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Si può cancellare una notizia da internet?

9 Febbraio 2022
Si può cancellare una notizia da internet?

Come funziona il diritto all’oblio e come far togliere il proprio nome da una notizia presente su un giornale online. 

Se trovi sulla pagina di un sito web un articolo che ti menziona e che ritieni ormai vecchia, obsoleta o comunque non più di interesse pubblico, ti chiederai se si può cancellare una notizia da Internet. 

La tua domanda è più che legittima atteso che la legge italiana (implicitamente) e la normativa comunitaria (esplicitamente) riconoscono il cosiddetto diritto all’oblio ossia il diritto a veder deindicizzato il proprio nome dalla rete tutte le volte in cui non sussistano più gli interessi giornalistici alla sua diffusione.

Sul punto però sarà bene fare alcune precisazioni. Sono infatti presenti sul web numerosi servizi a pagamento che offrono la cancellazione dei dati dai siti Internet, ma nessuno di questi, in realtà, può garantire la totale eliminazione che, come vedremo a breve, è a mera discrezione del giornale. 

Ma allora, stando così le cose, cosa può fare il cittadino che voglia tutelare la propria privacy e non vedersi più menzionato in notizie ormai vecchie? Procediamo per gradi.

Cos’è il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio consiste nel diritto del cittadino ad essere “dimenticato” tutte le volte in cui il suo nome è collegato a una notizia di rilievo pubblico e quest’ultima non è più attuale. Non si possono rivangare i fatti del passato. Ciò implica, nello stesso tempo, che i giornali online che mantengono su Internet pagine vecchie ove sono presenti le altrui generalità devono provvedere a garantirne, a richiesta dell’interessato, la de-indicizzazione dai motori di ricerca. «De-indicizzare» significa fare in modo che quella determinata pagina non sia più visibile dai motori di ricerca come Google e che, pertanto, anche dinanzi a un’esplicita richiesta di un utente, il contenuto non riaffiori più nei risultati.

Il diritto all’oblio non riguarda solo i fatti di cronaca ma qualsiasi notizia, anche di carattere “rosa”. È anche diritto all’oblio la richiesta del soggetto che si è iscritto a un servizio Internet di veder cancellare, a propria richiesta e in qualsiasi momento, il proprio account, le foto e tutti i contenuti che lo riguardano, richiesta che va eseguita senza possibilità di opporre alcuna resistenza. 

Quando una notizia si considera non più attuale?

Affinché una pubblicazione giornalistica possa essere considerata lecita è necessario che sia veritiera (diversamente si incorrerebbe nella diffamazione), di pubblico interesse (altrimenti si incorrerebbe nella violazione dell’altrui privacy) ed attuale (in caso contrario si violerebbe l’altrui diritto all’oblio).

Se una notizia, inizialmente di pubblico interesse, col tempo non lo diviene più va de-indicizzata (si pensi alle indagini in merito a una truffa ai danni dello Stato che, dopo qualche anno, non riveste più la qualità di notizia).

Nessuna legge però dice dopo quanti anni deve essere cancellata una notizia dal web. Sicché la questione è rimessa alla discrezione del giudice. Di solito, si valuta l’incidenza del fatto sulla vita sociale e i suoi sviluppi (si pensi a una persona condannata, anni addietro, per evasione che però dopo un po’ decida di candidarsi come parlamentare). Di solito, il diritto all’oblio viene garantito dopo circa due anni dal fatto.

Cosa deve fare il giornale per garantire il diritto all’oblio?

Per ottenere il rispetto del diritto all’oblio, l’interessato deve fare una richiesta al giornale chiedendogli la cancellazione o l’«anonimizzazione» della notizia (con la cancellazione del nome e cognome del soggetto in questione).

A ben vedere, però, come chiarito dalla Cassazione più volte [1], il giornale è tenuto solo a de-indicizzare la notizia, ben potendo conservarla nel proprio archivio a beneficio di chiunque vi acceda direttamente. E sempre che la notizia sia veritiera e aggiornata (così, ad esempio, la notizia di una condanna in primo grado va aggiornata con la notizia della successiva assoluzione in appello).

Anche l’utilizzo di uno pseudonimo o delle sole iniziali non garantisce la tutela del diritto all’oblio se poi la pagina non viene de-indicizzata ossia, alla digitazione dell’effettivo nome del soggetto sul motore di ricerca, riaffiori sempre la stessa notizia. Il lettore infatti potrebbe ben risalire alla vera identità del soggetto collegato al fatto di cronaca. 

Che succede se la notizia riappare su Google?

Tutto ciò che deve fare il titolare del giornale è eliminare i tag che collegano la pagina ai motori di ricerca. Il motore di ricerca ha poi una sua cache, una sorta di memoria breve che, per i successivi giorni, continua a ripescare la notizia. Di solito, la cache si svuota automaticamente dopo non più di una settimana, ma se così non dovesse essere è possibile inoltrare un sollecito al motore di ricerca. 

Il mancato svuotamento della cache non costituisce una responsabilità del titolare del giornale dipendendo dal motore di ricerca.

Che fare se il giornale non cancella la notizia o il nome?

Se il titolare del giornale non risponde alla richiesta di de-indicizzazione del contenuto, il cittadino può alternativamente rivolgersi al giudice affinché condanni il primo (il tutto con un ricorso in via d’urgenza, e quindi con tempi molto più brevi rispetto al processo ordinario) oppure al Garante per la privacy.

In aggiunta è possibile agire anche penalmente contro la persona fisica titolare del dominio web.

Diritto all’oblio: ultime sentenze

Di recente, la Cassazione [1] è tornata sul diritto all’oblio ribandendo l’obbligo, del titolare del sito, di deindicizzare il nome della persona da Internet: il motore di ricerca deve garantire all’interessato il diritto all’oblio. E dunque a non essere più associato a una vecchia vicenda giudiziaria. Il tutto escludendo che la notizia sia collegata al nome della persona attraverso la ricerca per parole chiave nella rete. Bisogna tuttavia contemperare il diritto fondamentale dell’individuo con la libertà dell’informazione: cancellare anche le copie cache delle pagine web, infatti, rende più complicate le ricerche sul caso di cronaca attraverso parole chiave anche diverse dal nome dell’interessato. 

Dunque, il Garante della privacy può far deindicizzare, ma non cancellare le notizie. E ciò anche se il motore di ricerca ha sede all’estero.

La cancellazione, dunque, preclude al motore di ricerca nell’immediato di avvalersi delle copie per indicizzare i contenuti mediante parole chiave pure diverse dal nome dell’interessato. Quindi, si rischia di escludere o di rendere più difficoltoso il reperimento della notizia attraverso l’uso di parole chiave. Il che impone una ponderazione degli interessi in gioco, nel senso di garantire che si possa continuare a essere informati sulla vicenda di cronaca nel suo complesso, per come accessibile attraverso l’attività del motore di ricerca.


note

[1] Cass. ord. n. 3952/22 


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