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Garanzia: quali prove per dimostrare il difetto di funzionamento?

8 Febbraio 2022
Garanzia: quali prove per dimostrare il difetto di funzionamento?

Vizi del prodotto difettoso: cosa può fare l’acquirente se non è in grado di dimostrare che il problema della merce sussisteva già prima dell’acquisto e che si tratta quindi di un difetto di produzione?

Come noto, la garanzia per prodotti difettosi opera in favore del consumatore per tutti i difetti di fabbrica che si manifestano entro due anni dalla consegna della merce (il termine scende a un solo anno per chi compra con partita Iva e, dunque, per finalità collegate al proprio lavoro). 

La legge però stabilisce che la garanzia copre solo i vizi di produzione, quelli cioè che sussistevano già prima dell’acquisto, anche se venuti a galla in un momento successivo. Non copre invece i guasti causati dal comportamento dell’acquirente (come ad esempio un uso improprio, una caduta a terra, ecc.). Di qui la facile e ricorrente scusa del venditore, per eludere i propri obblighi, di accollare la responsabilità del guasto al consumatore. Consumatore che, puntualmente, si trova dinanzi a un onere assai difficile da adempiere: quali prove fornire per dimostrare il difetto di funzionamento e ottenere così la garanzia?

In altri termini, come fa il compratore a superare la contestazione del negoziante secondo cui sarebbe stato lui la causa del malfunzionamento del prodotto e non invece un difetto di fabbricazione? 

La risposta è fornita in modo molto chiaro dal Codice del consumo, per come spiegato da una recente ordinanza della Cassazione [1]. 

L’articolo 132 del Codice del consumo stabilisce quanto segue: «Salvo prova contraria, si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro un anno dalla consegna del bene esistessero già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità». Detto in parole semplici, non spetta all’acquirente dimostrare che il guasto riscontrato dipende da un difetto di produzione, non almeno nei primi dodici mesi da quando ha ricevuto la merce. Spetta invece al venditore fornire la prova della responsabilità del consumatore e di un suo uso improprio. 

Quindi, esiste un’automatica «presunzione» di responsabilità del venditore che esonera il compratore dal cosiddetto «onere della prova» ossia dal dover dimostrare di non aver provocato il guasto. 

Scaduti i dodici mesi, le sorti si invertono. E dunque, in ossequio al principio generale che impone a chi agisce di dover dimostrare i propri diritti, spetterà al consumatore provare di non avere fatto un uso non conforme del prodotto.

Ricordiamo comunque che, affinché la garanzia possa operare, non è più necessario che l’acquirente denunci al venditore i vizi entro due mesi da quando li ha riscontrati come disponeva un tempo il codice del consumo prima delle più recenti modifiche (il termine si riduce a otto giorni per chi, non in veste di consumatore, acquista con partita Iva ossia per scopi inerenti alla propria attività lavorativa). Leggi sul punto Cos’è e come fare la denuncia dei vizi per la garanzia.

La denuncia dei vizi dà diritto all’acquirente di ottenere a sua scelta la riparazione del prodotto in tempi ragionevoli oppure la sostituzione con un oggetto identico. Se né l’una, né l’altra soluzione sono possibili o si rivelano economicamente non convenienti, l’acquirente può chiedere l’integrale rimborso dei soldi spesi (restituendo la merce acquistata) oppure una riduzione del prezzo di vendita proporzionale al diminuito valore del bene. 

Nella pronuncia della Cassazione che abbiamo citato in apertura, la Corte ha ricordato che il venditore (nel caso di specie, una concessionaria di autoveicoli) non può rifiutare di riconoscere la garanzia sostenendo che il cliente non ha dato la prova del difetto che lamenta: basta che il consumatore si limiti a denunciarlo. Del resto, il venditore (essendo un professionista) ha maggiore facilità a eseguire verifiche tecniche sul prodotto.  

Il principio non è nuovo, ma le controversie – soprattutto nel settore automobilistico – sono sempre molte e non di rado il consumatore deve produrre perizie, con costi e incertezze che lo dissuadono dall’andare avanti. Anche nel caso deciso dai giudici supremi, il venditore sosteneva che le riparazioni da lui effettuate in garanzia implicassero un vizio di conformità, di cui oltretutto andava dimostrata l’esistenza fin dalla consegna del mezzo nuovo.

Nel primo anno dalla consegna del prodotto, dunque, al consumatore – data la sua posizione più debole – basta “denunciare” il vizio e non anche dimostrare che non dipende dal suo uso, per cui fa fede qualunque mezzo idoneo (per esempio, il documento di accettazione in officina, in cui dichiara che c’è un difetto e lo descrive per come può, in rapporto alla complessità tecnica dell’oggetto difettoso, che sui veicoli è alta). 

Inoltre, nel caso in cui la riparazione non riesca, si ha diritto alla risoluzione del contratto anche quando il difetto persiste: non è necessario che esso renda il bene inidoneo all’uso [2].


note

[1] Cass. ord. n. 3695/2022.

[2] Cass. ord. n. 22146/2020.


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