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Denaro depositato sul conto di un coniuge e comunione legale: ultime sentenze

8 Febbraio 2022
Denaro depositato sul conto di un coniuge e comunione legale: ultime sentenze

I depositi bancari possano essere considerati acquisti che rientrano nella comunione legale tra coniugi?

Che influenza può avere il regime patrimoniale prescelto dai coniugi sulle somme depositate su un conto corrente cointestato tra i due? È noto che gli acquisti compiuti dai coniugi entrano in comunione a prescindere dalla provenienza del denaro utilizzato, sia che questo provenga da un conto corrente individuale, sia che sia stato prelevato da un conto cointestato. I proventi delle attività svolte dai coniugi restano invece beni personali fino al momento dello scioglimento della comunione. Oggetto della comunione sono infatti gli “acquisti”. Tale non può considerarsi il denaro depositato sul conto. Pertanto, secondo la giurisprudenza il denaro versato in banca, anche se su un conto cointestato, non può essere considerato oggetto della comunione legale immediata.

Rapporti patrimoniali tra coniugi

In applicazione dell’art. 219 c.c. i beni mobili – ivi comprese le somme di denaro – di cui ciascun coniuge non può dimostrare la proprietà esclusiva devono essere, in sede di separazione, divisi pro quota. Qualora, quindi, nonostante il raggiungimento della prova circa la partecipazione di entrambi al soddisfacimento delle esigenze familiari e, nello specifico, alla creazione di riserve finanziarie, il coniuge non sia in grado di dimostrare con esattezza l’entità del proprio contributo, il giudice, sulla scorta del mancato superamento di detta presunzione semplice di comproprietà, non potrà che provvedere nel senso di una divisione pro quota delle somme di denaro oggetto di controversia.

Cass. civ. Sez. II, 15 febbraio 2010, n. 3479

Conto corrente bancario cointestato tra coniugi

In regime di separazione dei beni i rapporti tra coniugi sono regolati dall’art. 1298, secondo comma, c.c., secondo il quale le quote di ciascuno si presumono eguali, se non risulta diversamente (Cass. 4327/1999 e Cass. 8718/1994).

Trib. Genova Sez. III, 11 novembre 2006

Denaro ottenuto dall’alienazione di un bene personale 

In tema di comunione legale tra coniugi, il denaro ottenuto a titolo di prezzo per l’alienazione di un bene personale rimane nella esclusiva disponibilità del coniuge alienante anche quando esso venga dal medesimo accantonato sotto forma di deposito bancario sul proprio conto corrente, giacché il diritto di credito relativo al capitale non può considerarsi modificazione del capitale stesso, né è d’altro canto configurabile come un acquisto nel senso indicato dall’art. 177, primo comma, lettera a), cod. civ., cioè come un’operazione finalizzata a determinare un mutamento effettivo nell’assetto patrimoniale del depositante.

Pertanto, il coniuge può utilizzare le somme accantonate sul di lui conto corrente, provenienti dall’alienazione di un bene personale, ai fini della surrogazione reale di cui all’art. 179, primo comma, lettera f), cod. civ.

Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Sentenza 20 gennaio 2006, n. 1197

Conti correnti e regime patrimoniale tra coniugi

In caso di deposito presso un istituto di credito di titoli al portatore (nella specie: buoni ordinari del Tesoro), cointestato a coniugi in regime di separazione dei beni, i rapporti interni tra i depositanti sono regolati dall’art. 1298, comma 2, c.c. onde il credito si divide in quote uguali solo se non risulti diversamente. Correttamente, pertanto, qualora rimanga accertato che le somme utilizzate per l’acquisto di tali titoli provengono da un conto corrente di corrispondenza intestato ad un solo coniuge, il giudice del merito ritiene quest’ultimo proprietario esclusivo dei titoli.

