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Articolo 63 Costituzione: spiegazione e commento

8 Febbraio 2022
Articolo 63 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 63 sulla composizione delle Camere.

Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza.

Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di Presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

Ciascuna Camera elegge Presidente e Ufficio di Presidenza

Due rami che appartengono ad uno stesso albero ma che hanno ciascuno la propria struttura e la propria indipendenza. Così si possono definire il Senato e la Camera dei deputati le due Assemblee che formano il Parlamento e che operano in completa autonomia. A tal punto che ognuna di queste Camere ha i suoi organi di vertice, cioè un Presidente ed un Ufficio di Presidenza, eletti all’inizio di ogni legislatura.

Le figure del presidente del Senato e del presidente della Camera rivestono un’importanza cruciale non solo per l’Assemblea di riferimento ma per la vita istituzionale del Paese, poiché rappresentano rispettivamente la seconda e la terza carica dello Stato, dopo il presidente della Repubblica. Ciascuno di loro riceve dei poteri da due fronti:

  • dalla Costituzione, per quanto riguarda la convocazione straordinaria delle Camere o il diritto di esprimere un proprio parere al Capo dello Stato in caso di immediato scioglimento delle Camere;
  • dal ruolo che gli è stato attribuito, e che prevede la presidenza e la gestione dei dibattiti e delle sedute, la possibilità di fissare il calendario dei lavori e di nominare i membri delle giunte parlamentari e di esercitare poteri disciplinari.

Il ruolo dei presidenti deve essere super partes: significa che la loro appartenenza ad un determinato partito non deve privilegiare la loro formazione politica a discapito degli altri gruppi parlamentari.

L’elezione dei presidenti di Senato e Camera

L’articolo 63 della Costituzione delega a ciascuna delle Camere la facoltà di eleggere i suoi vertici secondo il proprio regolamento, il che avviene nella prima seduta. Viene garantita, dunque, la più completa autonomia di ciascun ramo del Parlamento.

Per il presidente del Senato viene richiesta la maggioranza assoluta. Se nei primi due scrutini non si ottiene questo risultato, si procede alla terza votazione per la quale basta la maggioranza assoluta dei soli presenti. E se anche in questo caso c’è fumata nera, si svolge nella stessa giornata un ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero dei voti. A questo punto, è sufficiente anche la maggioranza relativa per nominare il nuovo Presidente. A parità di voti, il regolamento prevede che venga scelto il senatore più anziano in termini di età.

Diversa la procedura per l’elezione del presidente della Camera: qui è richiesta al primo scrutinio la maggioranza dei due terzi dei componenti dell’Assemblea, mentre al secondo scrutinio serve la maggioranza dei due terzi dei voti, tenendo conto anche delle schede bianche. Dal terzo scrutinio basta la maggioranza assoluta.

A titolo di curiosità, il primo presidente del Senato della storia repubblicana è stato Ivanoe Bonomi, eletto l’8 maggio 1945 e rimasto in carica per tre anni. Alla Camera dei deputati, invece, il primo presidente è stato Giovanni Gronchi, nominato sempre l’8 maggio del ’45 ma rimasto fino al 1955, quando lasciò la poltrona più alta di Montecitorio al futuro presidente della Repubblica Giovanni Leone. E sempre come curiosità, solo un presidente del Senato è arrivato al Quirinale: si tratta di Francesco Cossiga, a Palazzo Madama tra il 1983 e il 1985, anno in cui salì al Colle. Quattro, invece, i capi di Stato che avevano presieduto in precedenza la Camera dei deputati: oltre al già citato Giovanni Leone, l’hanno anche fatto Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano.

L’elezione dell’Ufficio di Presidenza

Una volta eletti e nominati i presidenti di Senato e Camera, si procede all’elezione dell’Ufficio di presidenza, che nel caso del Senato viene chiamato «Consiglio di Presidenza».

In ciascuno dei rami del Parlamento, l’Ufficio è composto da:

  • quattro vice presidenti, che assistono il Presidente nello svolgimento del suo lavoro;
  • tre questori, addetti ai servizi interni, al cerimoniale e al mantenimento dell’ordine all’interno dell’Aula;
  • otto segretari che, tra le altre cose, compilano e leggono i verbali delle varie sedute, procedono allo scrutinio delle votazioni e verificano l’esistenza del numero legale.

L’Ufficio di presidenza, inoltre, ha come compiti:

  • deliberare il progetto di bilancio ed il rendiconto consuntivo;
  • approvare il regolamento della biblioteca;
  • deliberare sanzioni nei confronti dei parlamentari quando il caso lo richiede;
  • nominare il Segretario generale su proposta del Presidente;
  • adottare dei provvedimenti relativi al personale.

La presidenza delle sedute comuni

In certe occasioni, Camera e Senato hanno l’obbligo di riunirsi in seduta comune. Lo richiede la Costituzione per le questioni di estrema importanza, vale a dire per:

  • l’elezione del presidente della Repubblica (che giurerà davanti a deputati e senatori riuniti in seduta comune);
  • l’elezione di cinque giudici della Corte costituzionale;
  • l’elezione di un terzo dei membri del Consiglio superiore della Magistratura;
  • la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica.

La riunione in seduta comune si svolge sempre a Montecitorio e la direzione dei lavori è nelle mani del presidente e dell’Ufficio di Presidenza della Camera, come stabilisce l’articolo 63 della Costituzione.



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