza dei corsi universitari o post-universitari.

Vengono solitamente erogate in base a due criteri complementari: il merito dello studente e il suo reddito o quello della sua famiglia, espresso dall’Isee.

Ai fini fiscali, gli importi ottenuti per finanziare le spese universitarie vengono considerati come se fossero una vera e propria busta paga in più da riportare nella dichiarazione dei redditi. Sulle borse di studio, quindi, si pagano le stesse tasse che verrebbero applicate a un reddito da lavoro dipendente. Chi le eroga (il sostituto di imposta) deve calcolare l’Irpef, emettere il Cud al beneficiario e trattenere una ritenuta d’acconto, tenendo conto di tutte le detrazioni del caso.

Per fortuna, se pure il peso delle tasse si fa sentire, chi percepisce una borsa di studio può usufruire di alcune agevolazioni fiscali che possono arrivare anche all’esenzione completa. È il caso, ad esempio, dei finanziamenti erogati dalle Regioni e dalle Province autonome [1]; dalle università, in favore degli studenti che si iscrivano a master, corsi di specializzazione, di dottorato o di perfezionamento in Italia e all’estero [2]; e le borse di studio dedicate agli allievi delle scuole di specializzazione di medicina e chirurgia [3].

Sono esentasse anche le borse di studio del programma Erasmus/Socrates, ma solo a patto che non superino l’importo annuo di 7.746,85 euro.

Esenti, infine, anche le borse di studio destinate espressamente alle vittime del terrorismo, della criminalità organizzata, degli orfani e dei loro figli [4].

Tutte le borse di studio che non rientrano in queste specifiche categorie non possono quindi essere in alcun caso soggette ad agevolazioni ed esenzioni fiscali.

In sede di dichiarazione dei redditi, chi compila il modello 730 deve dichiarare gli importi nel quadro C, riservato per l’appunto ai redditi da lavoro dipendente e assimilabili. Qui il rigo C5 chiede di specificare i giorni ai quali si applica la detrazione. Cosa significa? Un chiarimento arriva proprio dalle Faq dell’agenzia delle Entrate, ove si legge che il numero dei giorni da indicare è quello “compreso nel periodo dedicato allo studio (anche se relativo ad anni precedenti) per il quale è stata concessa la borsa di studio”. Pertanto, “se la borsa di studio è stata erogata per il rendimento scolastico o accademico, la detrazione spetta per l’intero anno; se, invece, è stata corrisposta in relazione alla frequenza di un particolare corso, spetta per il periodo di frequenza obbligatoria prevista”.

COME COMPILARE IL 730

Si deducono anche le spese per i test d’ingresso

Quasi un quinto delle tasse universitarie: a tanto ammontano le agevolazioni fiscali per chi si iscrive a corsi di laurea e master. Gli studenti, o i genitori di cui questi siano a carico, possono ottenere una detrazione del 19% sull’Irpef in sede di dichiarazione del reddito. Lo sconto è applicato proprio al reddito dell’anno in cui viene effettuato materialmente il pagamento, in base al principio di cassa. Poco importa, dunque, che le tasse si riferiscano all’anno successivo o che vadano a coprire mancati pagamenti per le frequenze passate: il reddito sul quale si ottiene la detrazione è sempre quello dell’anno in corso al momento del versamento.

Per ottenere la detrazione è indispensabile conservare tutte le ricevute e le fatture di pagamento emesse dall’università o dall’istituto che organizza i master e che incassa le quote d’iscrizione. Chi compila il modello 730 dovrà poi presentare la documentazione e le quietanze di pagamento al proprio commercialista o al Caf.

È quindi importante ricordare che cosa rientri, esattamente, tra le spese che beneficiano della detrazione Irpef.

L’agevolazione del 19% si applica a tasse e contributi di corsi di laurea, master e corsi di specializzazione frequentati in Italia. Sono espressamente escluse tutte le altre spese che gli studenti possano sostenere, quali l’acquisto di testi di studio o il vitto (si veda l’articolo qui a lato, dedicato alle altre agevolazioni specifiche per l’alloggio).

Per quanto riguarda i costi del test di ammissione, l’agenzia delle Entrate ha chiarito che sono detraibili solo quando le prove sono indispensabili per accedere ai corsi universitari, vale a dire per le facoltà a numero chiuso. Non possono invece essere detratti i costi per i test di orientamento o per i corsi di preparazione alle prove di ammissione.

Per chi frequenta un’università pubblica, dunque, la detrazione è abbastanza lineare.

Ma quali regole si applicano a chi frequenta istituti privati? Anche in questo caso è previsto uno sconto del 19% sulle tasse in sede di dichiarazione dei redditi. L’importo detraibile, però, non può superare l’ammontare delle tasse che si verserebbero per frequentare lo stesso corso in un’università pubblica.

