L’esperto | Articoli

Cointestazione del conto e donazione indiretta: ultime sentenze

8 Febbraio 2022
Cointestazione del conto e donazione indiretta: ultime sentenze

L’animus donandi non può essere riconosciuto sulla sola base della cointestazione di un conto corrente. 

Ai sensi dell’art. 1298 c.c. nel caso di conto corrente cointestato si presume l’uguaglianza delle quote di proprietà dei correntisti. Pertanto qualora uno dei correntisti prelevi una quota maggiore di quella spettantegli, l’altro può richiedere la restituzione della parte eccedente. Peraltro la presunzione di contitolarità può essere vinta provando che la cointestazione integra una donazione indiretta da parte di uno dei correntisti e in favore dell’altro.

Secondo la giurisprudenza la cointestazione di un conto corrente fa solo presumere, fino a prova contraria, la contitolarità delle somme a credito. 

Il giudice deve mo­tivare sullo spirito di liberalità che assiste ogni versamento. Inoltre la nullità della donazione di beni futuri sancita dall’art. 771 c.c. impedisce al giudice di ritenere provato lo spirito di liberalità una volta per tutte in conseguenza della cointestazione del contratto occorrendo, viceversa, la specifica prova – e la sua menzione nella motivazione della sentenza di merito – della sussistenza dell’animus donandi per ogni singola rimessa in conto.

Matrimonio: rapporti patrimoniali tra coniugi

L’atto di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito che risulti essere appartenuta ad uno solo dei cointestatari, può essere qualificato come donazione indiretta solo quando sia verificata l’esistenza dell'”animus donandi”, consistente nell’accertamento che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della detta cointestazione, altro scopo che quello della liberalità.

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 21 ottobre 2019, n. 26777

La donazione indiretta

L’atto di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito qualora la predetta somma, all’atto della cointestazione, risulti essere appartenuta ad uno solo dei contestatari – può essere qualificato come donazione indiretta solo quando sia verificata l’esistenza dell’animus donandi, consistente nell’accertamento che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della cointestazione, altro scopo che quello della liberalità.

Nella donazione indiretta la liberalità si realizza, anziché attraverso il negozio tipico di donazione, mediante il compimento di uno o più atti che, conservando la forma e la causa che è ad essi propria, realizzano, in via indiretta, l’effetto dell’arricchimento del destinatario, sicché l’intenzione di donare emerge non già, in via diretta, dall’atto o dagli atti utilizzati, ma solo, in via indiretta, dall’esame, necessariamente rigoroso, di tutte le circostanze di fatto del singolo caso, nei limiti in cui risultino tempestivamente e ritualmente dedotte e provate in giudizio da chi ne abbia interesse.

Cassazione civ. Sez. II, 28 febbraio 2018, n. 4682

La cointestazione di un conto corrente

La cointestazione di un conto corrente, attribuendo agli in­testatari la qualità di creditori o debitori solidali dei saldi del conto (art. 1854 c.c.) sia nei confronti dei terzi, che nei rap­porti interni, fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto (art. 1298 c.c., comma 2), ma tale presunzione da luogo soltanto all’inversione dell’onere probatorio, e può essere superata attraverso presunzioni semplici – purché gravi, precise e concordanti – dalla parte che deduca una situazione giuridica diversa da quella risultante dalla coin­testazione stessa. L’animus donandi non può essere riconosciuto sulla sola base della cointestazione di un conto corrente. Il giudice deve mo­tivare sullo spirito di liberalità che assiste ogni versamento.

Cass. civ. Sez. II, 16 gennaio 2014, n. 809

Somme depositate e originariamente appartenenti ad uno dei cointestatari

La cointestazione di un conto corrente bancario, relativa a somme già depositate e originariamente appartenenti ad uno dei cointestatari, non costituisce donazione indiretta, se non venga provata l’esistenza della funzione donativa, nella specie integrata da un atto di rinuncia alle pretese di rendicontazione e di restituzione delle somme prelevate, che indichi una dismissione dei diritti sorretta da un intento liberale.

