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Conflitto di interessi delibera assembleare

8 Febbraio 2022
Conflitto di interessi delibera assembleare

Conflitto d’interessi in condominio: l’astensione dalla votazione è obbligatoria?

In condomino possono porsi situazioni di conflitto di interessi all’interno dell’assemblea. In tali situazioni ci si interroga sulla validità della delibera se, alla stessa, abbia partecipato il condomino in conflitto. Può il presidente della riunione imporre a quest’ultimo di astenersi dalla votazione? 

Per chiarire come funziona il conflitto di interessi in una delibera assembleare è possibile richiamare quanto più volte affermato dalla giurisprudenza.

Quando c’è conflitto d’interessi in condominio

Il conflitto d’interessi non è dato dal semplice fatto che un condomino possa avere, ai fini dell’approvazione o meno di una determinata delibera, un interesse personale, autonomo rispetto a quello del condominio. Così, ad esempio, non perché uno dei condomini è titolare di una ditta edile candidata all’esecuzione dei lavori allo stabile si deve astenere dalla votazione relativa alla scelta tra i vari preventivi.

Al contrario, il conflitto si verifica solo quando l’interesse personale del singolo condomino sia in contrasto con quello del condominio, ossia quando i due interessi non possano soddisfarsi contemporaneamente poiché il soddisfacimento dell’uno comporterebbe il sacrificio dell’altro. Si pensi all’ipotesi di una votazione in merito all’avvio di una causa contro un condomino a cui pretenda di partecipare anche quest’ultimo.

Come si calcolano le maggioranze in assemblea in caso di conflitto di interessi?

Le maggioranze necessarie per approvare le delibere, sia ai fini del quorum costitutivo che di quello deliberativo, sono inderogabilmente quelle previste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti ed al valore dell’intero edificio. Vanno pertanto inclusi anche i condòmini in potenziale conflitto di interesse con il condominio. Ecco che tali maggioranze non potranno modificarsi “al ribasso” nonostante la presenza di uno o più condomini in conflitto.  

Come chiarito dalla Cassazione [1], «nelle assemblee condominiali, le maggioranze necessarie per il “quorum” costitutivo e deliberativo sono stabilite in misura inderogabile: per il loro calcolo non rileva la situazione di conflitto di interessi tra condomino e condominio. 

Pertanto, anche nell’ipotesi di conflitto d’interesse, la deliberazione deve essere presa con il voto favorevole di tanti condomini che rappresentino la maggioranza personale e reale fissata dalla legge e, in caso di mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità di funzionamento del collegio, ciascun partecipante può ricorrere al giudice.

Chi è in conflitto di interessi deve astenersi dal votare?

Non esiste alcuna norma che imponga al condomino in conflitto di interessi di non votare anche se, qualora ciò avvenga, la delibera è annullabile. In buona sostanza, nessuno può impedire al condomino in conflitto di partecipare alla discussione – imponendogli di allontanarsi – né può proibirgli di votare. Ma ciò non toglie che tale delibera resti comunque viziata e pertanto, nei successivi 30 giorni, ogni altro condomino può ricorrere al giudice per chiederne l’annullamento.

Come chiarito dalla Cassazione [1] i condomini in conflitto di interessi possono (e non debbono) astenersi dall’esercitare il diritto di voto, ferma la possibilità per ciascun partecipante di ricorrere all’autorità giudiziaria in caso di mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità di funzionamento del collegio.

Quando impugnare una delibera assembleare per conflitto di interessi

Coloro che intendono impugnare una delibera assembleare assunta con il voto di uno o più condomini in conflitto di interessi dovranno innanzitutto dimostrare la presenza di un interesse personale del condominio in questione. Quindi, è da escludere che si possa porre un conflitto di interesse per chi vota in un determinato modo solo per fare un piacere a un amico. Il fatto di scegliere un amministratore di condominio che sia un proprio conoscente non fa sorgere il conflitto di interessi.

In secondo luogo è necessario fornire la prova che tale interesse procuri un danno per il condominio. Nulla infatti esclude che l’interesse del condominio viaggi sullo stesso binario di quello del singolo condòmino. In tal caso, anche se c’è un astratto conflitto di interessi, la delibera resta valida.

