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Quanto vale l’accordo dei genitori sui figli in caso di separazione?

10 Febbraio 2022
Quanto vale l’accordo dei genitori sui figli in caso di separazione?

Separazione e divorzio consensuale: quando il giudice ha il potere di intervenire sul mantenimento e sulle visite. 

La Cassazione [1] ha spiegato che, nel caso in cui una coppia di conviventi si separi, l’accordo in merito al mantenimento del figlio non è valido se non viene ratificato dal giudice (leggi Mantenimento figlio: è valido l’accordo senza il giudice?). Cosa succede invece per le coppie sposate? Quanto vale l’accordo dei genitori sui figli in caso di separazione e successivo divorzio? Sul punto, è sempre la Cassazione a fornire importanti chiarimenti. Ecco alcune istruzioni in merito.

Il giudice può assegnare un mantenimento diverso per i figli?

L’accordo tra gli ex coniugi in merito all’entità del mantenimento per i figli può sempre essere rivisto sia al rialzo che (per quanto improbabile) al ribasso dal giudice. Ciò in quanto il diritto dei minori al sostentamento non è certo oggetto di libera trattativa tra padre e madre, potendo questi prevedere una misura contraria agli interessi della prole. E siccome solo il giudice può essere terzo, imparziale ed arbitro di tali interessi, la sentenza che convalida l’accordo di separazione o di divorzio consensuale siglato tra gli ex coniugi può essere sempre modificato dal tribunale.

Proprio di recente, la Suprema Corte [2] ha detto che, anche se il genitore è disposto a dare di più, è il giudice a stabilire l’assegno di mantenimento del figlio. Il tribunale che condanni uno dei genitori al pagamento del contributo per il mantenimento del figlio minore non è vincolato alla domanda delle parti e neppure all’eventuale disponibilità offerta dal genitore obbligato al versamento di una somma superiore.

In termini generali, il giudice, ai sensi dell’articolo 155, co. 7, cod. civ., data la considerazione dell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, può determinare la misura del contributo al mantenimento di quest’ultima in modo diverso da ciò che risulta concordato o richiesto dalle parti [3].

Ricordiamo che il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole, stabilito dal Codice civile obbliga i coniugi a far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli, non solo quelle relative al vitto, ma estese anche all’alloggio, alle esigenze scolastiche, sportive, sanitarie, sociali, all’assistenza morale e materiale, all’opportuna predisposizione – fino a quando la loro età lo richieda – di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione. Insomma, i genitori devono mantenere i figli finché questi non sono in grado di percepire un reddito sufficiente a renderli autonomi (salvo un ritardo eccessivo dovuto a inerzia del figlio stesso nella formazione o nella ricerca di un’occupazione). 

Tempi di visite

L’accordo tra ex coniugi può anche riguardare i tempi e le modalità di visita dei figli da parte del genitore non convivente con questi. La legge consente al padre e alla madre di stabilire un calendario con orari o di prevederli di volta in volta, anche in modo informale (ad esempio con sms). Tuttavia, anche in questo caso, secondo la Cassazione [4], il giudice può modificare tali accordi, dando però motivazione di ciò. Ad esempio, il magistrato potrebbe stabilire che il padre frequenti più spesso i figli, al fine di garantire il diritto di questi ultimi alla bigenitorialità; o al contrario potrebbe anche stabilire una frequenza meno intensa quando vi siano particolari esigenze delicate (ad esempio, in presenza di un bambino in tenera età e di una inidoneità del genitore a prendersene cura). 

La Cassazione ha nuovamente osservato che il giudice non è vincolato alle richieste avanzate e agli accordi raggiunti tra i genitori e può quindi pronunciarsi anche oltre le loro stesse richieste. Ma, in ogni caso, il regime legale dell’affidamento condiviso deve tendenzialmente comportare, in mancanza di gravi ragioni ostative, una frequentazione dei genitori paritaria con il figlio. Sicché, la decisione del giudice che dispone un giorno in meno di frequentazione tra il padre e il figlio minore, rispetto a un calendario concordato in precedenza con la madre, è viziata se non chiarisce quale sia il diverso interesse che così si intende tutelare.  


note

[1] Cass. sent. n. 663/2022.

