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Genitori che litigano davanti ai figli: cosa rischiano?

10 Febbraio 2022 | Autore:
Genitori che litigano davanti ai figli: cosa rischiano?

Per la Cassazione, si tratta di reato di maltrattamenti in famiglia. Il Tribunale di Oristano ci aggiunge una multa per minare l’equilibrio dei minori.

Capita ogni tanto in famiglia di alzare i toni di una discussione e di finire per litigare in malo modo. Non sempre c’è l’intenzione di dire quello che si dice ma il fatto è che i bambini che assistono a questi «spettacoli» poco edificanti raramente capiscono la portata di ciò che sentono e vedono. Mamma e papà stanno per lasciarsi? Mamma e papà si odiano? Mamma e papà potrebbero picchiarsi? E la domanda di fondo: perché mamma e papà fanno così? Se i figli sono ancora piccoli, è inutile pretendere che si rendano conto della reale portata del problema, se si tratta di una questione grave o del classico tubetto del dentifricio lasciato aperto sul lavandino. Il che può destabilizzare la loro crescita ed il loro equilibrio psicologico. La legge punisce questo tipo di atteggiamenti. I genitori che litigano davanti ai figli, cosa rischiano?

Il Tribunale di Oristano, con una recente sentenza [1], ha ricordato che chi turba le relazioni familiari per futili motivi puntando a sbriciolare la figura del coniuge o del compagno deve essere multato per minare la stabilità dei minori. Vediamo quando ed in quali termini viene applicata questa sanzione.

Litigare davanti ai figli è reato?

Papa Francesco disse anni fa ad Assisi rivolgendosi agli sposi: «Litigate quanto volete, se volano i piatti pazienza. Ma mai finire la giornata senza fare la pace». Va da sé che con questa frase il Santo Padre non ha voluto incoraggiare le feroci discussioni in famiglia: il suo era un invito a far sì che i dissapori, anche quelli che riducono notevolmente il numero delle stoviglie in cucina, non si trascinino a lungo. Sarebbe «cosa buona e giusta» che chi assiste alla litigata sia presente anche al momento in cui i coniugi fanno la pace. Giusto per chiudere il cerchio.

La Cassazione si è espressa in termini altrettanto pratici ma molto più «terreni». Già nel 2018 [2] stabilì che la furiosa litigata davanti ai figli si configura come un reato di maltrattamento in famiglia, dato che costringe i bambini ad assistere in un clima di paura ad un episodio di violenza, per quanto sia «solo» verbale e non fisica.

Come si configura il reato di maltrattamenti in famiglia di cui parla la Cassazione? Secondo il Codice penale, «chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità ovvero se il fatto è commesso con armi» [3].

Secondo l’interpretazione della Cassazione, il reato è configurabile anche quando la condotta maltrattante non si sia tradotta in comportamenti vessatori – fisici e/o psicologici – rivolti direttamente verso la vittima, ma consista nel far assistere il minore, quale spettatore passivo, ai comportamenti violenti e offensivi attuati nei confronti di altra persona (in questo caso, verso l’altro genitore).

Litigare davanti ai figli: cosa si rischia?

Nella più recente sentenza a cui abbiamo fatto cenno all’inizio di questo articolo, il Tribunale di Oristano torna a ribadire la legittimità dell’ammenda per i genitori che litigano davanti ai figli turbando, così, i rapporti familiari, specialmente quando si punta a distruggere la figura dell’altro. Si tratta di un comportamento che il giudice ritiene nocivo per la stabilità psicologica dei minori.

La sentenza stabilisce che la multa va pagata da entrambi i genitori, indipendentemente da chi abbia iniziato la lite o da chi abbia usato le parole più grosse, purché, ovviamente, l’episodio si limiti ad uno scontro verbale e che uno non abbia messo le mani addosso all’altro.

In questo caso, il tribunale sardo cita il Codice di procedura civile [4], nella parte in cui si stabilisce che «in caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento», il giudice può decidere di condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

Il caso esaminato dal tribunale di Oristano riguardava un episodio già visto: l’infedeltà di un genitore che fa scatenare l’inferno tra le mura domestiche, con padre e madre che non riescono a tenere separate le loro conflittualità e la responsabilità che hanno come genitori. Le liti davanti ai minori, le accuse del coniuge tradito rivolte al coniuge traditore, gli insulti che volano, la figura di quest’ultimo che ne esce a pezzi proprio davanti ai figli. Atteggiamenti intollerabili, secondo il giudice, che ben valgono una multa ad entrambi.


note

[1] Trib. Oristano sent. n. 65/2022 dell’08.02.2022.

[2] Art. 572 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 18833/2018.

[4] Disp. art. 709-ter co. 4 cod. proc. civ.


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