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Usura e interessi di mora

1 Agosto 2022
Usura e interessi di mora

Le norme «antistrozzo» si applicano anche alla mora. Ecco cosa dice la Cassazione.

Cosa sono gli interessi? E, soprattutto, cos’è l’usura? E, infine, cosa sono gli interessi di mora o moratori? Sono tre argomenti distinti, che tuttavia presentano molti collegamenti delicati, al punto che a settembre 2020 è intervenuta la Corte di Cassazione per fare chiarezza e, soprattutto, per tutelare i debitori e i cittadini dal rischio di dover pagare somme eccessive o comunque non dovute per i prestiti e i mutui [1].

Interesse e usura

Storicamente, non c’è differenza tra pagamento degli interessi e usura. Nel mondo romano, infatti, chi prestava il proprio denaro poteva farsi ricompensare con una somma in più pattuita di comune accordo col debitore. Questa somma, l’interesse, non subiva quindi alcun limite. Con l’avvento del Cristianesimo le cose cambiano: i legislatori prima mettono forti limiti quantitativi agli interessi, poi, nel Medioevo, arrivano addirittura a vietare la richiesta di interessi stessi. Infine, con l’arrivo dell’era moderna, è tornata la libertà di fissare dei tassi.

Insomma, si è passati da un eccesso all’altro.

Per quel che riguarda l’Italia, si è raggiunto un compromesso a partire dagli anni ’30: gli interessi sono sempre dovuti a chi, cittadino o istituzione finanziaria privata e pubblica, presta il proprio denaro. Tuttavia, questi interessi non possono superare una certa soglia, cioè un certo rapporto con il capitale di base. Questo rapporto oggi è definito sulla base del Taeg, cioè del Tasso annuo effettivo globale, che si basa su criteri stabiliti periodicamente dal ministero dell’Economia.

Tutto ciò che supera questo tasso diventa usura e perciò è nullo e, quando è preteso fuori dai normali canali di credito può costituire reato. Il legislatore, attraverso la disciplina del Codice civile ha stabilito una barriera, sotto la quale l’interesse (che si chiama «interesse corrispettivo») è sempre dovuto. Ciò per evitare che il creditore approfitti della debolezza del debitore.

Cosa sono gli interessi corrispettivi e quelli moratori

Spesso si parla di interessi bancari come se fossero sempre gli stessi. In verità ne esistono di due tipi.

Ci sono gli interessi corrispettivi, che sono quelli previsti come controprestazione per il semplice prestito del denaro. Essi quindi scattano già dalla prima rata, nella misura convenuta nel contratto. 

Poi ci sono gli interessi moratori, che sono invece quelli (di solito molto più alti di quelli corrispettivi) che scattano nel caso in cui il mutuatario non paghi la rata e, quindi, sia in “mora”. In tal caso gli interessi moratori si sostituiscono a quelli corrispettivi (non è infatti lecito far pagare entrambi). Sono una sorta quindi di sanzione per il ritardo e che cessano non appena la morosità viene sanata (per essere poi nuovamente sostituiti dagli interessi corrispettivi).

La misura degli interessi moratori deve essere esplicitata nel contratto, altrimenti il loro saggio è identico agli interessi corrispettivi. 

Interessi di mora

Gli interessi di mora non sono il compenso per il creditore, ma scattano quando il debitore non restituisce la somma ricevuta in prestito nel termine pattuito. In pratica, sono quasi una sanzione per il debitore che non adempie o non adempie per tempo e un risarcimento per il creditore. Fino al 2020, la disciplina contro l’usura non si applicava agli interessi moratori, che avevano un regime più «libero», il quale spesso comportava maggiori rischi per il debitore, che poteva subire comunque forme di usura, cioè pagare interessi stratosferici, anche a norma di legge.

In altre parole, il creditore poteva pretendere come mora ciò che non poteva chiedere come corrispettivo. Cacciata dalla porta, l’usura rientrava dalla finestra. Questa libertà, che era il risultato di una disciplina insufficiente, poteva portare a veri e propri abusi nei rapporti di credito, come, ad esempio, la fissazione di termini estremamente brevi per la restituzione del debito.

Usura e mora secondo la Cassazione

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno superato la divisione tra interessi corrispettivi e interessi moratori attraverso la sentenza del 2020, con cui affrontavano la vicenda di un debitore da cui si pretendevano interessi moratori del 30% per un credito al consumo. Fino ad allora, l’orientamento prevalente della dottrina e della giurisprudenza non riteneva applicabile alle more la disciplina del Codice civile relativa agli interessi, proprio perché le norme parlavano in maniera esplicita di «interessi» e di «corresponsione» e non menzionavano le sanzioni per ritardo.

Non solo: anche nel Taeg non erano computati gli eventuali interessi moratori, che quindi risultavano di difficile valutazione.

La Suprema Corte ha superato questi ostacoli formali sostenendo quanto segue:

  • gli interessi moratori sono comunque interessi, quindi il fatto che non siano menzionati in maniera esplicita dal Codice non implica che non possa applicarsi ad essi la stessa disciplina degli interessi corrispettivi;
  • gli interessi moratori non sono solo un risarcimento ma costituiscono anch’essi una remunerazione. Perciò viene in parte meno l’aspetto di sanzione al debitore inadempiente ed emerge di più quello di «ricompensa» al creditore per il maggior tempo impiegato a recuperare il suo credito;
  • infine, la Cassazione ha comunque stabilito per gli interessi moratori una soglia leggermente maggiore rispetto a quelli corrispettivi (circa il 2% in più sul Taeg). In questo caso, si è tenuto conto della differenza tra i due tipi d’interesse.

Per concludere, la Suprema Corte è intervenuta in un settore particolare, il credito al consumo, in cui i rischi per il debitore sono più alti. Lo ha fatto con una disciplina di equità, che mira da un lato a tutelare il creditore e i debitori adempienti, ma che, dall’altro, evita che il debitore diventi un «usurato a norma di legge».


note

[1] Cass. SSUU Sent. n. 19597/2020


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