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Diritti del coniuge divorziato, pensione di reversibilità: Cassazione

3 Febbraio 2022
Diritti del coniuge divorziato, pensione di reversibilità: Cassazione

Diritti previdenziali, calcolo del trattamento di fine rapporto e altri diritti spettanti dopo il divorzio all’ex.

Diritto alla pensione di reversibilità

La Legge n. 263 del 2005, articolo 5, precisa che le disposizioni dell’articolo 9, Legge Divorzio, inerenti alla pensione di reversibilità, si interpretano nel senso che per titolarità dell’assegno deve intendersi l’avvenuto riconoscimento di esso da parte del Tribunale. Invero, il diritto all’assegno può essere dichiarato anche dopo il decesso dell’ex coniuge nel corso del giudizio, permanendo l’interesse dell’altro coniuge alla pronuncia.

Cassazione Civ., Sezione VI, 13 ottobre 2014, n. 21598

Nella ripartizione della pensione di reversibilità tra il coniuge superstite e l’ ex coniuge, occorre tener conto della durata del matrimonio, nel senso che non è possibile prescindere dall’elemento temporale; ma tale criterio, anche a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 419 del 1999, non si pone come unico ed esclusivo parametro cui conformarsi automaticamente e in base a un mero calcolo matematico, potendo essere corretto da altri criteri, da individuare nell’ambito dell’art. 5 della legge n. 898 del 1970, in relazione alle particolarità del caso concreto. 

Cassazione civ., Sez. I, 5 marzo 2014, n. 5136 

Nel caso di concorso del coniuge superstite con quello divorziato, il diritto alla quota di reversibilità deve farsi decorrere dal primo giorno del mese successivo al decesso del coniuge assicurato o pensionato. Tale decorrenza nasce, per entrambi, nei confronti dell’ente previdenziale erogatore, onde a carico soltanto di quest’ultimo, e non anche del coniuge superstite che, nel frattempo, abbia percepito per intero e non “pro quota” il trattamento di reversibilità corrisposto dall’ente medesimo, debbono essere posti gli arretrati spettanti al coniuge divorziato (sul trattamento anzidetto in proporzione alla quota riconosciuta dal giudice), a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso dell’ex coniuge, salva ovviamente restando la facoltà per l’ente previdenziale di recuperare dal coniuge superstite le somme versategli in eccesso, trattandosi di ipotesi di indebito oggettivo disciplinata dall’art. 2033 cod. civ.

Cassazione Civ., Sezione L, 27 settembre 2013, n. 22259

Ai fini del diritto del coniuge divorziato alla pensione di reversibilità, il requisito, previsto dall’art. 9 della legge n. 898 del 1970 (Divorzio), della titolarità dell’assegno disciplinato dall’art. 5, presuppone il riconoscimento giudiziale dell’assegno divorzile, a seguito di proposizione delle relativa domanda, restando irrilevante il riconoscimento negoziale di un diritto e lo stato di bisogno del coniuge divorziato. 

Cassazione civ., Sez. I, 22 aprile 2013, n. 9660 

In relazione alla ripartizione del trattamento di reversibilità in caso di concorso tra il coniuge superstite ed il coniuge divorziato, aventi entrambi i requisiti per la relativa pensione, e specificamente indicando che tale ripartizione deve essere effettuata, oltre che sulla base del criterio della durata del rapporto matrimoniale (ossia del dato numerico rappresentato dalla proporzione fra le estensioni temporali dei rapporti matrimoniali degli stessi coniugi con l’ex coniuge deceduto) anche ponderando ulteriori elementi, correlati alle finalità che presiedono al diritto di reversibilità, da utilizzare eventualmente quali correttivi del criterio temporale; fra tali elementi, da individuarsi nell’ambito della L. n. 898 del 1970, art. 5, specifico rilievo assumono l’ammontare dell’assegno goduto dal coniuge divorziato prima del decesso dell’ex coniuge, nonché le condizioni dei soggetti coinvolti nella vicenda, e in quest’ottica, e al solo fine di evitare che l’ex coniuge sia privato dei mezzi indispensabili per mantenere il tenore di vita che gli avrebbe dovuto assicurare nel tempo l’assegno di divorzio, ed il secondo coniuge il tenore di vita che il de cuius gli aveva assicurato in vita, anche l’esistenza di un periodo di convivenza prematrimoniale del secondo coniuge potrà essere considerata dal Giudice del merito quale elemento da apprezzare per una più compiuta valutazione delle situazioni.