In terzo luogo è necessario che il voto del condomino in conflitto di interessi sia stato determinante per l’assunzione della delibera: è cioè necessario che, senza la sua votazione, la delibera non sarebbe stata approvata. Questo significa che se la delibera avesse avuto il medesimo esito anche senza il voto del condomino in conflitto, non è possibile impugnarla. In buona sostanza, deve essere proprio grazie al voto del condomino in questione che viene approvata o rigettata una determinata mozione. 

Approfondimenti

Il conflitto di interessi in condominio 

Quando c’è conflitto di interessi in assemblea di condominio


note

[1] Cass. sent. n. 19131/2015, n. 1849/2018, Trib. Vicenza sent. n. 1827/2021 del 5.10.2021.

Autore immagine: depositphotos.com

TRIBUNALE DI VICENZA SENTENZA 1827/2021 del 5.10.2021

 REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI VICENZA, Sezione Seconda Civile, in composizione monocratica, nella persona del dott. Antonio PICARDI in funzione di Giudice Unico, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta a ruolo al n. 3511/2018 R.G., promossa con atto di citazione notificato in data 16-18/05/2018

da

(…) (c.f. (…)), residente a B. del G. (V.) in Via B. n. 40

(…) (c.f. (…)), residente a B. del G. (V.) in Via P. n. 35

(…) (c.f. (…)), residente a T. (U.) in Via (…)

Tutte rappresentate e difese dall’Avv. Um.FA., del Foro di Vicenza, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo, in Bassano del Grappa (VI) – Via (…), come da procura speciale in calce all’atto di citazione.

attrici contro

CONDOMINIO (…), P.I. (…), sito in B. del G. (V.) V. B. n. 3, in persona del legale rappresentante pro tempore (…) s.n.c. di (…) (P.I. (…)), in persona del legale rappresentante pro tempore Geom. (…), rappresentato e difeso dall’Avv. Gi.GR., del Foro di Vicenza, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo, in Bassano del Grappa (VI) – Largo Corona d’Italia n. 20, come da mandato in calce alla comparsa di costituzione e risposta.

convenuto

In punto: comunione e condominio; impugnazione di delibera assembleare. CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Con atto di citazione, notificato in data 16-18/05/2018, la sig.ra (…) e le figlie E. ed (…), nella loro qualità di condomine del Condominio (…) di B. del G. (V.), V. B. n. 3, siccome proprietarie di due unità immobiliari a piano terra con relativi magazzini interrati, con relative quote sulle parti comuni per 64,555/1.000,000 (piena proprietà (…)) e 202,394/1.000,000 (nuda proprietà F. in usufrutto alla madre), convenivano avanti questo Tribunale il Condominio, impugnando la deliberazione dell’assemblea condominiale tenutasi in prima ed unica convocazione in data 12.04.2018, di cui chiedevano l’annullamento e/o la declaratoria di nullità, invalidità e/o illegittimità, con conseguente invalidazione del bilancio consuntivo spese straordinarie, del bilancio consuntivo spese ordinarie e (per quanto di interesse delle attrici) del bilancio consuntivo spese legali, approvati con detta delibera.

 Quale motivo preliminare deducevano l’invalidità della delibera ai sensi dell’art. 1136 comma 1 c.c. per irregolare costituzione dell’assemblea e così per insussistenza del quorum costitutivo, avendovi partecipato 4 condomini su un totale di 8 per complessivi 503,144 del valore totale, laddove la norma di riferimento (art. 1136 comma 1 c.c.) prevede la regolare costituzione dell’assemblea con l’intervento di tanti condomini che rappresentino i due terzi del valore dell’intero condominio e la maggioranza dei partecipanti allo stesso.

In via gradata rispetto al motivo (ritenuto assorbente) che precede, deducevano in primo luogo la nullità e/o invalidità del bilancio consuntivo spese straordinarie, in breve perché avente ad oggetto spese derivanti dall’esecuzione di un contratto di appalto non deliberato dall’assemblea dei condomini ai sensi dell’art. 1135 n. 4 c.c. nonché dall’affidamento di parte delle opere a impresa diversa da quella designata all’unanimità dell’assemblea dei condomini, senza preventiva costituzione del fondo obbligatorio per l’esecuzione delle opere (art. 1135 c.c.).