[2] Cass. ord. n. 42140/2021 del 31.12.2021. Sempre nel senso che sussiste il potere del giudice adito, in applicazione dell’articolo 277 secondo comma Cc, di prendere di ufficio i provvedimenti che stimi opportuni per il mantenimento del figlio naturale, Cassazione, sentenze 23 luglio 1994, n. 6868 e 27 aprile 1985, n. 2739.

[3] Cass. sent. n. 65/1985.

[4] Cass. ord. n. 1993/22 del 29.01.2022.

Autore immagine: depositphotos.com

Corte di Cassazione ordinanza n. 42140 del 31 dicembre 2021.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4507/2017 proposto da:

(OMISSIS), domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la cancelleria della Corte di cassazione e rappresentata e difesa dall’Avvocato (OMISSIS), per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di CATANIA, n. 2102 del 2016, depositato il 19/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 15/11/2021 dal Cons. Dott. Laura Scalia.

FATTI DI CAUSA

1. La signora (OMISSIS) ricorre con quattro motivi per la cassazione del decreto in epigrafe indicato con cui la Corte d’Appello di Catania ne ha rigettato il reclamo avverso il provvedimento a mezzo del quale il Tribunale di Caltagirone aveva affidato ad entrambi i genitori la figlia minore, (OMISSIS), nata il (OMISSIS) dalla unione more uxorio tra la ricorrente ed (OMISSIS), con collocamento presso la madre e regolando i tempi di permanenza presso il padre.

La Corte di merito ha confermato la misura dell’assegno di contributo al mantenimento della figlia, fissato in Euro 250,00 mensili a carico del padre, oltre alla partecipazione alle spese straordinarie nella misura del 50%, ed il regime di visita.

I giudici del reclamo nell’apprezzare il diritto della minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori hanno ritenuto l’insussistenza di un pericolo di serio pregiudizio nella necessita’, dedotta dalla reclamante, di non interrompere l’allattamento materno.

L’eta’ della bimba, di oltre due anni e mezzo di eta’, non poteva ritenersi di ostacolo al pernotto presso il padre per due sabati al mese o, ancora, alla permanenza presso lo stesso durante le festivita’.

2. (OMISSIS) e’ rimasto intimato.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione degli articoli 155 e 155-quater e dell’articolo 337- ter c.c., vizio di motivazione e violazione dell’articolo 115 c.p.c., per avere la Corte d’Appello confermato erroneamente il pernotto notturno della minore presso il padre.

La minore al momento di proposizione dell’istanza di primo grado aveva solo quindici mesi e sedici quando era stato proposto reclamo e non sarebbe spettato alla Corte d’Appello stabilire il periodo massimo di allattamento. Ai bisogni ed ai diritti della minore doveva attribuirsi prevalenza ed il raggiungimento del completo svezzamento non poteva dirsi comprimere i diritti del padre.

2. Con il secondo motivo la ricorrente fa valere la violazione degli articoli 155 e 155-quater e dell’articolo 337-ter c.c. e vizio di motivazione, per avere la Corte di merito erroneamente ritenuto congruo l’assegno mensile di Euro 250,00.

Il padre aveva indicato in Euro 300,00 mensili la propria disponibilita’ economica ai fini del contributo al mantenimento della figlia e in modo irragionevole i giudici di merito ne avevano ridotto l’importo.

3. Con il terzo motivo la ricorrente denuncia la violazione degli articoli 155 e 155-quater e dell’articolo 337- ter c.c., vizio di motivazione e violazione dell’articolo 112 c.p.c., per non avere la Corte d’Appello pronunciato sul motivo di reclamo “inerente la totale cancellazione della permanenza della minore presso la madre in ogni occasione festiva” e tanto avendo il tribunale fissato la permanenza della bambina presso il padre durante le festivita’ pasquali e natalizie senza alcuna alternanza con la madre.

4. Con il quarto motivo la ricorrente deduce la violazione dell’articolo 92 c.p.c., comma 2, per avere i giudici di merito condannato la reclamante alle spese di lite e tanto perche’ delicatezza e natura delle questioni avrebbe dovuto condurre invece alla loro compensazione.

5. I motivi primo e secondo, ai quali la ricorrente affida censure di violazione di legge sostanziale con riguardo alla disciplina del contributo al mantenimento della figlia minore ed alla regolamentazione delle modalita’ di visita e frequentazione del genitore non affidatario, sono inammissibili accomunati come essi sono da una sollecitata alternativa lettura dei fatti.

5.1. I giudici del reclamo hanno apprezzato l’adeguatezza del contributo fissato dal primo giudice, pari ad Euro 250 mensili e tanto hanno fatto in applicazione dei parametri fissati dall’articolo 337-ter c.c. a tal fine apprezzando: i bisogni, ancora limitati, della minore; le esigenze abitative della prima, altrimenti soddisfatte; la consistenza del reddito del genitore non collocatario.

Rispetto a siffatto quadro il motivo proposto mira ad introdurre ulteriori elementi fattuali, quale la disponibilita’ data dal genitore a corrispondere un assegno in maggiore misura, della cui tempestiva allegazione e partecipazione al giudizio il motivo non da’ neppure conto e la cui tenuta e decisivita’, comunque, e’ rimasta del tutto inevasa in ricorso.

Il giudice di merito che condanni il genitore al pagamento del contributo per il mantenimento del figlio minore non e’ vincolato alla domanda della parte e neppure alla eventuale disponibilita’ offerta dal genitore obbligato al versamento di una somma e tanto perche’ la natura del diritto azionato conferisce al

giudice il potere di adottare di ufficio, in ragione dell’interesse superiore del minore, i provvedimenti che stimi piu’ opportuni per il mantenimento del minore (vd., in materia di mantenimento del figlio da parte del padre naturale: Cass. 17/07/2004, n. 13296).

5.1.2. Le modalita’ di visita poi sono state fissate nell’impugnato decreto per osservanza del diritto della minore alla bigenitorialita’ che e’ sostenuto, nelle motivazioni adottate, da un chiaro e corretto richiamo ai principi sanciti dalla giurisprudenza convenzionale della Corte Edu.

In materia di diritto di affidamento di un figlio di eta’ minore, e’ rimesso al giudice del merito un rigoroso controllo sulle “restrizioni supplementari”, ovvero quelle apportate al diritto di visita dei genitori, e sulle garanzie giuridiche destinate ad assicurare la protezione effettiva del diritto dei genitori e dei figli al rispetto della loro vita familiare, di cui all’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, al fine di scongiurare il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio in tenera eta’ ed uno dei genitori (Corte EDU 9.2.2017, Solarino c. Italia), dovendo sempre assicurarsi, nell’interesse superiore del minore, il rispetto del principio della bigenitorialita’, inteso quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione ed istruzione della prole (Cass. 08/04/2019, n. 9764).

5.1.3. Nel resto il motivo e’ generico e pecca di astrattezza la’ dove postula del minore un diritto sine die all’allattamento tale da comprimere, o sacrificare, quello alla realizzazione e mantenimento di consuetudini di vita con entrambi genitori, espressioni, queste, del diritto alla bigenitorialita’.

5.3. Il terzo motivo e’ inammissibile perche’ non si confronta neppure con i contenuti dell’impugnata decisione con cui, in modo espresso, la Corte del reclamo ha rimesso ai genitori, e ad una loro responsabile organizzazione dei tempi, l’alternarsi dei periodi da trascorrere con la figlia durante le festivita’ senza esautorare, in tal modo, i tempi dell’uno a scapito di quelli dell’altro.

5.4. Il quarto motivo e’ ancora inammissibile perche’ generico, portatore di un giudizio in fatto, e, ancora, ai sensi dell’articolo 360-bis c.p.c., n. 1, in ragione del principio, fermo nelle affermazioni di questa Corte, per il quale: “in tema di spese processuali, il sindacato della Corte di cassazione, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e’ limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell’opportunita’ di compensarle in tutto o in parte, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca che in quella concorso di altri giusti motivi” (ex multis: Cass. n. 24502 del 17/10/2017, Cass. n. 8421 del 31/03/2017; Cass. n. 15317 del 19/06/2013), rispetto alle cui consistenza la proposta censura non offre occasioni per mutare orientamento.

6. In via conclusiva il ricorso e’ inammissibile.

Nulla sulle spese perche’ (OMISSIS) e’ rimasto intimato.

Procedimento esente dal contributo unificato.

Si dispone che ai sensi del Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52 siano omessi le generalita’ e gli altri dati identificativi in caso di diffusione del presente provvedimento.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Trattandosi di procedimento esente dal contributo unificato, non trova applicazione il Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17.