Trib. Mondovì, 15 febbraio 2010

Volontà delle parti di realizzare una donazione

Dalla cointestazione di un contratto di deposito in custodia e amministrazione di titoli al portatore non discende la comproprietà dei titoli acquistati con denaro appartenente ad uno solo dei cointestatari, tranne che le circostanze del caso concreto rivelino in maniera univoca la volontà delle parti di realizzare una donazione.

Cass. civ. Sez. I, 22 settembre 2000, n. 12552

Coniugi in regime di separazione dei beni

La sola cointestazione del contratto di custodia e amministrazione di titoli a coniugi in regime di separazione dei beni non è sufficiente a dimostrare la volontà del coniuge, con il denaro del quale i titoli sono stati acquistati, di disporre della metà dei beni a titolo di liberalità.

Cass. civ. Sez. I, 1 ottobre 1999, n. 10850

Conto corrente bancario cointestato tra coniugi

La cointestazione delle cassette di sicurezza autorizza il cointestatario alla relativa apertura e prelievo, ma non attribuisce al cointestatario, che sia a conoscenza dell’appartenenza dei beni contenuti ad altri, il potere di disporre come proprietario dei beni ivi contenuti. Analogamente, la cointestazione dei conti bancari autorizza il cointestatario ad eseguire tutte le operazioni consentite dalla cointestazione, ma non conferisce al medesimo, consapevole dell’appartenenza ad altri delle somme affluite su tali conti e dei relativi saldi, il potere di disporne come proprie.

Cass. civ. Sez. II, 30 maggio 2013, n. 13614

Reato di appropriazione indebita: configurabilità

Il reato di furto si differenzia da quello di appropriazione indebita per il potere di disponibilità del bene da parte dell’agente. Ne consegue che il mancato rispetto dei limiti in ordine alla utilizzabilità del bene integra il reato di appropriazione indebita, mentre, in caso contrario, è configurabile il furto. Ne deriva che è configurabile il reato di appropriazione indebita a carico del cointestatario di un conto corrente bancario il quale, pur se facoltizzato a compiere operazioni separatamente, disponga in proprio favore, senza il consenso espresso o tacito degli altri cointestatari, della somma in deposito in misura eccedente la quota parte da considerarsi di sua pertinenza, in base al criterio stabilito dagli artt. 1298 e 1854 c.c, secondo cui le parti di ciascun concreditore solidale si presumono, fino a prova contraria, uguali.

Cass. pen. Sez. V, 12 giugno 2007, n. 27035

Conto corrente bancario: reato di appropriazione indebita a carico del cointestatario

È configurabile il reato di appropriazione indebita a carico del cointestatario di un conto corrente bancario il quale, pur se facoltizzato a compiere operazioni separatamente, disponga in proprio favore, senza il consenso espresso o tacito degli altri cointestari, della somma in deposito in misura eccedente la quota parte da considerarsi di sua pertinenza, in base al criterio stabilito dagli artt. 1298 e 1854 cod. civ., secondo cui le parti di ciascun concreditore solidale si presumono, fino a prova contraria, uguali.

Cass. pen. Sez. II, 4 aprile 2006, n. 17239

Versamenti sul conto del convivente

Le unioni di fatto, quali formazioni sociali che presentano significative analogie con la famiglia formatasi nell’ambito di un legame matrimoniale e assumono rilievo ai sensi dell’art. 2 Cost., sono caratterizzate da doveri di natura morale e sociale di ciascun convivente nei confronti dell’altro, che si esprimono anche nei rapporti di natura patrimoniale.

Ne consegue che le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente “more uxorio” effettuate nel corso del rapporto (nella specie, versamenti di denaro sul conto corrente del convivente) configurano l’adempimento di una obbligazione naturale ex art. 2034 cod. civ., a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza, senza che assumano rilievo le eventuali rinunce operate dal convivente – quale quella di trasferirsi all’estero recedendo dal rapporto di lavoro – ancorché suggerite o richieste dall’altro convivente, che abbiano determinato una situazione di precarietà sul piano economico, dal momento che tali dazioni non hanno valenza indennitaria, ma sono espressione della solidarietà tra due persone unite da un legame stabile e duraturo.

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 22 gennaio 2014, n. 1277



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube