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Come non farsi arrivare a casa multe e cartelle

6 Febbraio 2022
Come non farsi arrivare a casa multe e cartelle

Come sfuggire alle notifiche del postino e dell’ufficiale giudiziario. Cosa bisogna fare per rendersi irreperibili. 

Sapete che significa «Darsi alla macchia»? Vuol dire sparire dalla circolazione. È un’espressione che si usa solo in Italia. Le ragioni sono storiche e risalgono al brigantaggio. Tra il 1700 e il 1800, i briganti si nascondevano nei boschi e in tutti gli ambienti pieni di vegetali, la cosiddetta “macchia mediterranea”. E in questi habitat si dileguavano letteralmente proprio come fanno ancora oggi molti italiani quando arriva il postino o l’ufficiale giudiziario. Rendersi irreperibili è uno sport nazionale nel momento in cui c’è qualcosa da pagare. Ed in questo, siamo tutti “cinture nere”. 

L’escamotage più utilizzato è quello di fornire al Comune una falsa residenza, ma in verità – come scopriremo a breve – non è così che ci si rende irreperibili. È dalla lettura di alcune sentenze che si può invece scoprire come non farsi arrivare a casa multe e cartelle. Ben inteso: nessuno vi potrà garantire la certezza matematica di sfuggire alle notifiche. Ma, facendo leva sulle inefficienze dell’amministrazione e sulla frettolosità di alcuni soggetti delegati alla consegna delle raccomandate, spesso la si fa franca. 

Ecco allora alcuni suggerimenti pratici.

Dare un’altra residenza

Fornire una falsa residenza è un reato. Ma non ho mai visto un procedimento penale intentato per questo motivo. Così una buona fetta di italiani dichiara di risiedere in un luogo ove materialmente non vive. Lo si fa soprattutto per questioni fiscali, per non pagare l’Imu. Ma su questo punto i Comuni sono diventati più furbi: si fanno consegnare le bollette dalle società della luce e del gas per verificare se l’immobile è davvero abitato. E se i consumi dovessero risultare irrisori, ecco che scatta l’accertamento e il recupero degli ultimi cinque anni delle imposte sulla casa.

Quando però non sono in gioco le tasse, l’amministrazione si disinteressa completamente del fatto che voi viviate o meno in un determinato appartamento e lascia le cose così come stanno.

A questo punto, quando arriverà il postino e non vi troverà, dovrà comportarsi nel seguente modo. Se vede il vostro nome sul citofono o sulla cassetta delle lettere, ritenendo che siate momentaneamente assenti, ma fisicamente dimoranti in quel luogo, mette nella buca della posta un avviso di giacenza con cui vi invita a ritirare la raccomandata presso l’ufficio postale. Avete 10 giorni per farlo se si tratta di multe, atti giudiziari o accertamenti fiscali. Ne avete 30 invece per tutte le altre raccomandate ricevute da privati (ad esempio, un recupero crediti). Inoltre, se la notifica aveva ad oggetto un atto giudiziario (ossia una citazione, un decreto ingiuntivo e qualsiasi altro atto che riguardi un giudizio civile o un procedimento penale), vi viene inviata anche un’ulteriore raccomandata che vi informa del tentativo del postino di consegnarvi l’atto.

Se, entro i termini di giacenza (che come appena detto sono di 10 o 30 giorni), non ritirate la raccomandata, questa si considera come ritirata e quindi conosciuta. In pratica, decorrono tutti i termini per poter eventualmente pagare, fare ricorso, presentare un’opposizione, costituirsi in giudizio e così via. 

Morale della favola: non è affatto una buona idea far finta di non essere in casa o indicare una falsa residenza lasciando però sul citofono il vostro nome: infatti, anche se non avrete materialmente ricevuto la multa o la cartella, gli effetti giuridici di queste si producono lo stesso. Insomma, questo non è un buon metodo per non farsi arrivare a casa multe e cartelle.

Dare una falsa residenza e togliere il nome dal citofono 

Diverso è il caso di un soggetto che si dà alla macchia, ossia fornisca un indirizzo di residenza dove non c’è alcuna traccia di lui, né sul citofono, né sulla cassetta delle lettere. In questi casi, la legge dice che l’addetto alla notifica, dopo aver assunto informazioni del destinatario sul luogo ed averlo eventualmente cercato sul posto di lavoro (se conosciuto), deve consegnare copia dell’atto in Comune (se la notifica la sta curando l’ufficiale giudiziario) o all’ufficio postale più vicino (se la notifica viene fatta dal postino).

Ebbene, voi sapete che succede in questi casi? Lo potete immaginare se avete notato con quanta frettolosità postini e corrieri se ne vanno dopo aver bussato al citofono: scrivono «destinatario sconosciuto» e poi vanno via. 

E qui l’inghippo. Secondo la giurisprudenza, per poter parlare di irreperibilità assoluta del destinatario è necessario che il soggetto notificante effettui delle reali ed idonee ricerche atte a verificare se non vi sia stato un semplice cambio di indirizzo. Potrebbe magari anche essere che il destinatario vive effettivamente in quell’abitazione ma non ha voluto mettere il nome sul citofono e il campanello non funziona.

Insomma, se anche il postino non deve trasformarsi in un detective, qualcosa la deve fare e di solito si tratterà di bussare alla porta di altre persone per assumere da queste delle informazioni. E non basta. Di tutta questa attività di ricerca va data menzione nella cosiddetta «relazione di notifica», una sorta di verbale che l’ufficiale giudiziario stesso deve compilare prima di portare l’atto in Comune.

Ma siccome tutto questo non succede quasi mai – ho detto “quasi” e non “sempre” – le notifiche sono illegittime. E così la gente scampa a multe e cartelle esattoriali.

Peraltro, non c’è alcuna legge che imponga di mettere il proprio nome sul citofono, né il condominio può obbligarvi diversamente (salvo vi sia un regolamento approvato all’unanimità che dica il contrario). Quanto invece al nome sulla cassetta delle lettere, un decreto ministeriale del 2001 impone tale indicazione ma, in caso di violazione, non pone alcuna sanzione. Sicché, anche in tal caso, siete completamente liberi di agire in questo modo. 

Non indicare il numero civico

Un’altra tipica ipotesi per scampare alle notifiche è quella di chi non fornisce il numero civico della via in cui abita. Pensate alla via Flaminia o alla Cassia che attraversano più Regioni. Come fa il postino a capire dove abitate? Anche in questo caso, il postino o l’ufficiale giudiziario, prima di depositare l’atto in giacenza, devono fare delle ricerche. E badate bene: le ricerche devono avere ad oggetto la presenza del destinatario non nel (solo) indirizzo ove è stata richiesta la notifica, ma nell’intero Comune. Cosa affatto semplice, per come è ovvio. 

In verità alcuni impiegati delle anagrafi, quando si va a dichiarare la residenza, chiedono un indirizzo completo e valido. Quindi c’è una scrematura in partenza, che non tutti però fanno (ad esempio gli extracomunitari dichiarano spesso residenze fittizie e risultano abitare a centinaia in palazzi diroccati).

Comunque, alla fine del discorso, l’escamotage è semplice: per sfuggire alla notifica basterà sperare che postini e ufficiali giudiziari non facciano bene il proprio compito – come a volte succede per la fretta o l’approssimazione – e dimentichino di fare queste ricerche o anche solo di fornirne menzione nel verbale. 

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