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Promessa di pagamento: Cassazione

6 Febbraio 2022
Promessa di pagamento: Cassazione

Ricognizione di debito e obbligazioni: l’onere della prova del creditore. 

Assegno bancario privo della data di emissione: accettazione del rischio 

Colui che emette un assegno bancario privo della data di emissione, valevole come da promessa di pagamento, con l’intesa che il prenditore possa utilizzare il documento come titolo di credito in epoca successiva apponendovi data e luogo di emissione, si assume la responsabilità (quanto meno a titolo di dolo eventuale) della eventuale attribuzione al medesimo documento delle caratteristiche dell’assegno bancario, e pertanto può rispondere dell’illecito amministrativo previsto dalla l. n. 386 del 1990, art. 1, (come sostituito dal d.lg. n. 507 del 1999, art. 28) se, al momento dell’utilizzazione del titolo, non vi sia l’autorizzazione ad emetterlo. Chi emette un assegno bancario privo della data di emissione accetta altresì il rischio che, al momento del riempimento del documento e della sua utilizzazione come assegno, il pagamento risulti precluso in dipendenza dell’operatività delle regole della concorsualità, correlate alla sottoposizione ovvero all’ammissione del debitore ad una procedura concorsuale.

Cassazione civile sez. II, 22/11/2021, n.35947

Reddito d’impresa: l’assegno in bianco come garanzia di adempimento vale come promessa di pagamento

In tema di reddito di impresa, l’assegno in bianco o postdatato rilasciato a fini di garanzia dell’esatto adempimento di un’obbligazione – ancorché nullo in quanto contrario alle norme imperative contenute negli artt. 1 e 2 R.D. n. 1736 del 1933 – vale come promessa di pagamento a norma dell’art. 1988 c.c. o come titolo pagabile a vista, implicando l’adempimento dell’obbligazione garantita l’obbligo del creditore di restituire l’importo da esso portato che, pertanto, non determina accrescimento dell’imponibile, né integra reddito, nè deve essere iscritto tra i componenti positivi di reddito.

Cassazione civile sez. trib., 25/01/2021, n.1437

Il mero possessore di un assegno bancario che non risulti né prenditore né giratario dello stesso non è legittimato alla pretesa del credito ivi contenuto

In materia di titoli di credito, il mero possessore di un assegno bancario che non risulti né prenditore né giratario dello stesso non è legittimato alla pretesa del credito ivi contenuto se non dimostrando l’esistenza del rapporto giuridico da cui deriva tale credito, poiché il semplice possesso del titolo non ha un significato univoco ai fini della legittimazione, non potendo escludersi che l’assegno sia a lui pervenuto abusivamente. Né l’assegno può comunque valere come promessa di pagamento, ai sensi dell’art. 1988 c.c., atteso che l’inversione dell’onere della prova, prevista da tale disposizione, opera solo nei confronti del soggetto a cui la promessa sia stata effettivamente fatta, sicché anche in tal caso il mero possessore di un titolo all’ordine (privo del valore cartolare), non risultante dal documento, deve fornire la prova della promessa di pagamento a suo favore.

Cassazione civile sez. VI, 12/03/2020, n.7056

Ricognizione di debito

La ricognizione di debito non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma ha solo effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, determinando, ex articolo 1988 del codice civile, un’astrazione meramente processuale della “causa debendi”, da cui deriva una semplice “relevatio ab onere probandi” che dispensa il destinatario della dichiarazione dell’onere di provare quel rapporto, che si presume fino a prova contraria, ma dalla cui esistenza o validità non può prescindersi sotto il profilo sostanziale, venendo, così, meno ogni effetto vincolante della ricognizione stessa ove rimanga giudizialmente provato che il rapporto suddetto non è mai sorto, o è invalido, o si è estinto, ovvero che esista una condizione o un altro elemento a esso attinente che possa comunque incidere sull’obbligazione derivante dal riconoscimento.

Cassazione civile sez. III, 03/11/2020, n.24451

Ammissione del fatto costitutivo del credito ma opposizione di proprio credito in compensazione: no ricognizione di debito

Non può qualificarsi come ricognizione di debito, attribuendo ad essa gli effetti interruttivi della prescrizione, ai sensi dell’art. 2943 c.c., la dichiarazione con cui l’autore ammetta il fatto costitutivo del credito vantato dall’altra parte, ma opponga in compensazione integrale dello stesso proprie ragioni creditorie, giacché, in tal caso, il dichiarante nega l’attualità del debito e, quindi, di dovere adempiere.