Deducevano tra l’altro che le attrici non avevano inteso partecipare alle spese di risanamento delle facciate, a parte di quelle necessarie per la tinteggiatura e la pulizia dei marmi, in quanto innovazioni non necessarie ed assai onerose, oltre che quasi interamente destinate a servire soltanto le unità immobiliari ai piani superiori.

Rappresentavano come al piano terra non vi fossero pareti in muratura ma solo vetrine e pilastri rivestiti in marmo; come la “rasatura armata” (funzionale alla protezione dell’intonaco ammalorato), essendo l’intonaco in buono stato come risultante dalla perizia 12.11.2015 dell’arch. (…), non fosse funzionale, mentre la coibentazione, innovazione funzionale “al miglioramento delle prestazioni termiche” degli appartamenti, non avesse apportato e non potrebbe apportare alcun risparmio energetico alle unità delle attrici, delimitate da vetrine e colonne in marmo.

Assumevano poi che la voce “interventi manutenzione facciata”, totalizzante una spesa di Euro 179.029,04, era stata assai onerosa (la relazione dell’arch. (…) indicava come necessario ed urgente solamente il risanamento dell’interrato, di modo che la spesa ai sensi dell’art. 1121 c.c. avrebbe dovuto essere sopportata integralmente dai condomini che avevano deliberato o assentito i lavori); che le spese di coibentazione, comprese le spese generali, non erano addebitabili alle attrici, bensì da ripartire secondo la ripartizione millesimale dei soli appartamenti.

Ciò ai sensi del principio relativo alle cose destinate a servire i condomini in maniera diversa, ovvero facendo applicazione della regola di cui all’art. 1102, applicabile al Condominio ex art. 1139 c.c..

Assumevano che il rendiconto finale per l’attività di I. s.n.c. per Euro 179.000,00 circa, a fronte di un capitolato iniziale per complessivi Euro 131.920,00, non trovava giustificazione; che il rendiconto non era accompagnato dalla nota sintetica esplicativa della gestione, come richiesto dall’art. 1130 bis c.c., con conseguente nullità del bilancio consuntivo.

Contestavano altresì:

a) l’addebito di Euro 18.655,56 per la scrostatura di 900 mq. di intonaco (corrispondenti alle intere pareti perimetrali dell’edificio salvo il piano terra):

b) l’addebito di Euro 5.996,00 per il trattamento di 180 mq. di fessurazioni dinamiche;

c) l’addebito di Euro 25.340,67 per la fornitura e posa in opera di rasatura armata su 900 mq.;

d) l’addebito di ulteriori Euro 4.842,43 per l’applicazione di una mano di fissativo pigmentato su 900 mq.;

e) l’addebito di Euro 1.500,00 per accantieramento dei lavori alle facciate (trattandosi di costo già compreso in quello per i lavori al piazzale nord-est e per le canalette di scolo o viceversa).

Assumevano inoltre che:

– era errata la ripartizione per millesimi dei lavori di rifacimento del piazzale nord-est (per Euro 4.331,06) in quanto non deliberati né necessari per la risoluzione della problematica relativa alle infiltrazioni d’acqua nei muri perimetrali (ed essendo l’intervento andato a beneficio esclusivo di tre box di proprietà individuale serviti dal piazzale non aventi, costituendo autonomo corpo di fabbrica, natura condominiale);

– nell’ambito del capitolo accantieramento la somma di Euro 17.156,48, riferita al noleggio ponteggi ed impianto di allarme, andava addebitata alle attrici per il solo periodo necessario per la tinteggiatura facciate e la pulizia dei marmi;

– la spesa per tinteggiatura, lavabile soffitti per Euro 4.237,00 e per ripristino cornici e soglie per Euro 12.750,00 riguardava le proprietà individuale (e così andava imputata ai singoli proprietari);

 – le spese per la coibentazione delle intercapedini perimetrali dei muri ai piani superiori per Euro 14.539,80 non potevano essere addebitate neppure pro quota alle attrici;

– la spesa per “antenna straord. antenna” non poteva essere addebitata neppure pro quota alle attrici non disponendo le relative unità individuali del cablaggio per il servizio televisivo;

– la posta di Euro 4.500,00 alla voce “oneri comunali” per oneri occupazione di suolo pubblico era stata versata a titolo di cauzione (di modo che la somma doveva essere rimborsata al Condominio);

– non era dovuto il compenso all’amministratore (per Euro 3.562,40) per assistenza lavori straordinari, attività svolta esclusivamente dal direttore dei lavori arch. (…) (oltre che altre voci di spesa, che le attrici analiticamente indicavano).