Si dispone che ai sensi del Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52 siano omessi le generalita’ e gli altri dati identificativi in caso di diffusione del presente provvedimento.

Corte di Cassazione Civile Ordinanza 24 gennaio 2022 n. 1993

Data udienza 17 giugno 2021

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere

Dott. SCALIA Laura – Consigliere

Dott. VELLA Paola – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25552-2020 proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

(OMISSIS);

– intimata –

avverso il decreto n. cronol. 1937/2020 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositato il 29/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non partecipata del 17/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CLOTILDE PARISE.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La Corte d’appello di Bologna, con decreto n. 1937/2020 depositato il 29-4-2020 ha rigettato il reclamo proposto da (OMISSIS) avverso il provvedimento del Tribunale di Bologna con il quale, per quanto ancora di interesse, disponeva che il padre potesse tenere con se’ i figli minori (OMISSIS), nato il (OMISSIS), e (OMISSIS), nata il (OMISSIS), a fine settimana alternati da venerdi’ pomeriggio a lunedi’ mattina e tutti i martedi’ con pernottamento.

2. Avverso detto provvedimento (OMISSIS) propone ricorso per cassazione affidato a due motivi. E’ rimasta intimata (OMISSIS).

3. I motivi di ricorso sono cosi’ rubricati: “1. Nullita’ della sentenza per violazione dell’articolo 112 c.p.c., e per contrasto insanabile tra dispositivo e motivazione ex articolo 156 c.p.c., comma 2, (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4); 2. Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che e’ stato oggetto di discussione tra le parti in relazione alla scrittura privata in data (OMISSIS) (articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5)”. Con il primo motivo il ricorrente deduce che il Tribunale, nel regolamentare il tempo di frequentazione dei minori da parte del padre, aveva adottato un provvedimento limitativo rispetto a quanto chiesto dalle parti, incorrendo nel vizio di ultrapetizione, poiche’ aveva ridotto a cinque giorni ogni due settimane il suddetto tempo, pur contraddittoriamente richiamando le previsioni di cui alla scrittura privata in data (OMISSIS), concordata tra i genitori, con la quale si conveniva che il tempo di frequentazione del padre fosse di sei giorni ogni due settimane. Ad avviso del ricorrente, la nullita’ della decisione di primo grado comporta quella del decreto della Corte di merito, che ugualmente si era pronunciata oltre le richieste delle parti e oltre la volonta’ negoziale delle medesime. Sotto altro profilo denuncia il contrasto insanabile tra dispositivo e motivazione, in quanto nella motivazione i giudici dichiaravano che i tempi di frequentazione stabiliti nella citata scrittura privata (sei giorni ogni due settimane) erano rispondenti all’interesse dei figli ed invece nel dispositivo erano stabiliti tempi diversi (cinque giorni ogni due settimane), facendo, peraltro, la Corte di merito impropria e grave affermazione circa la pretestuosita’ delle pretese del padre, perche’ asseritamente finalizzate solo alla diminuzione del contributo di mantenimento a suo carico. Con il secondo motivo, prospettando il vizio di omesso esame di fatto decisivo, deduce che i Giudici di merito non hanno esaminato adeguatamente un fatto oggetto di discussione e pacifico tra le parti, ossia che l’accordo del (OMISSIS) prevedesse sei giorni ogni due settimane di frequentazione dei figli con il padre, adottando cosi’ un provvedimento lesivo del superiore interesse dei minori, nonostante che la Corte d’appello, contraddittoriamente, avesse affermato che proprio le modalita’ e i tempi stabiliti nell’accordo citato fossero i piu’ rispondenti a quell’interesse superiore.

4. Il primo motivo di ricorso e’ fondato.

4.1. Va ribadito che, come da costante orientamento di questa Corte richiamato nel decreto impugnato, in tema di separazione personale tra coniugi e di divorzio – ed anche con riferimento ai figli di genitori non coniugati – il criterio fondamentale cui devono ispirarsi i relativi provvedimenti e’ rappresentato dall’esclusivo interesse morale e materiale dei figli (previsto in passato dall’articolo 155 c.c., e ora dall’articolo 337 ter c.c.), con la conseguenza che il giudice non e’ vincolato alle richieste avanzate ed agli accordi intercorsi tra le parti e puo’ quindi pronunciarsi anche “ultra petitum” (Cass. 25055/2017).

Nondimeno, il regime legale dell’affidamento condiviso, tutto orientato alla tutela dell’interesse morale e materiale della prole, deve tendenzialmente comportare, in mancanza di gravi ragioni ostative, una frequentazione dei genitori paritaria con il figlio. Nell’interesse di quest’ultimo il giudice puo’ individuare un assetto che si discosti da questo principio tendenziale, al fine di assicurare al minore la situazione piu’ confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena (Cass. n. 19323/2020).

4.2. Nel caso di specie, le parti, nella scrittura del (OMISSIS), il cui testo il ricorrente riporta nel ricorso nella parte di rilevanza, avevano concordato l’affido condiviso dei due figli minori, con collocazione prevalente presso; a madre, e con frequentazione del padre modulata su di uno schema che prevedeva che i medesimi, a settimane alterne, sarebbero rimasti con il padre per un totale di sei giorni ogni due settimane (tutti i martedi’ e venerdi’ di ogni settimana, e a settimane alterne anche il sabato e la domenica). Il Tribunale, senza che nessuna delle parti ne avesse fatto richiesta avendo entrambe richiamato l’accordo del (OMISSIS) ritenuto soddisfacente per i figli – aveva stabilito nel dispositivo che i figli stessero con il padre per un totale di cinque giorni ogni due settimane, e non sei come da accordo (tutti i martedi’ di ogni settimana, a settimane alterne anche il venerdi’, sabato e la domenica), eleminando, quindi, il venerdi’ di ogni settimana. E cio’, benche’ in motivazione avesse ritenuto pienamente “rispondenti all’interesse dei figli” i tempi di frequentazione stabiliti nella predetta scrittura.

La Corte d’appello, anziche’ prendere atto del contrasto tra motivazione e dispositivo che rendeva nulla la sentenza di primo grado anche per extrapetizione, ha affermato che il giudicante ha poteri officiosi e puo’ discostarsi dalle richieste delle parti, nell’interesse dei minori, ma cio’ in contraddizione con quanto espressamente affermato dal Tribunale, e peraltro ribadito dalla stessa Corte di merito, circa la piena rispondenza al suddetto interesse dei tempi di frequentazione/permanenza stabiliti nella scrittura privata, che prevedeva, per l’appunto, tempi e modalita’ di frequentazione e permanenza presso il padre (sei giorni ogni due settimane) diverse da quelle statuite dal Tribunale (cinque giorni ogni due settimane) e confermate dalla Corte d’appello.

Ne’ viene esplicitata nel decreto impugnato una qualche ragione giustificativa della riduzione dei giorni di permanenza nei minori presso il padre, ed anzi la Corte di merito da’ atto che anche la moglie aveva confermato il perfetto funzionamento di tale accordo e che “vista la lunga sperimentazione positiva delle condizioni di cui alla scrittura privata (OMISSIS)”, detti accordi dovevano “costituire il punto di riferimento, salvo ulteriori modifiche concordate tra le parti”.

Nonostante tali testuali argomentazioni, tuttavia, in maniera illogica e contraddittoria, la Corte d’appello ha rigettato il reclamo, confermando la decisione di prime cure che aveva immotivatamente – modificato in peius quell’accordo.

4.3. Alla stregua delle considerazioni che precedono, ricorre il vizio di ultrapetizione, perche’ la statuizione si pone oltre le richieste delle parti, senza che sia precisato quale fosse il diverso, concreto e superiore interesse dei minori giustificativo delle statuizioni modificative rispetto a quelle concordate tra i genitori, e ricorre, altresi’, il vizio di illogicita’ e contraddittorieta’ del ragionamento decisorio, nella parte in cui da un lato, in motivazione, la Corte di merito ha affermato di recepire l’accordo dei genitori e dall’altro, nel dispositivo, ha confermato la decisione di primo grado, che modificava quell’accordo, riducendo i tempi di permanenza dei figli presso il padre, restando cosi’ assorbito il secondo motivo.

5. In conclusione, il primo motivo di ricorso merita accoglimento, assorbito il secondo, il decreto impugnato va cassato, nei limiti del motivo accolto, e la causa va rimessa alla Corte d’appello di Bologna, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del presente giudizio.

Va disposto che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalita’ delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, articolo 52.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa il decreto impugnato nei limiti del motivo accolto e rimette la causa alla Corte d’appello di Bologna, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del presente giudizio.


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