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Articolo 66 della Costituzione: spiegazione e commento

11 Febbraio 2022
Articolo 66 della Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 66 sulla verifica dei requisiti dei parlamentari: titoli di ammissione, eleggibilità e compatibilità con altre cariche.

Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

I titoli di ammissione dei parlamentari

L’articolo 65 della Costituzione stabilisce i motivi per cui un cittadino non può essere eletto parlamentare e quali sono le cariche incompatibili con quella di senatore o di deputato. L’articolo 66, invece, spiega chi è chiamato a verificare se esistono degli elementi di ineleggibilità e di incompatibilità in capo ad un parlamentare proclamato eletto. In pratica, se quel deputato o quel senatore ha i requisiti per esercitare le sue funzioni.

Tali requisiti sono quelli che la Costituzione chiama «titoli di ammissione» e riguardano la regolarità delle operazioni elettorali e la mancanza di cause che possano compromettere l’eleggibilità del cittadino e la compatibilità della sua carica con altre eventualmente da lui ricoperte.

Ma chi deve effettuare queste verifiche? Sempre nell’ottica di garantire l’autonomia delle Camere, ciascun ramo del Parlamento ha il proprio organismo collegiale di controllo sui titoli di ammissione. A Montecitorio c’è la Giunta per le elezioni, formata da 30 deputati, mentre a Palazzo Madama è operativa la Giunta per le elezioni e l’immunità, composta da 23 senatori. In entrambi i casi, i membri delle Giunte vengono nominati dal presidente della Camera a cui fanno riferimento. A loro il compito di convalidare l’elezione del singolo parlamentare oppure di avviare la procedura di contestazione nel caso in cui dall’attività di verifica emergano dei motivi di ineleggibilità o di incompatibilità.

Chi viene nominato membro di una di queste Giunte deve farne parte per tutta la legislatura e non può dimettersi. Solo se non rispondono alle convocazioni per almeno un mese il Presidente ha la facoltà di rinnovare l’intero organismo.

Come avviene la verifica dei titoli di ammissione

La procedura per la verifica dei titoli di ammissione dei parlamentari viene effettuata sulla base di quanto disposto dai regolamenti di ciascuna delle Camere ma segue uno schema comune che vede due momenti di attuazione: il cosiddetto «giudizio di delibazione» e il giudizio di contestazione di carattere giurisdizionale.

Nel giudizio di delibazione viene accertato che l’elezione del deputato o del senatore sia avvenuta nel rispetto delle regole. In pratica, il segretario generale di ogni Camera raccoglie i documenti riguardanti le elezioni e fa preparare dei prospetti da consegnare alla Giunta. Il presidente di questo organismo nomina un relatore per ogni circoscrizione elettorale facendo in modo che quest’ultima non coincida con quella in cui è stato eletto il relatore stesso. Pertanto, e per fare un esempio, se il relatore è stato eletto in una circoscrizione della Lombardia si occuperà della verifica dei requisiti di un collega eletto in Piemonte, nel Lazio o in Puglia.

Il compito del relatore sarà quello di esaminare i documenti ricevuti dalla Giunta. Se l’esito del controllo è positivo, l’elezione viene convalidata, ratificata e comunicata al Presidente della Camera di riferimento affinché venga proposta all’Assemblea.

Che succede, però, se dalla verifica del relatore emergono degli elementi che impediscono l’immediata convalida dell’elezione? In questo caso, si apre il giudizio di contestazione. In sostanza, il Presidente del relativo ramo del Parlamento nomina un comitato di verifica (che al Senato prende il più insidioso nome di «comitato inquirente») il quale avvia una vera e propria istruttoria, cioè delle indagini approfondite sull’esistenza dei requisiti per la nomina del parlamentare interessato. Al termine dell’istruttoria, la Giunta si riunisce in camera di consiglio e propone all’Assemblea la convalida, l’annullamento o la decadenza dell’elezione oggetto della contestazione.

In estrema sintesi: finché il relatore e la Giunta delle elezioni (e dell’immunità al Senato) non si pronunciano e l’Assemblea con conferma tale parere, non è possibile dichiarare formalmente e definitivamente eletto un parlamentare.

Le cause di ineleggibilità e di incompatibilità

I titoli di ammissione non sono gli unici ostacoli che un parlamentare eletto può trovare nel suo cammino verso la sua permanenza in una Camera dopo il voto dei cittadini. In base a quanto stabilito dall’articolo 66 della Costituzione, infatti, è necessario superare anche quelli relativi all’ineleggibilità e all’incompatibilità di cui parla l’articolo 65.

Pure in questo caso hanno competenza le giunte per l’elezione e per l’immunità. Devono ricevere dai parlamentari entro 30 giorni dalla prima seduta alla Camera dei deputati o entro 30 giorni dalla proclamazione o dalla nomina al Senato l’elenco di tutte le cariche e gli uffici ricoperti a titolo oneroso o gratuito.

Un apposito comitato nominato per l’occasione riferisce alla rispettiva Giunta eventuali incompatibilità. Se venissero riscontrate, la Giunta ne dà comunicazione al parlamentare interessato, il quale deve optare per la carica che a lui interessa di più.

Se la scelta viene fatta come da regolamento, si procede alla convalida della carica. In caso contrario, cosa succede?

  • se si tratta di un senatore, la Giunta avvia il procedimento per la dichiarazione di decadenza dal mandato parlamentare;
  • se, invece, il diretto interessato è un deputato, il presidente della Camera inserisce in un ordine del giorno dell’Assemblea la proposta di dichiarazione di incompatibilità per arrivare alla decadenza dal mandato.


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