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Che succede quando un animale viene sequestrato dal giudice?

10 Febbraio 2022 | Autore:
Che succede quando un animale viene sequestrato dal giudice?

Affidamento, confisca o restituzione: come, dove, da chi e fino a quando viene custodito l’animale tolto al proprietario che lo maltrattava.

Aumentano sempre di più i casi di sequestro di animali maltrattati dai loro padroni o tenuti in cattive condizioni e praticamente abbandonati a sé stessi, senza ricevere l’acqua, il cibo e tutte le cure necessarie per la loro sopravvivenza ed anche per il loro benessere affettivo. Le vittime di questi tristi fenomeni sono in prevalenza cani e gatti, ma spesso capita anche ad uccelli, conigli, criceti e animali di specie esotiche o selvatiche, che non potrebbero essere tenuti in cattività. Incorrono nel sequestro anche i commercianti di animali che li tengono in gabbie troppo strette o prive di luce ed aria. Ma precisamente che succede quando un animale viene sequestrato dal giudice?

Il sequestro toglie l’animale alla disponibilità del proprietario, ma la vicenda non finisce certamente qui; da un lato si apre il procedimento penale a carico dell’uomo, e, dall’altro lato, bisogna preoccuparsi di come e dove custodire l’animale, che ha il diritto di vivere in modo confortevole e di ricevere le cure appropriate, anche da un punto di vista veterinario, quando il suo stato di salute è compromesso.

Le leggi sulla protezione degli animali hanno rafforzato la tutela penale contro i maltrattamenti, ed hanno anche previsto le modalità del loro affido durante la pendenza del sequestro. Queste norme vanno coordinate con quelle del procedimento penale, che però non sempre si conclude con una condanna; e allora bisogna vedere se l’animale va restituito al proprietario oppure se deve essere confiscato. Vediamo, quindi, che succede quando un animale viene sequestrato dal giudice.

Il sequestro di animali: tipologie

Il sequestro di animali può essere di due tipi: amministrativo o giudiziario. Il sequestro amministrativo non riguarda reati, ma illeciti amministrativi; perciò non viene adottato dal giudice ma dalle autorità territoriali locali (Comune o Azienda sanitaria). In entrambi i casi, però, la misura serve a sottrarre l’animale dalle condizioni, inadeguate e vietate dalla legge, in cui si trova a causa della condotta del proprietario o del possessore.

Il sequestro giudiziario, o penale, di animali è anch’esso di due tipi: preventivo o probatorio. Il sequestro preventivo viene adottato, a norma dell’art. 321 del Codice di procedura penale, dall’Autorità giudiziaria (la Procura della Repubblica competente per territorio) o direttamente dalla Polizia giudiziaria, nei casi di urgenza che non consentono un tempestivo intervento del magistrato; in questi casi il provvedimento deve essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari entro ristretti termini (48 ore) altrimenti gli animali vanno restituiti.

Il presupposto del sequestro è la commissione di un reato in danno dell’animale, che, a seconda dei casi, può essere quello di maltrattamenti (art. 544 ter Cod. pen.) o di abbandono (art. 727 Cod. pen.) o anche di «spettacoli e manifestazioni vietati che comportano sevizie o strazio per gli animali» [1] e di «combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica» [2].

Il sequestro preventivo serve ad impedire che tali reati vengano portati ad ulteriori conseguenze; non c’è una finalità probatoria, che può essere raggiunta con altri strumenti (i verbali di accertamento della Polizia giudiziaria, la documentazione fotografica, le testimonianze). In particolari casi, però, può essere effettuato anche il sequestro probatorio dell’animale, quando il suo corpo diventa un «mezzo di ricerca della prova» [3], ad esempio per documentare le lesioni inferte ad un cane bastonato, ferito, seviziato o ucciso. Anche questo provvedimento, se adottato d’urgenza dalla Polizia giudiziaria, deve essere convalidato entro le successive 48 ore dal magistrato, che in questo caso è il pubblico ministero, non il giudice [4]. I due tipi di sequestro – probatorio e preventivo – possono coesistere sullo stesso animale.

L’affidamento dell’animale sequestrato

Una volta compiuto il sequestro, bisogna preoccuparsi del trattamento dell’animale. Nella prospettiva penale, l’animale è il «corpo del reato» o, comunque una «cosa ad esso pertinente» [5], ma evidentemente non può essere trattato come un qualsiasi oggetto (l’arma utilizzata per una rapina, il provento di un furto, ecc.) perché è un essere vivente e senziente, cioè capace di provare tutte le emozioni, compresi il dolore fisico e la sofferenza psicologica. Quindi non può essere messo in una busta o in un pacco e trasmesso in modo burocratico all’ufficio corpi di reato della Procura della Repubblica, che non è neppure attrezzato per occuparsene.

Tenendo conto di queste peculiarità, la legge [6] prevede che l’animale posto sotto sequestro venga «affidato» ad associazioni o enti specializzati, individuati con decreto del ministero della Salute e riconosciuti idonei a garantirgli un trattamento adeguato. Queste strutture sono sottoposte a verifiche periodiche di idoneità da parte degli organi amministrativi (tra cui i servizi veterinari dell’Azienda sanitaria territorialmente competente). Il soggetto affidatario viene nominato «custode giudiziale» dell’animale e in virtù di tale qualità assume l’obbligo giuridico di prendersene cura, riferendo al giudice per ogni necessità o evenienza.

Confisca dell’animale sequestrato o restituzione

L’art. 544 sexies del Codice penale dispone che in caso di condanna dell’imputato, o di applicazione di pena su richiesta delle parti (il cosiddetto «patteggiamento»), dell’imputato per il reato di maltrattamento di animali, o per una delle altre ipotesi criminose che abbiamo esaminato, il giudice dispone sempre la confisca dell’animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato. La confisca rende definitivo lo spossessamento, perciò l’animale non potrà più essere restituito al proprietario. Al contrario, in caso di assoluzione il sequestro cade e l’imputato ha diritto a rientrare in possesso dell’animale che gli era stato sequestrato.

Queste regole base vanno, però, conciliate con le “zone grigie” che possono verificarsi nei vari esiti possibili del processo penale. Ci sono, quindi, degli altri casi in cui l’animale va restituito al proprietario, quando per qualsiasi motivo è stato prosciolto dalle accuse inizialmente formulate a suo carico e che avevano comportato il sequestro dell’animale. In tal senso, una recente sentenza della Corte di Cassazione [7] ha stabilito che l’animale deve essere restituito al padrone che ha superato la messa in prova e così ha ottenuto l’estinzione del reato. La Suprema Corte ha spiegato che: «In difetto di una sentenza di condanna, o di patteggiamento il tribunale, all’esito della declaratoria di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, ai sensi dell’art. 168 ter C.p., non può disporre la confisca degli animali in sequestro. La confisca di cui all’art. 544 sexies C.p. presuppone, infatti, una sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta, alle quali non può essere equiparata la sentenza di proscioglimento per esito positivo della messa alla prova di cui all’art. 464 septies C.p.p., non essendo tale decisione idonea a esprimere un compiuto accertamento sul merito dell’accusa e sulla responsabilità».

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi queste rassegne di giurisprudenza:


note

[1] Art. 544 quater Cod. pen.

[2] Art. 544 quinquies Cod. pen.

[3] Art. 354 Cod. proc. pen.

[4] Art. 355 Cod. proc. pen.

[5] Art. 253 Cod. proc. pen.

[6] Art. 3 L. n. 189/2004.

[7] Cass. sent. n. 4463 del 09.02.2022.


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