Le attrici contestavano ulteriori spese della relazione (…), pure analiticamente indicate.

Concludevano sul punto deducendo che, nel corrispondere la somma di Euro 27.198,00, le attrici avevano versato più di quanto dalle stesse dovuto, di modo che nella “tabella di riparto consuntivo” era ingiustificato il riporto di un debito di Euro 6.919,55 e di Euro 13.899,13 a carico delle sorelle F. ed un debito di Euro 5.934,14 a carico della (…).

Per altro profilo, deducevano la nullità e/o invalidità del bilancio consuntivo spese ordinarie, in sintesi lamentando: a) la nullità del bilancio pluriennale essendo riferito ad un esercizio di 20 mesi e 15 giorni (1/7/2016 – 15/3/2018);

b) che non era dovuto compenso per la partecipazione alle assemblee del 23.3.2018 e 12.4.2018 in quanto conseguenti alle dimissioni volontarie dell’amministratore, né era dovuto compenso per il “passaggio di consegne” al nuovo amministratore;

c) che non risultava giustificata la spesa di cui alla fattura n. (…) di H. snc per la sistemazione dei pluviali per “incidente”;

d) che era contestata dalle attrici l’addebitabilità alle stesse di Euro 69,58 x 3 di cui alla fattura n. (…), di cui non era indicato l’oggetto (sicuramente non dovute ove riferite ad invii di solleciti pagamento per spese straordinarie).

In ordine infine al punto 3) all’ordine del giorno, bilancio consuntivo spese legali, assumevano in breve che, in riferimento alla causa tra condomine e Condominio, nulla poteva essere chiesto alle prime per spese di lite corrisposte direttamente al legale di fiducia del Condominio o dell’amministratore, dovendo le spese essere esclusivamente quelle liquidate dal giudice all’esito della lite (secondo il principio di soccombenza).

Inizialmente contumace, il Condominio si costituiva, dopo la concessione dei termini per memorie ex art. 183 comma VI c.p.c., con comparsa di risposta in data 01.03.2019.

Contrastava le deduzioni e domande avversarie, in primo luogo eccependo la mancanza di interesse ad agire delle attrici, perché la delibera impugnata era stata sostituita / superata da successiva delibera (in data 25.05.2018), anch’essa dalle attrici impugnata, di modo che i due procedimenti avrebbero dovuto essere riuniti ovvero sospeso ex art. 295 c.p.c. il primo giudizio, ed inoltre perché le stesse, versando la somma di Euro 25.000, avevano già dato attuazione al contenuto implicito del punto 1) della delibera.

Forniva altresì una ricostruzione diversa in fatto ed in diritto degli eventi, in breve rappresentando che: – con Delib. 21 ottobre 2015 il Condominio (…) deliberava di affidare all’arch. (…) un incarico per la predisposizione di soluzioni tecniche per la manutenzione;

– il professionista predisponeva una perizia e veniva successivamente allo stesso conferito un incarico di direzione lavori;

– veniva altresì decisa l’esecuzione di un appalto dell’importo di Euro 151.020,08, di cui Euro 9.761,04 a carico della sig.ra (…) ed Euro 30.589,86 delle sigg.re F.;

– le attrici non corrispondevano la provvista a loro carico prevista e deliberata per l’esecuzione dell’appalto, situazione che il direttore dei lavori segnalava al Condominio;

– il direttore dei lavori si adoperava per la presentazione della domanda di occupazione di suolo pubblico, dopo attenta verifica tecnica individuava la ditta I. come quella migliore per l’esecuzione dei lavori (anche in ragione del preventivo, minore ed onnicomprensivo);

– le attrici non versavano quanto dalle stesse dovuto in base alle tempistiche ed ai riparti deliberati, di modo che risultava pure necessario che l’amministratore le diffidasse;

– i lavori oggetto d’appalto erano terminati, come da certificazione rilasciata dall’impresa e relazione del direttore dei lavori; – parte attrice versava la somma di Euro 25.000,00.

