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Voto in assemblea di condominio: può essere segreto?

8 Febbraio 2022
Voto in assemblea di condominio: può essere segreto?

Deliberazione assembleare adottata a scrutinio segreto: è legittima? Il voto deve essere necessariamente palese?

Spesso ci si chiede se, nell’ambito di un’assemblea di condominio, il voto può essere segreto.

Il più delle volte, la votazione nelle riunioni condominiali avviene per alzata di mani a seguito di discussione. Esistono però situazioni particolarmente delicate in cui, a causa degli interessi in gioco, potrebbe apparire più rispettoso della privacy non manifestare agli altri la propria posizione, anche per il timore di eventuali ritorsioni. Si pensi alla delibera in cui si decida la revoca dell’amministratore o l’avvio di una causa contro uno dei condomini o di un pignoramento immobiliare. I rapporti personali che spesso si stringono in condominio o la semplice vicinanza (si pensi a due condomini dello stesso pianerottolo) potrebbero impedire una manifestazione libera e indipendente della propria volontà. Per tutelare quest’ultima quindi non c’è altro modo se non evitare il cosiddetto scrutinio palese. Di qui quindi il dubbio se l’assemblea possa decidere di rendere segreto il voto, come eccezione alla regola generale.

La questione è stata già analizzata dalla giurisprudenza. Come vedremo a breve, i giudici, seppur hanno ritenuto in linea generale illegittima la delibera a scrutinio segreto, hanno di fatto lasciato aperta una porta alla possibilità di operare in tal modo. Ma procediamo con ordine.

Votazione segreta in condominio: quando è illegittima?

Come noto, ogni condomino ha diritto a un voto, indipendentemente dai millesimi di proprietà e dal numero di unità immobiliari di sua proprietà [1]. Naturalmente, il diverso peso della quota si farà sentire quando si tratterà di calcolare la maggioranza in base ai millesimi. 

Per quanto attiene alle modalità di espressione, il voto in condominio deve essere palese e ciò – come si dirà a breve – principalmente allo scopo di individuare i condomini che hanno interesse a impugnare le delibere. 

Il tribunale di Milano nella sentenza del 9 novembre 1992 [2] ha ritenuto illegittima la deliberazione dell’assemblea di condominio adottata a scrutinio segreto. Il voto segreto contrasta innanzitutto con la trasparenza che deve riguardare le decisioni dell’organo collegiale del condominio, al fine di consentire la verifica della valida formazione della volontà. La legge infatti richiede determinati quorum per la valida costituzione dell’assemblea e per l’adozione delle delibere.

Il voto segreto, inoltre, non consente di accertare l’esistenza di eventuali conflitti di interessi tra il condominio e il singolo condomino.

D’altro canto, e non in ultimo, il diritto di impugnare le deliberazioni annullabili è di regola riconosciuto ai soli condomini assenti o dissenzienti i quali sono individuabili solo nel caso in cui la votazione sia palese. Non può impugnare la votazione dell’assemblea chi ha votato “a favore”. Sicché, se il voto fosse segreto, non si potrebbe comprendere chi ha diritto a contestare la votazione e chi invece è precluso da tale possibilità.

Detto orientamento è stato confermato anche da una serie di sentenze della Cassazione [3]. Secondo la Suprema Corte, è annullabile la deliberazione dell’assemblea di condominio il cui verbale non indichi analiticamente i nomi dei partecipanti e il valore della proprietà di ciascuno espressa in millesimi, nonché il nome e il valore della quota proporzionale dei condomini assenti e dissenzienti.

Queste indicazioni sono assolutamente necessarie per verificare la validità della deliberazione e l’eventuale conflitto di interessi tra il singolo condomino e il condominio, nonché per individuare i soggetti legittimati a impugnare.

Quando è possibile il voto segreto in assemblea di condominio?

Abbiamo appena detto che, secondo la Cassazione, è «annullabile» l’assemblea di condominio che decida a voto segreto. 

Il vizio di «annullabilità» della delibera impone però che la stessa sia impugnata entro 30 giorni dalla sua approvazione. Il che significa che, scaduto tale termine, la votazione si sana automaticamente, nonostante il vizio. 

Questa considerazione lascia aperta una porta alla possibilità di adottare una delibera con voto segreto: è infatti sufficiente che, dalla sua approvazione, decorrano 30 giorni senza che nessuno sollevi contestazioni. 

Dunque, ben potrà il presidente dell’assemblea decidere di imporre il voto segreto. Dopodiché, l’amministratore, prima di attuare la delibera assembleare, dovrà attendere 30 giorni per verificare che nessuno proponga opposizione in tribunale. Se ciò non dovesse avvenire, il vizio si sanerà e la delibera resterà comunque valida.


note

[1] Cass. sent. n. 6671/1988.

[2] Trib. Milano, sent. del 9.11.1992.

[3] Cass. sent. n. 10329/1998.

Autore immagine: depositphotos.com


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