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Gli escamotage che usano i potenti per ottenere la prescrizione

17 Luglio 2022 | Autore:
Gli escamotage che usano i potenti per ottenere la prescrizione

Come fanno gli imputati eccellenti a rallentare i processi e a far prescrivere i reati: quali sono le strategie più proficue utilizzate dagli avvocati.

Come fanno i potenti a cavarsela quasi sempre? Quali trucchi usano per uscire indenni dai processi che li coinvolgono? La legge dovrebbe essere uguale per tutti, certamente; ma chissà perché c’è qualcuno che riesce a utilizzare al meglio gli strumenti che essa offre. Una comoda via per evitare la condanna penale è la prescrizione del reato. Vediamo quali sono gli escamotage che usano i potenti per ottenere la prescrizione.

La prescrizione dei reati

La prescrizione è la data di scadenza del reato, quindi ha termini certi: l’orologio inizia a decorrere dal momento della sua commissione. Il timer può essere sospeso o interrotto in certi casi ma non più di tanto, e poi il conto alla rovescia riprende. Per sapere quando un reato si prescrive, leggi qui quali sono i termini di prescrizione dei reati. Solo per pochi reati gravissimi, come le stragi, la prescrizione non si applica. Invece, anche per delitti gravi, come la tortura, le violenze sessuali, i reati finanziari, le morti sul lavoro, la prescrizione matura e se si riesce ad arrivare al fatidico termine finale il processo deve terminare; in barba alle vittime e alle loro domande di giustizia.

Come far prescrivere i reati più gravi?

Anche gli omicidi si prescrivono, a meno che non siano aggravati in modo da prevedere l’ergastolo. Iniziamo proprio da qui, perché anche i potenti talvolta uccidono, per avidità, rivalità o gelosia in amore: sono esseri umani come tutti. Ecco allora che per far prescrivere un omicidio basta eliminare le aggravanti contestate dall’accusa: così i tempi di prescrizione si accorciano e il gioco è fatto. Gli avvocati esperti lo sanno e cercano, quindi, di lavorare di fino, anziché sparare al bersaglio grosso. Evitano di confrontarsi direttamente con l’accusa principale, dove magari ci sono prove schiaccianti, e si preoccupano delle circostanze, che sembrano dei dettagli, e invece sono molto importanti per far prescrivere il reato.

Ad esempio, il primo processo Eternit contro i responsabili della “fabbrica della morte” di Casale Monferrato, nel torinese, dove morirono di tumore più di 300 persone che avevano respirato le polveri di amianto, si concluse con una sentenza shock di prescrizione, eppure l’accusa era gravissima: disastro ambientale. Ora, la Procura ha corretto il tiro e ha contestato l’omicidio colposo plurimo e aggravato dall’uso di mezzi abietti, consistenti nella volontà di profitto e nell’uso di una sostanza nociva come l’Eternit. Il nuovo processo è in corso, ma il tempo corre e se dovessero cadere le aggravanti la prescrizione sarebbe inevitabile.

Come far durare di più il processo?

La prescrizione si interrompe quando arriva la sentenza; se non è ancora quella definitiva, emessa nell’ultimo grado di giudizio, si può sempre impugnare, ma il metodo più raffinato consiste nel cercare di mantenere il più a lungo possibile il processo in quella fase, “congelandolo”. Gli avvocati sfruttano il grosso carico di lavoro dei magistrati ottenendo rinvii “lunghi” alle udienze successive (spesso, passano diversi mesi), oppure “allungando il brodo” con liste testimoniali a difesa molto nutrite, con decine di persone da ascoltare. I giudici spesso tagliano le liste testi superflue sovrabbondanti, ma non possono scendere al di sotto di un certo limite, altrimenti il diritto di difesa sarebbe compresso e sacrificato in modo inammissibile. Quando questi testimoni vengono ammessi a deporre, ma poi non si presentano, l’udienza va rinviata a successiva data, per riconvocarli ed ascoltarli.

Come usare gli esperti a proprio favore?