 In punto di diritto il Condominio deduceva:

– quanto all’eccepito difetto del quorum costitutivo, che non dovevano essere conteggiati i millesimi delle attrici per la verifica delle maggioranze previste dall’art. 1136 c.c., in quanto pendevano giudizi avendo quelle impugnato le precedenti delibere condominiali relative ai lavori de quibus, di modo che la Delib. 12 aprile 2018 era null’altro che conseguenza delle altre delibere impugnate e dai 2/3 dei millesimi di proprietà andavano esclusi quelli delle attrici;

– quanto alle domande per dichiarare nullo e/o invalido il bilancio consuntivo (delle spese straordinarie; spese ordinarie e spese legali), in breve le attrici, dando spontaneamente esecuzione alle delibere relative ai lavori straordinari, di cui il consuntivo è parte, versando la somma di Euro 25.000,00 avevano palesato mancanza di interesse ad impugnare il consuntivo (acquiescenza).

Parte convenuta concludeva per la declaratoria di difetto di interesse all’impugnativa e comunque per il suo rigetto.

Così essenzialmente impostato il contraddittorio, senza svolgimento d’istruttoria, all’udienza del 12 gennaio 2021 i procuratori delle parti precisavano le rispettive conclusioni, come in epigrafe trascritte, e la causa veniva trattenuta in decisione, con assegnazione dei termini ex art. 190 c.p.c. per il deposito degli scritti conclusionali.

L’impugnativa della delibera di cui si discute va accolta per il motivo determinante ed assorbente che la stessa risulta adottata senza l’osservanza delle maggioranze prescritte 1136 comma 1 c.c. (quorum costitutivo), disattesa l’eccezione preliminare di carenza di interesse ad agire delle attrici (posto che la delibera impugnata sarebbe stata sostituita / superata da successiva delibera, adottata in data 25.05.2018, anch’essa oggetto di impugnativa), ovvero di cessazione della materia del contendere.

Invero al momento del promovimento (con notifica dell’atto di citazione in data 16-18/05/2018) della causa che qui interessa, la successiva delibera non era stata ancora adottata e ad ogni modo la presente decisione deve affrontare il merito (eventualmente, come nel caso di specie, arrestandosi alle questioni preliminari del difetto del quorum deliberativo) anche ai fini della soccombenza virtuale per la regolamentazione delle spese di lite.

Sul punto (pacifico il dato oggettivo del mancato intervento all’assemblea di condomini rappresentanti i due terzi del valore dell’intero condominio e la maggioranza dei partecipanti allo stesso: la circostanza non è in fatto contestata e comunque risulta dal doc. 8 attoreo), la difesa di parte convenuta si incentra su un argomento di diritto.

Ovvero che ai fini della verifica delle maggioranze previste dall’art. 1136 c.c. non dovrebbero conteggiarsi i millesimi delle attrici, avendo queste impugnato le precedenti delibere condominiali relative ai lavori de quibus, di modo che la Delib. 12 aprile 2018 null’altro avrebbe costituito se non la conseguenza delle altre delibere in precedenza adottate (ed impugnate).

Ritiene questo giudicante di dover dare continuità al precedente di questo Tribunale di cui alla sentenza n. 536/2021 (doc. 57 attrice), peraltro del tutto coerente con i principi fissati dalla giurisprudenza di legittimità ivi richiamata.

La Cassazione civile (sez. II, 28/09/2015, n. 19131, ribadita da ordinanza n. 1849 del 23.01.2018; sentenza n. 1201/2002) ha invero stabilito il principio di diritto secondo cui (e possono di seguito trascriversi significativi stralci della sentenza n. 536/2021, estensore giudice E. Pesenti) “… in tema di condominio, le maggioranze necessarie per approvare le delibere sono inderogabilmente quelle previste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti ed al valore dell’intero edificio, sia ai fini del “quorum” costitutivo sia di quello deliberativo, compresi i condomini in potenziale conflitto di interesse con il condominio, i quali possono (e non debbono) astenersi dall’esercitare il diritto di voto, ferma la possibilità per ciascun partecipante di ricorrere all’autorità giudiziaria in caso di mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità di funzionamento del collegio”.