Cassazione Civ., Sezione 1, 10 maggio 2013, n. 11226

La ripartizione del trattamento di reversibilità fra ex coniuge e coniuge superstite, va fatta “tenendo conto della durata del rapporto” cioè sulla base del criterio temporale, che, tuttavia, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 419 del 1999, per quanto necessario e preponderante, non è però esclusivo, comprendendo la possibilità di applicare correttivi di carattere equitativo applicati con discrezionalità; fra tali correttivi è compresa la durata dell’eventuale convivenza prematrimoniale del coniuge superstite e dell’entità dell’assegno divorzile in favore dell’ ex coniuge, senza mai confondere, però, la durata della prima con quella del matrimonio, cui si riferisce il criterio legale, né individuare nell’entità dell’assegno divorzile un limite legale alla quota di pensione attribuibile all’ ex coniuge, data la mancanza di qualsiasi indicazione normativa in tal senso. 

Cassazione civ., Sez. I, 21 giugno 2012, n. 10391 

In presenza di un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, il diritto del coniuge divorziato a una quota del trattamento di reversibilità (art. 9, comma 3, della legge n. 898 del 1970 nel testo novellato dall’art. 13 della legge n. 74 del 1987) dell’ex coniuge deceduto, non costituisce soltanto un diritto vantato nei confronti del coniuge superstite avente – in quanto tale – natura e funzione di prosecuzione del precedente assegno di divorzio, ma costituisce un autonomo diritto (di natura previdenziale, al pari di quel diritto che si configura invece, ai sensi del comma 2 del citato art. 9, allorché manchi un coniuge superstite con i requisiti per la pensione di reversibilità) al trattamento di reversibilità, che l’ordinamento attribuisce al medesimo coniuge superstite, con la sola peculiarità per cui un tal diritto è limitato, quantitativamente, dall’omologo diritto spettante al coniuge superstite.

Ne consegue che sia il coniuge divorziato che quello superstite sono titolari di un proprio diritto all’unico trattamento di reversibilità (diritto autonomo e concorrente, in pari grado, che si qualifica, per l’appunto, come diritto a una quota della pensione di reversibilità) e il coniuge superstite non è più l’unico naturale destinatario della pensione di reversibilità spettante al coniuge sopravvissuto, là dove, anche nell’ipotesi in cui vi sia il concorso di più coniugi divorziati e del coniuge superstite, quel che viene diviso è l’unico trattamento di reversibilità spettante, in astratto, al coniuge superstite e non un diritto di quest’ultimo.

Cassazione civ., Sez. I, 19 settembre 2008, n. 23862

L’art. 9, legge n. 898/1970, come novellato ai sensi dell’art. 13 legge n. 74/1987 immediatamente applicabile – quale ius superveniens – ai rapporti ancora in corso, anche se la morte dell’ex coniuge sia anteriore all’entrata in vigore della nuova disciplina, poiché riconosce al divorziato, in assenza di un coniuge superstite, la titolarità di un vero e proprio diritto alla pensione di reversibilità, sottrae alla giurisdizione ordinaria la competenza in merito alle relative controversie, devolvendola a quella della Corte dei Conti, ove si tratti di pensione a carico dello Stato.