Gli imputati potenti di solito sono anche ricchi e possono permettersi di pagare, oltre ai loro avvocati, anche una schiera di consulenti tecnici di parte, esperti nelle varie discipline che riguardano l’oggetto del processo: a seconda dei casi, medici, fiscalisti, ingegneri, informatici, per citare solo le specialità più comuni. Molti processi importanti richiedono una serie di udienze per consentire ai periti di confrontarsi fra loro: è una battaglia tecnica tra i consulenti dell’accusa, della difesa e delle parti civili costituite, che sostengono opposte tesi e devono dimostrarle durante il dibattimento. Questo richiede molto tempo ma è necessario per acquisire le prove a carico o a discarico, e intanto la prescrizione si avvicina.

Come sfruttare i tempi lunghi delle indagini?

Un altro escamotage utilizzato dai potenti per far cadere i reati in prescrizione è il lungo arco di tempo che passa tra il momento di commissione del reato e la data della sua scoperta. Le indagini sono lunghe e questo avvantaggia soprattutto i “colletti bianchi”: politici, imprenditori, alti funzionari. Se un bilancio allegato a una dichiarazione dei redditi è falso e nasconde un’enorme frode fiscale, il più delle volte lo si scopre solo a distanza di anni, quando ormai una gran parte del tempo necessario a prescrivere è ormai trascorso. A quel punto, diventa facile dilatare ulteriormente i tempi rimasti, con qualche rinvio per impedimento professionale dell’avvocato, che il giorno del processo è impegnato in altre udienze concomitanti, o per motivi di salute dell’imputato, che guarda caso si ammala, si ricovera e si sottopone a interventi chirurgici proprio in prossimità dell’udienza che lo riguarda.

Come usare le inefficienze del sistema giudiziario?

Gli avvocati esperti sanno che le cancellerie di molti uffici giudiziari italiani sono oberate di lavoro e soffrono di scarsità di personale. Dunque, alcuni apparati chiave del sistema giudiziario risultano inefficienti nelle loro attività e questo aiuta molto per arrivare alla prescrizione.

Ad esempio, se un tribunale o una corte d’appello emette una sentenza di condanna, il difensore propone un ricorso “strategico” per portare il caso al giudice superiore, fino alla Cassazione. A quel punto, la cancelleria deve trasmettere il fascicolo processuale, e questo avviene ancora fisicamente, con il pacco di carta che viene spedito o trasportato, perché il processo penale non è stato ancora completamente informatizzato. Ma i tribunali non sono organizzati come Amazon nella spedizione dei pacchi, e così molto spesso trascorrono mesi – in qualche caso, addirittura anni – per mandare le carte. Solo quando gli atti arrivano, la nuova fase del processo può iniziare e le udienze possono finalmente tenersi, ma nel frattempo i reati si sono prescritti e il giudice non può fare altro che constatarlo.

Come avvantaggiarsi del cambio del giudice?

Le inefficienze della giustizia hanno un ruolo fondamentale nell’aiutare l’arrivo della prescrizione, e in molti casi non serve neanche un grande avvocato per sfruttarle. Ecco qualche esempio: nei piccoli tribunali, specialmente in quelli del Sud Italia, i giudici di prima nomina vengono trasferiti dopo pochi anni per tornare nelle loro città di origine. Quindi, il giudice monocratico, o il collegio composto da tre magistrati, che aveva già avviato un determinato processo cambia. Subentrano giudici nuovi, ne basta uno solo che sia diverso dalla composizione precedente. Se questo accade – e succede molto spesso – una norma del Codice di procedura stabilisce che, se l’avvocato non presta il consenso a utilizzare gli atti già compiuti dal precedente giudice, essi vanno rinnovati: così i testimoni già sentiti vanno riconvocati di nuovo, le eccezioni possono essere riproposte, le perizie si devono ripetere, e tutto questo richiede parecchio tempo.

Come gli avvocati fanno prescrivere i processi

Sfruttando tutte queste opportunità offerte dalla legge e appoggiandosi anche alle inefficienze del sistema giudiziario, basta un bravo avvocato penalista, capace di condurre la nave sul mare tempestoso del processo e farla arrivare indenne al porto sicuro della prescrizione. In alcuni casi un vizio di forma, come una notifica all’imputato non fatta o non andata a buon fine perché irreperibile o detenuto per altre cause senza che l’ufficio giudiziario che procede lo sappia (succede spesso) si ripercuote sulla validità dell’intero processo, che deve regredire alla fase precedente, ma intanto i termini di prescrizione maturano. Leggi anche “Come gli avvocati mandano in prescrizione un processo“.



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