Cassazione civile sez. VI, 11/02/2020, n.3303

La ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del suo autore è opponibile alla massa dei creditori

La ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del suo autore è opponibile alla massa dei creditori, in quanto deve presumersi l’esistenza del rapporto fondamentale, salva la prova – il cui onere grava sul curatore fallimentare – della sua inesistenza o invalidità.

Cassazione civile sez. VI, 04/02/2020, n.2431

Riconoscimento del debito e contestazione della nullità delle clausole contrattuali preesistenti

Il piano di rientro che viene concordato tra la banca ed il cliente, considerando la natura meramente ricognitiva del debito, non preclude la contestazione della nullità delle clausole negoziali preesistenti. Pertanto la banca, attrice in giudizio per il pagamento del saldo, non viene esonerata dal documentare le condizioni convenute nel contratto di conto corrente, che è soggetto alla forma scritta ad substantiam secondo quanto disposto dall’art. 117 T.U.B.

Corte di Cassazione, Sez. 6 1, Ordinanza del 31 gennaio 2022, n. 2855 

Promessa di pagamento, ricognizione di debito e confessione: differenze

La promessa di pagamento o la ricognizione di debito, anche se titolate, divergono dalla confessione in quanto, mentre le prime consistono in una dichiarazione di volontà intese a impegnare il promittente all’adempimento della prestazione oggetto della promessa medesima, la seconda consiste nella dichiarazione di fatti sfavorevoli al dichiarante e ha, perciò, il contenuto di una dichiarazione di scienza; è tuttavia possibile che, nel contesto di un unico documento, accanto alla volontà diretta alla promessa, coesista una confessione di fatti pertinenti al rapporto fondamentale la quale, avendo valore di prova legale (nella specie, circa l’esistenza del credito) preclude la prova contraria ex articolo 1988 del Cc (nella specie, sull’inesistenza o sull’estinzione della prestazione promessa), salva la eventuale revoca della confessione per errore di fatto o violenza.

Cassazione civile sez. II, 16/10/2020, n.22588

Per la costituzione dell’obbligo di pagare interessi in misura superiore a quella legale è necessaria la forma scritta ad substantiam e perciò è a tal fine inidonea una ricognizione del debito, atto successivo alla costituzione di detto obbligo, e negozialmente astratto.

Corte di Cassazione, Civile, Sezione 3, Sentenza del 20 ottobre 2003, n. 15643 

La convenzione relativa alla pattuizione degli interessi in misura superiore a quella legale, in difetto della forma scritta richiesta “ad substantiam”, è colpita da nullità solo per la parte corrispondente alla differenza tra il tasso legale e quello convenuto, con riferimento alla quale l’ordinamento interviene non per espungerla dal regolamento pattizio senza riconnettervi alcun effetto, bensì per sostituirla con disciplina legale.

Corte di Cassazione, Civile, Sezione 2, sentenza del 14 gennaio 1997, n. 280 

La promessa di pagamento, al pari della ricognizione di debito, non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma ha soltanto effetto conservativo di un preesistente rapporto fondamentale, venendo ad operarsi in forza dell’art. 1988 cod. civ., nella cui previsione rientrano anche dichiarazioni titolate, un’astrazione meramente processuale della causa, comportante l’inversione dell’onere della prova, ossia l’esonero del destinatario della promessa dall’onere di provare la causa o il rapporto fondamentale, restando a carico del promittente l’onere di provare l’inesistenza o la invalidità o l’estinzione di detto rapporto, sia esso menzionato oppure no nella promessa unilaterale.

Corte di Cassazione, Civile, Sezione 2, sentenza del 14 gennaio 1997, n. 280 

Poiché l’atto scritto concernente la stipulazione degli interessi in misura superiore a quella legale è costitutivo del relativo rapporto obbligatorio, a norma dell’art. 1284 cod. civ., è privo di rilevanza giuridica il riconoscimento che di esso il debitore faccia “ex post”.

Corte di Cassazione, Civile, Sezione 2, sentenza del 14 gennaio 1997, n. 280 

 



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