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Ci si può opporre ai controlli della Guardia di Finanza?

4 Febbraio 2022
Ci si può opporre ai controlli della Guardia di Finanza?

La Guardia di Finanza può aprire borse, armadi e casseforti senza il mandato del giudice ma con l’autorizzazione del contribuente?

Ci si può opporre ai controlli della Guardia di Finanza? Uno dei capisaldi della nostra Costituzione è l’aver posto un argine all’azione della Pubblica Amministrazione, imponendo ad essa di non travalicare il sentiero tracciato in anticipo dalla legge. Le autorità pubbliche – siano queste Carabinieri, Polizia o Guardia di Finanza – non possono agire se non in forza di una norma che ne regolamenta e definisce i poteri. È quello che si chiama «principio di legalità». Tutte le volte in cui la disposizione di legge non esiste o non viene rispettata, si verifica un «abuso di potere», sicché il cittadino può rifiutarsi di obbedire agli ordini del pubblico ufficiale. 

Proprio alla luce di ciò una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [1] ha spiegato se e quando ci si può opporre ai controlli della Guardia di Finanza. La risposta è chiaramente affermativa, ma tutto sta nel comprendere quando il cittadino può esercitare questo potere. Un potere che, come vedremo a breve, gli consente di impedire l’apertura di armadi, borse e casseforti se non c’è un’apposita autorizzazione. Ma procediamo con ordine.

Come avevamo già chiarito in Cosa può fare la Guardia di Finanza durante una verifica, gli agenti delle Fiamme Gialle possono entrare in casa del contribuente solo previo «mandato» del giudice e sempre che vi siano gravi indizi di reato; possono invece entrare nello studio professionale o all’interno di un’azienda  se hanno un «ordine di accesso» rilasciato dal funzionario dirigente dell’ufficio o dal comandante del reparto della GdF. Infine, per i locali a uso promiscuo è necessaria anche l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica.

Anche per l’apertura di cassetti e borse e quant’altro risulti protetto da chiusure, è necessaria l’autorizzazione del magistrato, in quanto tali beni fanno parte della categoria concettuale del domicilio. L’eventuale assenso del contribuente – che fa venir meno la richiesta di autorizzazione al magistrato – legittima l’operato dei verificatori, consenso che dovrà essere trascritto sia nel processo verbale di accesso o giornaliero che nel processo verbale di constatazione (pvc). Leggi Durante una verifica la Finanza può aprire le borse?

Sul punto, la Cassazione a Sezioni Unite ha sostanzialmente autorizzato il diritto del contribuente di opporsi ai controlli della Guardia di Finanza in assenza dell’autorizzazione del giudice. E ha altresì detto, dall’altro lato, che l’assenza di uno specifico dissenso del contribuente nel corso della verifica fiscale all’apertura di borse, armadi, casseforti e mobili legittima i verificatori alla loro apertura senza alcuna autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Non è poi necessario il preventivo avvertimento al contribuente della possibilità di opporsi e della conseguente necessità dell’autorizzazione.  

La vicenda da cui ha tratto origine la sentenza riguardava un accesso fiscale presso un’azienda in cui i finanzieri aprivano una valigetta dell’amministratore rinvenendo documentazione extracontabile. La società vittima del controllo fiscale, constatato il fatto che i finanzieri non avevano chiesto e ottenuto alcuna autorizzazione all’autorità giudiziaria, avevano ritenuto tale attività illegittima nonostante l’avvenuta collaborazione del contribuente. Di qui il quesito ai giudici della Cassazione: l’apertura di una borsa durante l’accesso per un controllo fiscale può avvenire senza autorizzazione della Procura se però c’è il consenso dell’interessato? E se il contribuente non viene informato della possibilità di opporsi al controllo, perché ritiene che gli agenti abbiano il potere di agire e perciò obbedisce al loro comando, la verifica fiscale si può ritenere legittima? 

Le Sezioni Unite hanno ritenuto in buona sostanza:

  • necessaria l’autorizzazione del Procuratore all’apertura di pieghi sigillati, borse, casseforti e mobili in genere, in caso di “apertura coattiva”;
  • non necessaria l’autorizzazione del Procuratore se l’apertura di pieghi, mobili, borse, casseforti, ecc. se c’è la collaborazione e il consenso del contribuente;
  • non necessaria l’informazione al contribuente che può opporsi a tale controllo in mancanza dell’autorizzazione della Procura della Repubblica (non essendovi alcun obbligo in tal senso nella normativa).

Le Sezioni unite precisano peraltro che il consenso è mancante in caso di apertura operata dal contribuente sotto minaccia o determinata da coazioni implicite e ambientali, indotte cioè dalle modalità utilizzate dai verificatori per la richiesta di apertura. In questo caso, spetta al giudice di merito accertare la sussistenza o meno di uno spontaneo e non coartato consenso all’apertura, con le ovvie conseguenze che ne derivano.

In altre parole, il contribuente dovrebbe dimostrare che il suo consenso sia stato ottenuto attraverso “pressioni” dei verificatori. Per quanto condivisibile in linea di diritto, è evidente che tale situazione in pratica è del tutto irrealizzabile.

Occorrerebbe comprendere come il contribuente, al cospetto della differente versione dei verificatori (pubblici ufficiali) e di un pvc (facente fede fino a querela di falso) possa provare di essere stato “spinto” ad autorizzare l’apertura della borsa, del mobile o della cassaforte.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 3182/2022.


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