Nel caso in cui dei titoli al portatore (bot) siano depositati su un “deposito titoli” cointestato a due coniugi in regime di separazione di beni, i rapporti interni fra i depositanti sono regolati dall’art. 1298, comma 2 c.c., onde il credito corrispondente si divide in quote eguali fra i coniugi solo ove non risulti diversamente.

Cass. civ. Sez. I, 29 aprile 1999, n. 4327

Cointestazione del deposito bancario di titoli

In caso di cointestazione del deposito bancario di titoli (nella specie, appartenenti a coniugi), ove non vi sia, o non sia provata, una clausola contrattuale che dia facoltà al singolo di operare separatamente sul conto, è chi invoca gli effetti dell’atto individuale di disposizione ad avere l’onere di dimostrare che esso è riferibile anche agli altri intestatari o che, comunque, costoro lo hanno approvato, trattandosi altrimenti di un atto di per sé privo della possibilità di produrre effetti; infatti, il disposto dell’art. 1854 cod. civ. riguardante il conto corrente, ma analogicamente applicabile anche ai conti di deposito titoli, considera i relativi contitolari creditori o debitori solidali dei saldi, se è prevista la facoltà per i medesimi di compiere operazioni anche separatamente, facoltà che non può essere però presunta per il sol fatto che il conto risulti intestato a più persone, anche perché il titolo per fondare una solidarietà attiva deve essere inequivocamente convenzionale e quindi, in mancanza, le singole operazioni individuali non risultano efficaci se non attuate con il consenso, che non può essere presunto, di tutti i cointestatari; inoltre, l’esigenza formale che caratterizza i contratti bancari, ai sensi dell’art. 117 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385, preclude il rinvenimento della menzionata clausola dal mero comportamento, processuale o extraprocessuale, delle parti.

Cass. civ. Sez. I, 1 ottobre 2012, n. 16671

Rapporti patrimoniali tra coniugi: disciplina applicabile

Nel conto corrente bancario cointestato a più persone, con facoltà di compiere operazioni anche separatamente, i rapporti interni fra i correntisti sono regolati dall’art. 1298, co. 2, c.c., in base al quale il debito od il credito solidale si dividono in quote uguali solo se non risulti diversamente; pertanto, ove il saldo attivo del conto cointestato a due coniugi risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno soltanto di essi.

App. Roma Sez. III, 22 novembre 2011

Facoltà di compiere operazioni disgiuntamente

Nel conto corrente intestato a più persone, i rapporti interni tra i correntisti, anche aventi facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, sono regolati non dall’art. 1854 c.c, riguardante i rapporti con la banca, bensì dal secondo comma dell’art. 1298 c.c, in virtù dal quale debito e credito solidali si dividono in quote uguali solo se non risulta diversamente. Ne consegue che ove il saldo attivo risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno solo dei correntisti, si deve escludere che l’altro possa, nel rapporto interno, avanzare pretese, sul saldo medesimo. Per vincere la presunzione di cui all’art. 1298, co. 2, c.c., non è sufficiente la prova di avere avuto la proprietà e la disponibilità esclusiva del denaro poi versato sul conto valendo la cointestazione a rendere solidale il credito anche se il denaro sia immesso sul conto da uno dei cointestatari, essendo invece dirimente la prova della pertinenza esclusiva, in base al titolo di acquisto del denaro versato in capo ai uno dei cointestatari.

App. Roma, Sez. II, 15 settembre 2011

Titolarità di un conto corrente

A norma dell’art. 1854 cod. civ. l’intestazione a più persone di un conto corrente bancario, con facoltà per le medesime di compiere operazioni anche separatamente, ha l’effetto di porre ciascun intestatario, nei confronti della banca, nella posizione di creditore o debitore in solido del saldo del conto. La cointestazione non incide invece sulla titolarità dei fondi depositati, né sui rapporti interni tra i contestatari. L’art. 1298, comma 2, cod. civ., il quale dispone che le parti di ciascuno si presumono uguali se non risulta diversamente, si limita a porre una presunzione iuris tantum di comproprietà del denaro.

