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Articolo 64 Costituzione: spiegazione e commento

10 Febbraio 2022
Articolo 64 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 64 sul funzionamento delle Camere: come si approva il regolamento e quando si può assistere alle sedute del Parlamento.

Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Le sedute sono pubbliche; tuttavia, ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.

I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

Ciascuna Camera ha il proprio regolamento a maggioranza assoluta

Come già messo in risalto in qualche articolo precedente, la Costituzione tiene a ribadire l’autonomia dei due rami del Parlamento, il Senato e la Camera dei deputati. E l’articolo 64 insiste su questo punto stabilendo che «ciascuna Camera adotta il proprio regolamento» come fonte del diritto con cui vengono disciplinati il suo funzionamento e la sua organizzazione senza interferenze di qualsiasi altro organo esterno.

In sostanza, Camera e Senato vedono garantita in questo modo la loro indipendenza, poiché un ramo del Parlamento adotta delle norme proprie che nessun altro può modificare (nemmeno la Corte costituzionale, purché tali norme rispettino la Carta) e che non sono valide per l’altro ramo. I due regolamenti attualmente in vigore risalgono al 1971, con modifiche apportate nel 2012 per la Camera e nel 2017 per il Senato.

Affinché sia valido, il regolamento generale di ciascuna Camera deve essere approvato dalla maggioranza assoluta dei suoi componenti. Attenzione a non confonderla con la maggioranza dei presenti: nel primo caso, si parla del numero totale di deputati o di senatori eletti, mentre il secondo tipo di maggioranza parte solo dal numero di parlamentari presenti in Aula al momento della votazione.

Pertanto, il regolamento deve ottenere il via libera della metà degli eletti più uno. Ad esempio, alla Camera, secondo «l’organico» di deputati precedente alla riforma, occorrevano 315 voti (la metà dei 630 deputati eletti) più 1. Dopo la riforma che abbassa il numero massimo di deputati a 400, per approvare un eventuale nuovo regolamento servirebbero 200 voti più 1.

Le sedute sono pubbliche salvo eccezioni

L’articolo 64 della Costituzione vuole garantire ai cittadini la totale trasparenza sull’operato dei parlamentari. A tal proposito, e per permettere a chiunque di seguire i lavori delle Camere, stabilisce che le sedute sono pubbliche.

Forse non tutti sanno che è possibile assistere alle sedute del Parlamento anche di persona. Ad esempio, il regolamento della Camera dei deputati prevede che i cittadini possano recarsi, a partire da mezz’ora prima dell’inizio della seduta, in Piazza del Parlamento 24, presso la Sala del pubblico. Qui ci sarà da compilare un modulo di richiesta a cui allegare un documento di identità valido. In base alla disponibilità dei posti, l’autorizzazione viene rilasciata entro 45 minuti circa, dopodiché è possibile accomodarsi nella tribuna riservata al pubblico. Nota importante: prima di accedere alla tribuna, è necessario depositare soprabiti, borse, telefoni cellulari e apparecchiature elettroniche che saranno custodite in apposite buste di sicurezza numerate. Gli uomini devono indossare giacca e cravatta.

Ad ogni modo, e per consentire a chiunque di conoscere e di seguire l’attività parlamentare, sia la Camera sia il Senato hanno il proprio canale televisivo via web sui rispettivi siti, in cui vengono anche pubblicati i resoconti sia sommari (quelli, cioè, sintetici e pubblicati subito dopo ogni seduta) sia integrali, caricati sul sito a distanza di qualche giorno.

Tuttavia, e nel rispetto dell’autonomia di ogni Camera, è possibile che alcune sedute si svolgano «a porte chiuse», cioè in modo segreto. Succede quando si deve discutere di questioni di carattere strettamente personale o di circostanze che devono rimanere nel più assoluto riserbo, come ad esempio quelle relative alla sicurezza o alla difesa militare.

La maggioranza necessaria per approvare una delibera

Per rendere da una parte legittima e dall’altra più agevole l’attività del Parlamento, l’articolo 64 della Costituzione stabilisce due condizioni affinché una delibera possa essere approvata da ciascuna delle Camere. Innanzitutto, è necessario che, al momento del voto, siano in Aula almeno la metà più uno dei componenti. Quindi, pensando alla riforma che diminuisce il numero dei parlamentari, per poter dare il via libera ad una deliberazione alla Camera sarà necessaria la presenza di almeno 201 deputati, mentre a Palazzo Madama ci dovranno essere almeno 101 senatori.