Cassazione civ., Sez. Unite, 13 maggio 1993, n. 5429

Determinazione dell’ammontare della pensione di reversibilità 

In tema di trattamento economico a favore del coniuge divorziato, il riconoscimento giudiziale della titolarità dell’assegno divorzile è condizione per l’attribuzione di una quota della pensione di reversibilità, mentre resta irrilevante la modalità solutoria del debito, pattuita fra le parti – come nella specie – in forma “una tantum”, come espressamente consentito dall’art. 5, ottavo comma, della legge 1° dicembre 1970, n. 898, in via alternativa all’ordinaria corresponsione periodica.

Cassazione Civ., Sezione 1, 29 luglio 2011, n. 16744

L’art. 5 della legge 8 dicembre 2005, n. 263, laddove dispone che per titolarità dell’assegno, ai sensi dell’art. 9 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, debba intendersi “l’avvenuto riconoscimento dell’assegno … da parte del tribunale”, va inteso con riferimento non ad una qualunque attribuzione avente carattere provvisorio, ma al riconoscimento definitivo del diritto all’assegno; non è idonea, pertanto, a fondare il diritto dell’ex coniuge alla pensione di reversibilità o ad una quota della stessa, l’attribuzione di un emolumento mensile a carattere provvisorio in quanto essa non preclude il rigetto della domanda di assegno divorzile, ove l’espletata istruttoria conduca ad escludere gli estremi per il suo accoglimento.

Cassazione Civ., Sezione 1, 11 aprile 2011, n. 8228

Pensione di reversibilità ai conviventi

La ripartizione del trattamento di reversibilità tra coniuge divorziato e coniuge superstite, entrambi aventi i requisiti per la relativa pensione, va effettuata, oltre che sulla base del criterio della durata dei matrimoni, ponderando ulteriori elementi correlati alla finalità solidaristica dell’istituto, tra i quali la durata delle convivenze prematrimoniali, dovendosi riconoscere alla convivenza “moreuxorio” non una semplice valenza “correttiva” dei risultati derivanti dall’applicazione del criterio della durata del rapporto matrimoniale, bensì un distinto ed autonomo rilievo giuridico, ove il coniuge interessato provi stabilità ed effettività della comunione di vita prematrimoniale.

Cassazione civ., Sezione 1, 7 dicembre 2011, n. 26358

La ripartizione del trattamento di reversibilità, in caso di concorso tra ex coniuge divorziato e coniuge superstite, aventi entrambi i requisiti per la relativa pensione, deve essere effettuata in primo luogo sulla base del criterio della durata dei rispettivi matrimoni, coincidente con la durata legale dei medesimi e, quindi, quanto al coniuge divorziato, fino alla sentenza di divorzio, non rilevando invece la reale durata del rapporto affettivo e della convivenza, criterio che il giudice di merito può ponderare e correggere, secondo il suo prudente apprezzamento, al fine di assicurare la funzione solidaristica della pensione, con ulteriori elementi, che però non devono necessariamente essere valutati tutti e in ugual misura, fra i quali possono assumere specifico rilievo l’ammontare dell’assegno goduto dal coniuge divorziato prima del decesso dell’ex coniuge, le condizioni dei soggetti coinvolti nella vicenda, l’eventuale esistenza di un periodo di convivenza prematrimoniale del secondo coniuge, e fermo il divieto di abbandonare totalmente per tale via ogni riferimento al fondamentale criterio temporale sopra richiamato.

Cassazione civ., Sez. I, 23 aprile 2008, n. 10575

La ripartizione del trattamento di reversibilità, in caso di concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite aventi entrambi i requisiti per la relativa pensione, deve essere effettuato, oltre che sulla base del criterio della durata del rapporto matrimoniale, anche ponderando ulteriori elementi – da utilizzare eventualmente quali correttivi del criterio temporale e da individuare nell’ambito dell’art. 5 della legge n. 898 del 1970 – funzionali allo scopo di evitare che il primo coniuge sia privato dei mezzi indispensabili per il mantenimento del tenore di vita che gli avrebbe dovuto assicurare nel tempo l’assegno di divorzio e il secondo sia privato di quanto necessario per la conservazione del tenore di vita che il de cuius gli aveva assicurato in vita. In quest’ambito, deve escludersi che l’applicazione del criterio temporale si risolva nell’impossibilità di attribuire una maggiore quota di pensione al coniuge il cui matrimonio sia stato di minore durata, fermo restando il divieto di giungere, attraverso la correzione del medesimo criterio temporale, sino al punto di abbandonare totalmente ogni riferimento alla durata dei rispettivi rapporti matrimoniali.