Ne consegue che l’estensione ad un terzo della titolarità di un conto corrente da parte del proprietario delle somme depositate non equivale ad una donazione quando tale operazione – destinata tipicamente a spiegare i suoi effetti nell’ambito dei rapporti con la banca – non costituisca un mezzo per ottenere indirettamente gli effetti di un diverso negozio, caratterizzato dallo scopo di liberalità.

Trib. Genova, 22 settembre 2006

Rapporti interni fra i correntisti

Nel conto corrente bancario cointestato a coniugi, con facoltà di compiere operazioni anche separatamente, i rapporti interni fra i correntisti sono regolati non dall’art. 1854 c.c., che riguarda i rapporti fra i medesimi e la banca, ma dall’art. 1298, comma 2, c.c., in base al quale il debito od il credito solidale si dividono in quote uguali solo se non risulti diversamente. Pertanto, ove il saldo attivo del conto cointestato a due coniugi risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno soltanto di essi, si deve escludere che l’altro coniuge, nel rapporto interno, possa avanzare diritti sul saldo medesimo.

Trib. Genova Sez. IV, 22 marzo 2006

Debito o il credito solidale

In caso di conto corrente cointestato a più persone con facoltà di compiere operazioni anche separatamente, i rapporti interni fra i correntisti sono regolati non dall’art. 1854 c.c. – che riguarda i rapporti fra i medesimi e la banca – ma dall’art. 1298, comma 2, c.c., in base al quale il debito o il credito solidale va suddiviso tra i correntisti in parti uguali solo se non risulti diversamente.

Trib. Gallarate, 5 dicembre 2005

Movimentazione del conto

La cointestazione del conto corrente fa pertanto presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto ed il consenso di tutti gli intestatari alla movimentazione del conto, sicché una volta provata dalla banca l’esistenza di conti cointestati e onere della parte che deduce una situazione giuridica diversa da quella risultante dalla cointestazione offrire la prova contraria della non riferibilità a se dei prelievi effettuati.

Cass. civ. Sez. I, 22 luglio 2004, n. 13663

Facoltà di compiere operazioni anche separatamente

Nell’ipotesi di conto corrente bancario cointestato a più persone con facoltà di compiere operazioni anche separatamente, i rapporti fra i medesimi e la banca sono disciplinati dall’art. 1854 c.c.; mentre nei rapporti interni vale la presunzione di uguaglianza tra debitori e creditori solidali di cui all’art. 1298, comma 2. Tale presunzione opera anche in relazione al conto c.d. provvisorio destinato all’acquisto di titoli, nonché nel caso in cui il denaro destinato all’acquisto dei titoli sia versato da uno solo degli intestatari, salva la prova che il titolo di acquisizione di quel denaro renda destinatario in via esclusiva il solo cointestatario che poi lo ha versato.

Trib. Roma Sez. X, 15 giugno 2004

Articolo 1298 Codice civile

Nel conto corrente bancario cointestato a più persone, con facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, i rapporti interni tra i correntisti sono regolati non dall’art. 1854 c.c. – che riguarda i rapporti tra loro e la banca – ma dall’art. 1298 comma 2 stesso codice, in base al quale il debito o il credito solidale si dividono in quote uguali salvo che risulti diversamente o sia data la prova del contrario ad opera della parte che deduca una situazione diversa da quella risultante dalla cointestazione.

Trib. Salerno, 29 gennaio 2001

Rispetto di rigorosi requisiti formali

La dizione dell’art. 1854 c.c. in tema di conto corrente bancario cointestato a più persone, nel prevedere anche la facoltà, per i singoli titolari, di operare anche separatamente sul conto, implica che tale eventualità sia subordinata alla condizione che tale facoltà sia espressamente menzionata nel contratto attraverso il rispetto di rigorosi requisiti formali, e non rende ammissibile che essa facoltà venga desunta, in via interpretativa, dall’analisi del tenore complessivo della convenzione.

Cass. civ. Sez. I, 5 luglio 2000, n. 8961



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