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Si può costringere un anziano ad andare in casa di riposo?

9 Luglio 2022 | Autore:
Si può costringere un anziano ad andare in casa di riposo?

Contratto di ospitalità: cos’è e come funziona? L’amministratore di sostegno può obbligare l’anziano a ricoverarsi in una struttura assistenziale?

Accudire i genitori anziani non è sempre facile, soprattutto se i figli sono impegnati con il proprio lavoro oppure vivono distanti. In casi del genere una soluzione potrebbe essere quella di farsi assistere in casa da una badante oppure di accettare il ricovero in una casa di riposo. Il problema è che spesso le persone anziane rifiutano tali soluzioni, credendosi indipendenti oppure non volendo affidarsi a persone estranee. Come comportarsi in questi casi? Si può costringere un anziano ad andare in casa di riposo?

Per quanto possa sembrare odiosa questa domanda, sono in molti a farsela, non per capriccio ma per necessità. Sul punto la giurisprudenza ha fornito qualche risposta che, nel prosieguo, andremo ad analizzare. Sin da subito si può anticipare che i giudici sono favorevoli al ricovero in una struttura anche contro il volere del diretto interessato, purché però sussistano alcune condizioni. Vediamo allora se si può costringere un anziano ad andare in casa di riposo.

Cos’è una casa di riposo?

Le case di riposo sono quelle strutture in cui trovano ospitalità le persone anziane e, più in generale, quelle bisognose di assistenza.

A differenza delle rsa (residenze sanitarie assistenziali), le case di riposo sono luoghi destinati a persone tendenzialmente autosufficienti, che pertanto hanno bisogno solamente di vitto, alloggio e di un’assistenza sanitaria minima.

Contratto con la casa di riposo: come funziona?

La persona che viene ospitata in una casa di riposo sottoscrive con la struttura un vero e proprio contratto, definito di “accoglienza” o di “ospitalità”.

Con questo accordo le parti si obbligano vicendevolmente; nello specifico:

  • la casa di riposo si impegna a fornire vitto, alloggio, un minimo di assistenza sanitaria e ogni altra prestazione prevista nell’accordo, come ad esempio l’organizzazione di attività ricreative, ecc.;
  • l’ospite si impegna a pagare la retta mensile e a rispettare il regolamento interno della struttura.

In caso di inadempimento, ognuna sarà libera di sciogliere il contratto e, nei casi più gravi, di ricorrere al giudice. Ad esempio, se l’anziano non paga la retta la casa di riposo potrà agire in giudizio per ottenere quanto le spetta.

Si può obbligare un anziano a ricoverarsi in una casa di riposo?

Veniamo ora al punto principale del nostro articolo: si può costringere un anziano ad andare in una casa di riposo?

Secondo la giurisprudenza, l’amministratore di sostegno può costringere l’anziano che rifiuta di trasferirsi in casa di riposo, se questo non è in grado di occuparsi di sé e la ragione del suo rifiuto è un mero capriccio [1].

In pratica, secondo i giudici è possibile obbligare una persona al ricovero presso una casa per anziani solamente se:

  • la richiesta proviene dall’amministratore di sostegno;
  • l’anziano si trova nelle condizioni oggettive di non poter provvedere da sé ai propri bisogni e non ci siano alternative valide al ricovero.

È chiaro che la valutazione sulle condizioni di salute va fatta di caso in caso; per la precisione, spetta al giudice tutelare, considerato attentamente lo stato in cui si trova l’anziano (magari anche nominando un ctu che possa fornire un parere medico-legale), prendere la decisione finale, e cioè stabilire se accogliere l’istanza dell’amministratore di sostegno che richiede il ricovero nella casa di riposo oppure se assecondare la volontà dell’anziano di rimanere da solo.

Di certo non potrà decidere autonomamente un parente, né lo stesso amministratore di sostegno: dovrà essere sempre e solo il giudice ad autorizzare questa specie di “ricovero coatto”, cioè fatto contro la volontà del diretto interessato.

Non è quindi possibile che un figlio imponga al padre di andare in casa di riposo: ci vorrà sempre il permesso del giudice.

Ovviamente, quanto detto sinora vale anche per il ricovero nelle rsa: dovrà essere sempre il giudice a valutare le condizioni dell’anziano e decidere sulla richiesta del suo amministratore di sostegno.

Amministratore di sostengo: chi è e cosa fa?

L’amministratore di sostegno è la persona nominata dal giudice affinché assista chi, a causa della propria patologia o dell’età avanzata, si trova nelle condizioni di non poter provvedere da sé alle proprie esigenze.

Chiunque può essere nominato amministratore di sostegno. Se è vero che in genere si preferiscono i parenti o il coniuge, in assenza di costoro il giudice potrebbe nominare anche una persona totalmente estranea al beneficiario, come ad esempio un avvocato.

L’amministratore di sostegno è tenuto a svolgere i compiti che il giudice espressamente prevede all’interno del decreto di nomina. Il più delle volte l’amministratore di sostegno è chiamato a:

  • prelevare dal conto postale o bancario del beneficiario quanto strettamente necessario per le sue esigenze primarie (acquisto di alimenti, vestiti, pagamento delle bollette, acquisto medicinali, ecc.);
  • resistere in giudizio nelle azioni legali promosse contro il beneficiario;
  • riscuotere buoni postali o altri titoli in scadenza.

Nel caso di azioni non espressamente attribuite all’interno del decreto di nomina, l’amministratore di sostegno è tenuto a chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare prima di agire.

È proprio il caso del ricovero non voluto presso una casa di riposo: l’amministratore di sostegno non potrà mai assumere questa decisione da solo senza prima aver ottenuto il permesso del giudice.


note

[1] Cass., sent. n. 22602/2017; Trib. Vercelli, decreto del 28/3/2018.

Autore immagine: canva.com/


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