Nuova circolare dell’Agenzia Entrate sulle indagini in banca: contribuente alla prova

24 Agosto 2014
Nuova circolare dell’Agenzia Entrate sulle indagini in banca: contribuente alla prova

L’Agenzia ha precisato che i controlli finanziari saranno rivolti innanzitutto al 2012: indagini bancarie senza automatismi, ma il contribuente è in scacco.

L’Agenzia delle Entrate ha appena emanato una circolare [1] con cui chiarisce le modalità con cui verranno eseguite le prossime indagini sui conti correnti bancari dei contribuenti. Benché i controlli riguarderanno solo gli importi più “significativi”, c’è davvero poco da stare tranquilli. E ciò a causa di un perverso meccanismo di prove che posiziona il cittadino in un vero e proprio “scacco al re”. Una posizione di difficile difesa in quanto le verifiche non riguarderanno solo l’ultimo periodo di imposta, ma, al contrario, partiranno dal 2012. Il che renderà non facile ricostruire le ragioni delle singole movimentazioni sul conto e poter, così, controbattere alle richieste di chiarimenti dell’amministrazione fiscale.
 
Contrasto all’evasione ai danni dei piccoli

Nella premessa della circolare viene precisato che le indagini saranno innanzitutto indirizzate all’anno 2012. Non solo. L’Agenzia mette le mani davanti e si riserva la possibilità di prendere in considerazioni anche le annualità anteriori al 2012.

La circostanza avrà le sue ovvie conseguenze: infatti, più l’esercizio è lontano nel tempo, più è difficile per il contribuente ricordarsi o fornire le giustificazioni del caso. Mentre, infatti, per gli altri accertamenti servono giustificazioni sommarie, per le indagini bancarie il contribuente deve fornire una prova per ogni singolo movimento in entrata ed in uscita.

Il problema si complica più per i “piccoli”. Infatti, chi effettua grosse movimentazioni di denaro è solito conservare le pezze giustificative delle operazioni o, quanto meno, procurarsi le prove dei propri pagamenti e prelievi. Invece, il piccolo contribuente non usa precauzioni di questo tipo e, con una certa ingenuità, opera sul proprio conto senza preoccuparsi degli eventuali successivi accertamenti.

Quale prova per difendersi dalle richieste del fisco?

La Cassazione, in proposito, afferma che la prova deve essere analitica e non generica, con indicazione di ogni movimento bancario, per dimostrare come ciascuna operazione è estranea a fatti imponibili. Il contribuente deve così fornire affermazioni non apodittiche, generiche, sommarie e cumulative [2].
 

Per quanto riguarda i prelevamenti di carattere personale (viaggi, gioielli, acquisti e così via) difficilmente è conservata la copia dell’assegno o della fattura o altra documentazione che dopo tre o quattro anni potrebbe essere richiesta dall’amministrazione ai fini del controllo.

L’acquirente si preoccupa, infatti, della conservazione della documentazione di acquisto più ai fini della “garanzia” del produttore che non per il fisco.

Solo per i grandi evasori?

Questo “scacco” al contribuente potrebbe in parte essere attenuato dai buoni propositi contenuti nella circolare in commento. Infatti, l’Agenzia ha esortato gli uffici territoriali a utilizzare le indagini finanziarie solo dopo aver riscontrato significative anomalie rispetto alla dichiarazione presentata. Non dovranno, dunque, essere richieste spiegazioni su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali e/o familiari.

A rendere però troppo generica questa promessa e suscettibile di interpretazioni personali da parte dei singoli uffici vi è che la circolare non indica un “limite numerico” onde specificare cosa intendersi con “significative anomalie”. Insomma, il tutto lascia spazio a notevoli perplessità.

Non di rado, infatti, i soggetti accertati sono stati chiamati a giustificare importi di poche centinaia di euro, per i quali è risultato ovviamente impossibile assolvere l’onere probatorio.

Il diritto di difesa resta difficile

La rigida interpretazione sulle presunzioni a favore del fisco in caso di indagini bancarie, per la verità quasi sempre avallata dai giudici di legittimità, ha reso questo tipo di accertamento difficilmente difendibile e ciò non perché necessariamente sia stata commessa un’evasione fiscale, ma perché il contribuente non riesce a fornire la prova contraria, almeno nel senso richiesto dai verificatori e dai giudici.

Queste indagini consentono il controllo di tutti i movimenti transitati sui conti di un soggetto, per verificare se il reddito è stato sottratto alla tassazione.

Vige così una presunzione legale secondo la quale ogni operazione (sia in entrata sia in uscita), priva di valida giustificazione, può formare il maggior imponibile accertabile al contribuente.
 

1. Per i versamenti va dimostrata la loro riconducibilità a redditi dichiarati oppure legittimamente non tassabili.
Si tratta di prove che spesso risultano difficili da fornire. Si pensi, ad esempio ai versamenti cumulativi e di denaro contante (come nel caso di commercianti al dettaglio) per i quali diviene pressoché impossibile circoscrivere esattamente la provenienza. Mancando, infatti, la corrispondenza esatta tra la fattura o lo scontrino emesso in quel giorno ed il versamento, magari effettuato in giorni successivi, la prova contraria non è superata e pertanto il valore accreditato diventa “ricavo omesso”.

2. Per i prelevamenti, invece, deve essere indicato il beneficiario delle somme riscosse.

Per il conto corrente di un’impresa, è abbastanza agevole, atteso che i dati dovrebbero essere confluiti in una contabilità, ma sui conti privati, invece, il tutto diventa molto complesso (se non addirittura impossibile).

Tale presunzione si applica poi anche per i professionisti. Mentre, però, in un’impresa la merce senza fattura acquistata con i prelevamenti non giustificati determina verosimilmente un ricavo almeno pari al costo sostenuto, nell’attività professionale l’acquisto di un servizio non fatturato ben difficilmente può generare un compenso non dichiarato (un professionista può acquistare un mobile o un telefono senza fattura ma non per questo poi non fattura le proprie prestazioni). Ancora, in favore del fisco, vale la regola che a un costo in nero corrisponde un ricavo non dichiarato, per il contribuente non vale invece l’inverso: ossia che ad un ricavo corrisponda un costo per la sua produzione.
 

Ne consegue, spesso, che il totale dei maggiori imponibili (versamenti + prelevamenti) non è abbattuto di una percentuale che potrebbe corrispondere all’incidenza dei costi sostenuti per conseguire i ricavi. E ciò nonostante la stessa circolare 32/2006 ne faccia espressa menzione.

Tutto ciò comporta sovente che questi controlli diventano l’estrema ratio per effettuare contestazioni ai contribuenti, per i quali, nel corso dell’ispezione, non sono emerse altre irregolarità. Le nuove direttive dell’Agenzia si spera risolvano tale anomalia.


note

[1] Ag. Entrate circolare n. 25/2014 del 6.08.2014.

[2] Cass. sent. n. 25502/2011.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

4 Commenti

  1. Veramente interessante il Vostro sito è utile per capire in che giungla finanziaria e burocratica viviamo.

  2. roba da matti ma e lo stato che ci dovrebbe dire cosa ci fanno con i nostri soldi stato antiliberaleee

  3. INCREDIBILE!!!!,,,,,MA COME SI FANNO A MOTIVARE ESATTAMENTE TUTTI I VERSAMENTI SUL CONTO CORRENTE BANCARIO QUANDO SPESSO SONO IL FRUTTO DI ACCONTI O ASSEGNI GIRATI???

Rispondi a STEFANO TANZI Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube