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La scelta “obbligata” del consumatore in panne: il duopolio nel soccorso stradale

Pubblicato il 29 gennaio 2012

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> Pubblicato il 29 gennaio 2012

Siamo lieti di pubblicare il contributo di CHIARA GABRIELE inviato a “La Legge per Tutti”. Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo del nostro lettore.

Se chiediamo ad un economista la definizione di duopolio ci dirà che è una situazione limite all’interno del mercato in cui operano due sole imprese con identici prezzi, le quali offrono il medesimo servizio, conoscendo perfettamente le mosse dell’avversaria. Il problema sorge dunque per i consumatori: essendo pari a zero la concorrenza, non c’è assolutamente battaglia sui prezzi.

In Italia un settore in cui opera il duopolio è il soccorso in autostrada.

Fino al 1997, l’unica società ad operare il soccorso autostradale era l’ACI.

L’Antitrust, autorità garante della concorrenza e del mercato, sancì la fine del monopolio autorizzando l’entrata di EuropaAssistance Vai, compagnia di assicurazioni autorizzata al soccorso stradale in viabilità ordinaria e in autostrada. Le promesse furono incoraggianti: prezzi concorrenziali a favore dei consumatori. Il risultato lo fu un po’ meno: dal ’97 ad oggi le uniche società autorizzate a percorrere i 6,500 km autostradali lungo lo stivale sono ACI ed Europ Assistance: un vero e proprio duopolio.

Chi ha sottoscritto una polizza con Europ Assistance o ha una tessera Aci usufruisce di un soccorso gratuito in caso di guasto al veicolo. Ma coloro che restano in panne e non hanno aderito a nulla? Gli automobilisti fermi che compongono i numeri verdi o premono i pulsanti delle colonnine Sos ai margini delle corsie attivano un meccanismo di perfetta spartizione del mercato. Infatti, i gestori delle società autostradali, che gestiscono le tratte attraverso delle sale radio, ricevendo le chiamate, distribuiscono equamente i soccorsi alle due società, annullando cosi la concorrenza tra imprese. Né Aci ne EuropAssistance si preoccupano di abbassare i prezzi per rendersi concorrenziali sul mercato, né tanto meno impiegano energia, in termini soprattutto di costi, per pubblicizzarsi.

Il risultato per noi consumatori è la beffa oltre il danno. Chiaro che in autostrada non c’è spazio per la contrattazione: cosi l’automobilista si trova a dover accettare le tariffe care proposte, per assicurarsi il soccorso. Ne tanto meno può optare per la sottoscrizione di una polizza con una terza società che offra il medesimo servizio a prezzi inferiori.

L’antitrust forse allora dovrebbe re-intervenire per correggere la distorsione, considerato l’autentico fallimento del 1997. Che oggi non sia forse l’era delle liberalizzazioni, quelle vere? Ai posteri l’ardua sentenza.

 


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