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Multa autovelox: conviene fare ricorso?

3 Febbraio 2022
Multa autovelox: conviene fare ricorso?

Quando conviene impugnare il verbale per eccesso di velocità: come non perdere i punti della patente senza fare ricorso. 

Spesso ci viene chiesto se, per una multa autovelox conviene fare ricorso. Il più delle volte, vengono individuati uno o più motivi di nullità sulla scorta di alcuni precedenti contenuti nelle sentenze dei giudici di pace e, talvolta, della stessa Cassazione. 

C’è però sempre una valutazione di opportunità dietro ogni causa che impone di fare i conti, prima ancora che con le questioni di principio, con quelle economiche. Perché – come vedremo a breve – in determinati casi, il ricorso al Giudice di Pace è la via più sicura, ma anche quella più dispendiosa, per ottenere l’annullamento della contravvenzione.

Per stabilire se, in caso di multa autovelox, conviene fare ricorso bisogna valutare una serie di circostanze: non solo le chance di vittoria, ma anche il valore che l’automobilista dà ai punti della patente che gli vengono sottratti (valore che aumenta al diminuire degli stessi) e alla misura della contravvenzione (questione che, chiaramente, è collegata anche dalle possibilità economiche del cittadino).

Qui di seguito offriremo alcuni pratici suggerimenti da valutare attentamente prima di telefonare ad un avvocato per avviare il ricorso.

Quanto costa fare ricorso contro una multa autovelox?

La prima cosa che va valutata, prima di fare ricorso contro la multa autovelox, è il costo del ricorso stesso. A riguardo ci sono due strade alternative: 

  • il ricorso al Prefetto (da esperire entro 60 giorni dalla notifica del verbale) che è completamente gratuito, salvo il costo della raccomandata (a meno che non si possa disporre di una Pec); 
  • il ricorso al Giudice di Pace (da esperire entro 30 giorni dalla notifica del verbale), che invece è a pagamento e sconta il versamento del cosiddetto «contributo unificato» di 43 euro. A ciò bisognerà aggiungere anche l’onorario di un avvocato, a meno che non si abbia un amico (con cui ci si dovrà comunque disobbligare). È vero: può essere la parte stessa a difendersi da sola, senza l’assistenza di un professionista, ma dovrà conoscere la procedura civile e recarsi materialmente alle singole udienze, cosa che richiede competenza e tempo (che non tutti hanno). 

Sui vantaggi e svantaggi di tali due procedure abbiamo già diffusamente parlato in Ricorso multa: prefetto o giudice di pace? Possiamo però sintetizzare gli aspetti salienti nel seguente modo.

Il Prefetto è un organo della Pubblica Amministrazione, un “superiore gerarchico”, pertanto non offre le garanzie di imparzialità come un giudice. Inoltre, è poco “vocato” all’interpretazione delle norme: egli si limita ad accettare le violazioni più evidenti e innegabili come, ad esempio, il mancato rispetto del termine di 90 giorni per la spedizione della contravvenzione dal giorno della violazione. Pertanto, questo tipo di ricorso potrà essere conveniente solo laddove non vi sia da far leva su precedenti della giurisprudenza o interpretazioni particolari. Peraltro, laddove il Prefetto dovesse rigettare il ricorso, condannerebbe il cittadino al pagamento del doppio dell’importo indicato sul verbale. 

Il Giudice di Pace è invece terzo e imparziale. Se anche la procedura è più lunga e costosa, è più aperto ad accogliere interpretazioni delle norme e quindi ad annullare il verbale laddove si riesca a motivare correttamente il relativo vizio. Chiaramente, sarà conveniente far riferimento ad altri precedenti della giurisprudenza e, meglio ancora, della Cassazione. Se il Giudice di Pace dovesse rigettare il ricorso, l’importo della multa non aumenterebbe.

Quindi è vero che, da un punto di vista economico, è più conveniente fare ricorso al Prefetto ma è anche quello più rischioso. 

Quante possibilità di vincere il ricorso contro la multa autovelox?

Le spese non sono tutto. Bisogna anche valutare il margine di riuscita. E laddove ci si affidi a precedenti di altri Giudici di Pace (magari pubblicati su Internet) bisogna sempre tenere in conto il fatto che ogni giudice può decidere diversamente dai colleghi e anche dalla stessa Cassazione. Sicché, in tali ipotesi, sarà preferibile accertarsi che vi sia sempre un orientamento stabile della Suprema Corte. Ed in ciò sarà opportuno prendere informazioni da un avvocato esperto del settore.

La possibilità di vincere il ricorso gioca un ruolo fondamentale nella scelta della soluzione da seguire. Questo perché, se si decide di fare ricorso, non si può più pagare la multa in misura scontata. E, come noto, nei primi 5 giorni è possibile pagare con lo sconto del 30% mentre, nei primi 60 giorni, è possibile pagare la multa in misura ridotta (per come indicato nel verbale). Dopo il 61° giorno invece bisognerà pagare la multa in misura piena. 

Quanto tempo per la causa contro la multa autovelox?

Il ricorso al Prefetto sospende l’obbligo di pagamento fino a quando non interviene la decisione. Il Prefetto ha 210 giorni per decidere (se il ricorso viene spedito alla Prefettura) oppure 180 giorni (se il ricorso viene spedito per il tramite della Polizia o di chi comunque ha elevato il verbale). Se la risposta non viene fornita nei termini il ricorso si considera accolto.

Il ricorso al Giudice di Pace non sospende i termini di pagamento anche se, il più delle volte, prima della conclusione del giudizio l’amministrazione non procede alla riscossione. Sarà comunque bene chiedere al giudice, già alla prima udienza, la sospensione dell’efficacia esecutiva della multa in modo da impedire eventuali richieste di pagamento. 

A differenza del Prefetto, il Giudice di Pace non ha un termine massimo entro cui decidere. La causa potrebbe durare anche più di uno o due anni. In più, se la parte decide di partecipare personalmente al giudizio dovrà sostenere le spese di trasferta perché le udienze si tengono di persona.

Perché fare ricorso contro la multa autovelox?

Il più delle volte, si fa ricorso contro la multa autovelox non tanto per la questione economica quanto per i punti della patente. E l’unico modo per evitare la decurtazione è appunto sperare di vincere la causa. 

In verità, esiste una seconda strada. Con la multa viene inviato all’automobilista l’invito a fornire i dati dell’effettivo conducente entro 60 giorni affinché solo a questi sia effettuata la decurtazione dei punti. Se però non si risponde, non c’è alcuna sottrazione dei punti, ma si subisce una seconda sanzione amministrativa da un minimo di 292 euro fino a 1168 euro. In un certo senso, è quindi possibile “barattare” i punti con il pagamento di un’altra multa. Forse, sarebbe più conveniente spendere i soldi in un corso di recupero dei punti della patente.

C’è però da dire che, secondo la Cassazione, chi risponde all’invito della polizia dimostrando di non poter ricordare chi era alla guida, e di ciò si offrono valide giustificazioni documentate, non subisce neanche la seconda sanzione. È il caso ad esempio di un anziano disabile che presti l’auto ai figli. Insomma, bisogna dare la prova di essere nell’oggettiva condizione di non poter ricordare. In questi casi, non si perdono i punti della patente senza fare ricorso e senza altre conseguenze sul profilo sanzionatorio. 



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