Cassazione civ., Sez. I, 31 gennaio 2007, n. 2092

In ragione del carattere solidaristico della pensione di reversibilità, e tenuto conto della sentenza interpretativa di rigetto della Corte Cost. n. 419 del 1999, nella ripartizione del trattamento di reversibilità, in caso di concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite aventi entrambi i requisiti per la relativa pensione, il criterio, espressamente previsto dall’art. 9 della legge n. 898 del 1970 (nel testo sostituito dall’art. 13 legge n. 74 del 1987), della durata legale dei rispettivi matrimoni riveste una valenza centrale, ma non comporta automatismi di sorta, dovendo il giudice del merito tener conto di ulteriori elementi, correlati alle finalità che presiedono al detto trattamento, e, tra questi, in primo luogo, dell’ammontare dell’assegno goduto dal coniuge divorziato prima del decesso dell’ex coniuge.

Cassazione civ., Sez. I, 16 dicembre 2004, n. 23379

È escluso che il convivente more uxorio possa essere considerato tra i soggetti beneficiari del trattamento pensionistico di reversibilità. In particolare, l’esclusione non è irragionevole se si considera che la previsione normativa trova il proprio presupposto nella preesistenza di un rapporto giuridico matrimoniale che, nel caso della convivenza di fatto, è assente.

Corte Costituzionale 3 novembre 2000, n. 461

L’art. , nel testo sostituito da ultimo dall’art. , nella parte in cui prevede che la ripartizione dell’ammontare della pensione di reversibilità fra coniuge ed ex coniuge, se entrambi vi abbiano diritto, avvenga «tenendo conto della durata del rapporto», non impone una ripartizione in base a un imprescindibile ed esclusivo criterio matematico, ma consente, secondo interpretazione conforme a Costituzione, che il tribunale valuti anche circostanze ulteriori analoghe a quelle da considerare per definire i rapporti patrimoniali fra i coniugi divorziati; così intesa, la norma non contrasta con gli (Giur. Costit., 1999, f. 6, 0) 

Corte Costituzionale 4 novembre 1999, n. 419 

Nel caso di concorso fra coniuge divorziato e coniuge superstite, aventi entrambi i requisiti per la pensione di reversibilità, ai fini della determinazione della quota da attribuirsi al “coniuge divorziato” (o più puntualmente ai fini della ripartizione del trattamento di reversibilità tra il coniuge superstite e quello divorziato) non possono essere utilizzati criteri diversi da quello della “durata del rapporto” matrimoniale, ossia dal semplice dato numerico rappresentato dalla proporzione fra le estensioni temporali dei rapporti matrimoniali degli stessi coniugi con l’ ex coniuge deceduto. E tale durata del rapporto matrimoniale non può essere intesa che come coincidente con la durata legale del medesimo, e pertanto non possono assumere rilevanza, in pregiudizio del “coniuge divorziato”, la eventuale cessazione della convivenza matrimoniale ancora prima della pronuncia di divorzio, o (in favore questa volta del “coniuge superstite”) l’eventuale periodo di convivenza more uxorio con l’ ex coniuge deceduto, che abbia preceduto la stipulazione del nuovo matrimonio.

Ne consegue che la quota della pensione di reversibilità spettante a ciascuno dei coniugi, non può che essere data dal rapporto tra la durata legale del suo matrimonio con l’ ex coniuge e la misura costituita dalla somma dei due periodi matrimoniali, e che rimane preclusa l’adozione di qualsiasi altro criterio di valutazione, anche se in funzione di mera emenda e di mera correzione del risultato conseguito. 

Cassazione civ., Sez. Unite, 12 gennaio 1998, n. 159 



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