Una situazione particolare riguarda gli iscritti alle università telematiche o ai conservatori musicali e alle scuole musicali equiparate. Nel primo caso, la detrazione del 19% si applica a tutti gli istituti riconosciuti con un decreto ufficiale Miur, sempre entro il tetto massimo delle spese d’iscrizione a un normale corso presso un’università pubblica. Nel caso delle scuole musicali, l’agevolazione si applica solo agli istituti pubblici e non a quelli privati.

Per i nuovi corsi del nuovo ordinamento [5], la detrazione è equiparata a quella delle facoltà universitarie; per i corsi istituiti in precedenza, le spese sono equiparate a quelle della formazione scolastica secondaria (ma godono comunque della detrazione del 19%).

ALL’ESTERO

Gli sconti seguono gli studenti oltreconfine

Le agevolazioni fiscali seguono gli studenti italiani anche all’estero. Chi si iscrive a un corso di laurea, a un master, a un corso di specializzazione o a un dottorato in un’università straniera può continuare a detrarre il 19% delle tasse d’iscrizione dalla dichiarazione dei redditi.

Il meccanismo è simile in tutto e per tutto a quello previsto per le università italiane. Attenzione, quindi, a conservare tutte le ricevute e le quietanze di pagamento per poter documentare gli esborsi.

Non ci sono limiti geografici: l’agevolazione vale anche se si frequentano atenei fuori Ue. Ci sono però altri vincoli importanti. Anzitutto, l’importo detraibile massimo corrisponde alla spesa che si sosterrebbe presso gli atenei pubblici italiani. Inoltre, il corso deve qualificarsi come di livello universitario e il titolo che si ottiene al suo termine deve poter essere convertito in un analogo diploma italiano o comunque poter essere riconosciuto. Infine, non possono essere detratte le spese sostenute per vacanze studio e corsi su singole materie (come ad esempio quelli per le certificazioni di lingua).

Dal 2012 è possibile detrarre anche le spese sostenute per alloggiare negli Stati della Ue e nei Paesi aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo. L’agevolazione del 19% sull’Irpef si applica ai contratti di locazione, di ospitalità e di assegnazione in godimento che siano conformi alla normativa del Paese ospite. Valgono gli stessi limiti che si applicano alla detrazione per gli affitti in Italia.

GLI AIUTI AI FUORI SEDE

Posti letto: così il canone diventa detraibile

Ogni anno, circa 600mila giovani italiani si iscrivono a una facoltà lontana da casa e devono cercare una stanza o un appartamento in affitto in cui alloggiare per il tempo degli studi.

Il Testo unico delle imposte sul reddito (Tuir) prevede numerose ipotesi in cui i giovani o i genitori possono detrarre le spese dell’affitto dall’Irpef.

L’agevolazione ha un doppio limite: non può superare il 19% dell’importo complessivo pagato in un anno per la locazione, e comunque entro un tetto massimo di 2.633 euro annui. Questo significa che il risparmio massimo annuale è pari a 500 euro in sede di dichiarazione dei redditi (vale a dire, il 19% di 2.633 euro).

Inoltre, nelle famiglie con più figli a carico, l’importo massimo detraibile resta comunque fisso, e non raddoppia per ogni figlio.

Una condizione aggiuntiva è legata a considerazioni geografiche, che servono di fatto a definire quando uno studente si può davvero dire fuori sede, e quando invece sarebbe un semplice pendolare. In pratica, il comune di residenza e quello di destinazione devono distare almeno 100 chilometri, calcolati sulla tratta stradale o ferroviaria più breve disponibile per gli spostamenti.

Quali sono le categorie di affitto detraibili in base al Tuir? Prima di tutto, ci sono gli appartamenti messi a disposizione dalle università, dai collegi, dagli enti per il diritto allo studio, sia con contratti di affitto sia di godimento o di ospitalità. Poi ci sono i contratti di locazione, anche tra privati, purché stipulati ai sensi della legge 431/98. Questa categoria include un gran numero di tipologie contrattuali: si va dal classico “4+4” anni agli affitti a canone concordato da 3+2 anni. Godono dell’agevolazione anche i contratti di locazione transitori, di durata compresa tra sei mesi e due anni.

Anche per l’affitto di una sola stanza c’è la detrazione, a patto però che non si tratti di subaffitto.

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note

[1] Come stabilito dalla L. n. 390/1991.

[2] L. 398/1998 e n. 210/1998.

[3] Dlgs 257 del 1991.

[4] Come stabilito dalla L. 407/1998.

[5] Come da Dpr 212/2005.


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