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Se la madre si trasferisce coi figli, assegno di mantenimento ridotto

26 Agosto 2014
Se la madre si trasferisce coi figli, assegno di mantenimento ridotto

Con la separazione, se l’esercizio del diritto di visita diventa più difficoltoso e oneroso, il padre ha diritto a una riduzione dell’assegno.

I problemi connessi alla separazione dei coniugi sono quelli che maggiormente impegnano le aule giudiziarie, insieme alle questioni connesse ai rapporti di lavoro. A dimostrazione che la famiglia (in tutti i suoi risvolti: da quelli matrimoniali a quelli ereditari) resta sempre uno degli ambienti di maggiore scontro tra le persone. Purtroppo.

E a farne le spese sono ancor più spesso i figli, vittime indifese dell’acredine con cui si consumano queste battaglie. Così è, per esempio, in caso di esercizio del diritto di visita da parte del genitore non collocatario della prole.

A riguardo, una recente sentenza del Tribunale di Perugia [1] offre spunto di riflessione per chi pretende (come si suol dire) “la botte piena e la moglie ubriaca”.

Mettiamo il caso tipico di una coppia separata, i cui figli vengano affidati congiuntamente ai genitori, ma collocati presso la madre. Quest’ultima, per trasferirsi in un’altra città – magari spinta da esigenze lavorative – necessita del consenso dell’ex marito o, in mancanza, dell’autorizzazione del tribunale. Ebbene, cosa succederebbe se, a seguito di accordo tra i due ex sposi, lui, dopo aver acconsentito al trasferimento di lei, sia costretto, per vedere i propri figli, a percorrere diversi chilometri, spostarsi in un’altra città, affrontare le spese di viaggio, vitto e alloggio? Certo, un onere particolarmente costoso per essere venuto incontro all’esigenza della ex consorte. E allora, secondo la sentenza in commento, all’uomo spetta la riduzione dell’assegno di mantenimento.

Per quantificare tale “sconto” sarà necessario presentare un ricorso in tribunale e depositare, quanto più possibile, le pezze giustificative delle spese sostenute per il viaggio. Dunque: biglietti del treno o schede carburante, ricevute di hotel per i pernottamenti, scontrini per il ristoro, ecc.

In buona sostanza, il coniuge non collocatario può chiedere che l’importo dell’assegno (che grava su di lui) sia ridotto proporzionalmente alle spese da questi stessi sostenute per la trasferta necessaria ad esercitare il diritto di visita sui minori.

Non rileva il fatto che il trasferimento dell’altro coniuge sia stato concordato tra i due: infatti, il diritto di visita resta pur sempre un diritto/dovere dei genitori cui non ci si può sottrarre neanche in caso di distanza fisica.

Dunque, per venire incontro alle esigenze del padre costretto a viaggiare, il giudice può disporre che la somma da versare alla ex moglie sia ridotta.


note

[1] Trib. Perugia, sent. del 31.01.2014.

Autore immagine: 123rf com


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