L’altra condizione posta dall’articolo 64 della Costituzione è che la deliberazione raccolga il consenso di almeno la metà più uno dei presenti al momento del voto. Pertanto, non è richiesta la maggioranza assoluta (quella che riguarda i componenti della Camera o del Senato) ma quella legale, costituita dalla maggioranza dei presenti. Infatti, può accadere che alla seduta siano presenti, ad esempio, 300 deputati ma che, ad un certo punto, 50 di loro decidano di non partecipare al voto.

Ci sono, però, dei casi particolari che vanno tenuti in considerazione. Nel conteggio dei parlamentari che formano la maggioranza legale vengono presi in considerazione anche:

  • chi è assente per incarico ricevuto dall’Assemblea parlamentare;
  • i membri del Governo assenti per ragioni legate alla loro carica o al loro ufficio;
  • chi dichiara di astenersi ma non abbandona l’Aula prima del voto (solo alla Camera);
  • i senatori in congedo.

Questo tipo di maggioranza, di norma, non viene quasi mai verificata perché i regolamenti parlamentari prevedono la cosiddetta «presunzione del numero legale». In pratica, si dà per stabilito che in Aula ci sa la metà più uno dei componenti della Camera o del Senato e che, quindi, sia possibile procedere al voto per l’approvazione di una delibera. Tuttavia, in determinate occasioni, soprattutto quando deve essere vagliata una questione particolarmente spinosa dal punto di vista politico, è possibile far cadere questa presunzione di numero legale. Certo, basterà darsi un’occhiata in giro: se si vede che non c’è un solo scranno vuoto, ci sarà poco da discutere. Ma se sorge qualche dubbio, su richiesta di almeno 20 deputati o 12 senatori (o dello stesso Presidente) si è tenuti a verificare il numero legale dei presenti. E se tale numero dovesse mancare, la seduta verrebbe sospesa o rinviata immediatamente.

La maggioranza speciale

Esiste un terzo tipo di maggioranza, oltre a quella assoluta e a quella legale, che può essere richiesta in Parlamento. Si tratta della maggioranza speciale o qualificata, prescritta in certe situazioni non dal regolamento interno di una delle Camere ma proprio dalla Costituzione.

È «speciale» perché supera quella ordinaria e riguarda decisioni di particolare importanza o per l’elezione di importanti cariche dello Stato.

Nel dettaglio, è necessaria la maggioranza speciale per:

  • adottare o modificare i regolamenti parlamentari;
  • ridurre i termini per l’entrata in vigore di una legge;
  • autorizzare il ricorso all’indebitamento;
  • adottare una legge costituzionale;
  • eleggere o mettere in stato di accusa il presidente della Repubblica;
  • approvare ulteriori forme di autonomia locale;
  • nominare cinque giudici della Corte costituzionale.

Il ruolo dei membri del Governo in Parlamento

A differenza di altri Paesi, in Italia, è possibile occupare in contemporanea la carica di parlamentare e di ministro. Questo significa che chi viene nominato a capo di un dicastero ha la facoltà di partecipare ai lavori dell’Assemblea in cui è stato eletto quando vuole o quando può, a seconda degli impegni propri della sua carica.

Ciò non impedisce però ai ministri che non fanno parte del Parlamento perché non si sono presentati alle elezioni ma sono stati chiamati dal presidente del Consiglio a farsi carico di un settore specifico (i cosiddetti ministri tecnici) di recarsi alla Camera o al Senato in determinate circostanze. Ed è quello che sancisce l’articolo 64 della Costituzione, anzi: la norma specifica che, se richiesta la sua presenza per qualche motivo, il ministro ha l’obbligo di presentarsi in Parlamento.

Nel dettaglio, i membri del Governo possono assistere alle sedute di ciascuna Camera:

  • di diritto, cioè quando vogliono ascoltare il dibattito su un argomento ben preciso;
  • su richiesta dei parlamentari;
  • quando vogliono essere ascoltati dai parlamentari.


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