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Dichiarazione fraudolenta: quando si prescrive?

9 Febbraio 2022 | Autore:
Dichiarazione fraudolenta: quando si prescrive?

Da quando decorrono e quando maturano i termini di prescrizione del delitto commesso mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti o altri documenti e artifici.

L’Agenzia delle Entrate ti ha “pizzicato” per una dichiarazione dei redditi presentata qualche anno fa. Contiene vistosi errori e, soprattutto, ti viene contestato di aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti, grazie alle quali hai abbattuto i costi ed hai pagato imposte minori rispetto a quelle effettivamente dovute. Quindi, oltre al consueto avviso di accertamento per il recupero delle somme non versate, devi subire anche un procedimento penale. Siccome il controllo è arrivato tardi e le lancette del tempo scorrono, ti chiedi quando si prescrive la dichiarazione fraudolenta, per capire se grazie alla prescrizione puoi evitare la condanna. In questo articolo ti spiegheremo come calcolare i termini di prescrizione di questo grave reato.

Dichiarazione fraudolenta: quando è reato?

La dichiarazione fraudolenta è il reato compiuto da chiunque indica in una dichiarazione annuale obbligatoria, dei redditi o sull’Iva, «elementi passivi fittizi» [1], cioè costi in realtà mai sostenuti e non veritieri. Il caso tipico è quello delle fatture per operazioni inesistenti, inserite in dichiarazione solo allo scopo di gonfiare i costi e così abbattere l’imponibile sul quale vengono calcolate le imposte. Lo stesso fenomeno può accadere attraverso «altri documenti» di qualsiasi genere, come gli scontrini fiscali, le note di credito o le pratiche per i bonus edilizi e sulla casa, quando dimostrano il sostenimento di spese non veritiere, riportate in dichiarazione per ottenere il riconoscimento di detrazioni non spettanti.

Dichiarazione fraudolenta: la pena

La pena per il reato di dichiarazione fraudolenta dipende dall’importo: se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a 100mila euro si applica la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni; se, invece, è superiore, la reclusione parte da un minimo di quattro anni ed arriva a un massimo di otto anni.

In ogni caso, il reato si configura a prescindere dall’importo degli elementi passivi fittizi riportati in dichiarazione, quindi basta una sola fattura per operazioni inesistenti ad integrare l’illecito penale. Occorre, tuttavia, il dolo di evasione, che consiste nella «finalità di evadere l’imposta»: in questo modo, non sono punibili i comportamenti avvenuti per mero errore o con semplice colpa.

Dichiarazione fraudolenta con altri artifici

Un’ipotesi di reato diversa e più lieve è la dichiarazione fraudolenta commessa «mediante altri artifici» [2], che si verifica quando vengono compiute «operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente o quando ci si avvale di documenti falsi ed altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria».

Qui per l’integrazione del reato sono previste delle soglie di punibilità, che sono superate quando l’ammontare degli elementi attivi o passivi di reddito indicati nella dichiarazione presentata è superiore a 30mila euro d’imposta e al 5% dell’ammontare degli elementi attivi indicati in dichiarazione o comunque superiore a 1.500.000 euro. La pena è la reclusione da tre ad otto anni.

Dichiarazione fraudolenta: quando si consuma il reato?

Il momento consumativo del reato di dichiarazione fraudolenta coincide con la data di presentazione della dichiarazione contenente gli elementi passivi fittizi. Per l’integrazione del reato non basta, quindi, aver ricevuto e registrato una fattura o un altro documento riferito ad operazioni inesistenti: occorre utilizzarlo inserendolo nella dichiarazione dei redditi o Iva.

La registrazione delle fatture o degli altri documenti nelle scritture contabili obbligatorie, o la loro detenzione a fini di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria, restano, comunque, condizioni necessarie per arrivare alla commissione dell’illecito, che si realizza nel momento di effettiva presentazione della dichiarazione che li contiene.

Dichiarazione fraudolenta: quando non è punibile?

Anche per il delitto di dichiarazione fraudolenta opera – dal 2019 in poi – la speciale causa di non punibilità per i reati tributari [3] che si verifica quando il contribuente paga spontaneamente e integralmente il tributo evaso (più le sanzioni dovute per la violazione e gli interessi), purché ciò avvenga prima che siano iniziati accessi, ispezioni e verifiche e comunque prima che il contribuente abbia avuto formale conoscenza dei controlli intrapresi nei suoi confronti dall’Amministrazione finanziaria o dall’Autorità giudiziaria che ha aperto il procedimento penale.

Reato di dichiarazione fraudolenta: prescrizione

La prescrizione del reato di dichiarazione fraudolenta si compie, in base a quanto stabilisce l’art. 157 del Codice penale, in un tempo pari alla pena edittale massima prevista, dunque in otto anni. Il tempo necessario a prescrivere viene interrotto da uno degli eventi contemplati dall’art. 160 del Codice penale, come la richiesta di rinvio a giudizio, e negli altri casi previsti dalla normativa speciale [4], ossia dal verbale di constatazione o dall’atto di accertamento delle violazioni tributarie, ma i termini complessivi di prescrizione non possono essere aumentati più di un quarto; si può così arrivare fino a dieci anni [5].

Dichiarazione integrativa e prescrizione del reato

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione [6] ha affermato che i termini di prescrizione del reato di dichiarazione fraudolenta decorrono dal momento di presentazione della dichiarazione iniziale e non dalla successiva dichiarazione integrativa – che serve a correggere eventuali errori presenti nella dichiarazione originaria – a meno che non sia proprio essa a riportare, per la prima volta, gli elementi illeciti (le fatture per operazioni inesistenti o gli altri documenti che espongono costi fittizi).

Questo perché si tratta di un delitto «istantaneo»: le eventuali variazioni degli elementi passivi contenute nella dichiarazione integrativa non possono cambiare la data di commissione di un reato che si è già perfezionato. Quindi, se si riportano nella dichiarazione integrativa le stesse fatture già inserite nella prima dichiarazione non avviene nessuno spostamento in avanti dei termini prescrizionali. Il medesimo criterio vale per il reato di dichiarazione infedele [7].


note

[1] Art. 2 D.Lgs. n. 74/2000.

[2] Art. 3 D.Lgs. n. 74/2000.

[3] Art. 13 D.Lgs. n. 74/2000 e art. 39, co 1, lett. q-bis, D.L. n. 124/2019.

[4] Art. 17 D.Lgs. n. 74/2000.

[5] Art. 17, co.1 bis, D.Lgs. n. 74/2000.

[6] Cass. sent. n. 3957 del 04.02.2022.

[7] Cass. sent. n. 23810/2019.


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