Aggiunge la Corte, in riferimento all’ipotesi di un possibile conflitto di interesse, che “per il sorgere del conflitto tra il condominio ed il singolo condomino è necessario che questi sia portatore, allo stesso tempo, di un duplice interesse: uno come condomino ed uno come estraneo al condominio (e, che l’interesse sia estraneo al godimento delle parti comuni ed a quello delle unità abitative site nell’edificio) e che i due interessi non possano soddisfarsi contemporaneamente, ma che il soddisfacimento dell’uno comporti il sacrificio dell’altro. E si riflette, altresì, sulla disciplina delle maggioranze assembleari, in quanto, posto che nell’organizzazione dell’assemblea la gestione delle parti comuni è predisposta in funzione del godimento delle parti comuni e soprattutto in funzione strumentale a vantaggio del godimento dei piani o delle porzioni di piano in proprietà esclusiva, la disciplina del metodo collegiale e del principio di maggioranza risponde a criteri specifici; il che comporta che le maggioranze occorrenti per la validità delle delibere in tema di gestione in nessun caso possono modificarsi in meno.

… Il principio maggioritario, adottato dal codice per le deliberazioni assembleari con la regola della “doppia maggioranza” è un principio specifico dell’istituto condominiale, che vale a distinguerlo dalla disciplina della comunione e delle società, in quanto solo nel condominio è previsto che la maggioranza venga raggiunta dal punto di vista delle persone e del valore.

 La sentenza del 2002 individua la ragione della inderogabilità in meno delle maggioranze, e specialmente delle maggioranze qualificate, in quella di impedire che tramite il principio maggioritario, in qualche misura, vengano menomati i diritti dei singoli partecipanti sulle parti comuni e il godimento delle unità immobiliari in proprietà esclusiva. Perciò, i quorum sono fissati in misura inderogabile (in meno), richiedendosi per le decisioni di particolare importanza il concorso di un numero considerevole di partecipanti e di una frazione consistente del valore dell’edificio.”.

Essendo il motivo preliminare di impugnazione qui accolto dirimente, risulta assorbita ogni altra questione. La delibera de qua va quindi annullata, con invalidazione di ogni altro atto presupposto e conseguente.

Le spese processuali, liquidate come da dispositivo (ex D.M. 10 marzo 2014, n. 55, scaglione di valore indeterminabile basso, importi tariffari intermedi tra minimi e medi, esclusa la fase istruttoria, che può essere liquidata secondo i minimi neppure essendo state assunte prove), seguono il criterio di soccombenza.

Non si ravvisano invece le condizioni di legge per la richiesta condanna per resistenza temeraria ex art. 96 primo o terzo comma c.p.c.. P.Q.M.

IL TRIBUNALE

definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza deduzione eccezione disattesa o comunque assorbita, così provvede:

I) annulla, nei sensi di cui in motivazione, la deliberazione dell’assemblea del Condominio (…) tenutasi in prima e unica convocazione in data 12.04.2018 ed ogni altro atto presupposto e conseguente;

II) condanna il Condominio alla rifusione alle attrici delle spese processuali, liquidate in Euro 622,30 per anticipazioni, Euro 5.354,50 per compensi professionali, oltre a spese generali 15%, C.P.A. ed I.V.A. come per legge sull’imponibile;

III) rigetta la domanda ex art. 96 c.p.c.. Così deciso in Vicenza il 2 ottobre 2021. Depositata in Cancelleria il 5 ottobre 2021.

 In tema di condominio, le maggioranze necessarie per approvare le delibere sono inderogabilmente quelle previste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti ed al valore dell’intero edificio, sia ai fini del “quorum” costitutivo sia di quello deliberativo, compresi i condomini in potenziale conflitto di interesse con il condominio, i quali possono (e non debbono) astenersi dall’esercitare il diritto di voto, ferma la possibilità per ciascun partecipante di ricorrere all’autorità giudiziaria in caso di mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità di funzionamento del collegio.


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