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Energia: il fotovoltaico e le risorse rinnovabili. Guida pratica

26 Agosto 2014
Energia: il fotovoltaico e le risorse rinnovabili. Guida pratica

Impianti familiari con pannelli e autoconsumo, bolletta, agevolazioni ed eco bonus, pompe, conto energia, conto termico.

 

Nel settore delle energie rinnovabili, il decreto Competitività [1] non è intervenuto soltanto a rimodulare gli incentivi per gli impianti di taglia media e grande (con il cosiddetto spalma-incentivi), ma ha portato con sé anche un vantaggio concreto per i piccoli impianti fotovoltaici fino a 20Kw, quelli installati dalle famiglie sulla propria abitazione.

Per questi, infatti, con una modifica in fase di conversione, sono stati eliminati gli oneri di sistema per l’energia autoconsumata; in pratica l’energia prodotta e consumata dalla famiglia sarà più economica (in media 4-5 centesimi al kW in meno), perché non gravata dai numerosi extra-costi caricati su tutte le bollette elettriche.
In più, è stata aumentata da 200 a 500 kW la soglia di potenza entro la quale è possibile accedere allo scambio sul posto.

La fine del Conto energia (chiuso a luglio 2013) sta cambiando anche le abitudini delle famiglie. Le tariffe premianti spingevano infatti anche le famiglie a dimensionare l’impianto sulla base di tutta la superficie disponibile del tetto, indipendentemente dai consumi: tanto sarebbero arrivati i contributi per i kilowatt prodotti. Ora invece per un’abitazione non ha più molto senso mettere un impianto da 5 kW quando ne basta uno da 3: meglio piccolo e orientato all’autoconsumo. Senza contare che, come ha chiarito l’agenzia delle Entrate, quando il valore dell’impianto oltre i 3 kW a servizio dell’abitazione supera il 15% della rendita catastale, questa va aggiornata e incrementata (con conseguente aumento di Imu, Tasi e altre imposte che si basano sul valore catastale).

Un impianto di taglia residenziale (sui 7mila euro) che accede al bonus fiscale (vedi paragrafo più in basso), con un minimo livello di autoconsumo (30%), consente di tagliare la bolletta di circa 550 euro all’anno, con un tempo di ritorno dell’investimento tra sette e nove anni, a seconda della zona di installazione. L’autoconsumo dipende anche dalle abitudini dell’utente e può aumentare se l’uso degli elettrodomestici “differibili” (lavatrice, lavastoviglie) si concentra nelle ore diurne.
 

Il risparmio cresce anche quando si adottano batterie di accumulo. Anche se questi sistemi hanno costi d’investimento ancora elevati, che dovrebbero ridursi di almeno il 25%.

LE AGEVOLAZIONI

Lo sconto del Fisco con bonifico tracciato

Il fotovoltaico può accedere alla detrazione fiscale sulle ristrutturazioni edili, che copre gli interventi di risparmio energetico realizzati anche in assenza di opere edilizie propriamente dette.
La detrazione Irpef vale il 50% delle spese (progettazione, materiali, lavori, oneri) sostenute entro il prossimo 31 dicembre; se non interveranno proroghe o modifiche, scenderà al 40% nel 2015 e al 36% a regime, dal 1° gennaio 2016. Non conta la data in cui vengono eseguiti i lavori o rilasciata la fattura, ma solo quella in cui si effettua il pagamento.

La detrazione, divisa in dieci quote annuali di pari importo (nell’anno in cui è sostenuta la spesa e in quelli successivi), spetta non solo al proprietario, ma anche al titolare di diritti reali e personali di godimento sull’immobile (ad esempio usufruttuario o comodatario) oppure al familiare convivente del possessore o detentore. L’essenziale è che ne sostenga le spese e gli siano intestati bonifici e fatture.

Per ottenere l’agevolazione, rimane infatti necessario pagare con bonifico bancario o postale dedicato, da cui risultino: causale del versamento, con riferimento alla norma [2], codice fiscale di chi paga, codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario. Quando a sostenere la spesa sono più contribuenti e tutti vogliono fruire della detrazione (che andrà suddivisa), si deve riportare il codice fiscale di ognuno.

Per gli interventi condominiali, oltre al codice fiscale del condominio, bisogna indicare anche quello dell’amministratore o del condomino che effettua il pagamento, pena la perdita dell’agevolazione. Stessa cosa se, a richiesta degli uffici, non vengono esibite le fatture o le ricevute fiscali che dimostrano le spese. Oltre a questi documenti, bisogna essere in possesso di:

1. ricevute di pagamento dell’imposta comunale (Ici-Imu), se dovuta;

2. abilitazione amministrativa richiesta (di solito la comunicazione di inizio lavori ma è sempre bene verificare il regolamento edilizio comunale);

3. dichiarazione di consenso da parte del possessore dell’immobile, per gli interventi fatti dal detentore;

4. delibera assembleare di approvazione dei lavori riguardanti parti comuni degli edifici residenziali, con la tabella millesimale di ripartizione delle spese.

La detrazione spetta infatti al singolo condòmino nel limite della quota a lui imputabile.
Nella dichiarazione è poi sufficiente indicare i dati catastali identificativi dell’immobile; e se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione.
Il bonus riduce l’Irpef dovuta per l’anno d’imposta fino alla capienza della stessa imposta. Se però l’imposta dovuta è inferiore alla quota di detrazione, la parte in eccesso va persa.

LE ALTERNATIVE

Con il conto termico il rimborso è più veloce

I pannelli solari termici possono sfruttare in alternativa alla detrazione fiscale gli incentivi del conto termico: in questo caso, propriamente, si parla di collettori solari anche abbinati a tecnologia di solar cooling. Significa che – a differenza del bonus fiscale del 65% – non si favorisce questo sistema solo per la produzione di acqua calda sanitaria, ma anche per riscaldamento e raffrescamento (cooling).

Il sistema deve comunque possedere determinati requisiti di conformità (norme Uni En 12975 o 12976) e rendimento.
All’utente è dunque concessa facoltà di scegliere tra due incentivi molto diversi. Rispetto all’eco-bonus, il conto termico non offre una detrazione fiscale, ma tramite il Gestore dei servizi energetici (Gse) eroga sul conto corrente un contributo diretto in cinque o due rate annuali, a seconda che la taglia dell’impianto solare superi o no i 50 metri quadri. L’incentivo è calcolato sulla base della superficie captante del pannello stesso, secondo una specifica tabella: se ipotizziamo un impianto di 5 mq, si ricevono 1.700 euro in due anni.
Il conto termico non premia solo l’installazione di collettori solari, ma anche la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con altri dotati di pompe di calore, elettriche o a gas, o di generatori alimentati a biomassa; e la sostituzione di scaldacqua elettrici con quelli a pompa di calore. I rimborsi sono nell’ordine del 40% dei costi sostenuti, ma in alcuni casi possono rivelarsi più bassi: per gli impianti di riscaldamento, ad esempio, la percentuale dipende dalle spese di installazione, dalla taglia e dalla zona climatica.

Se il contributo è quindi inferiore a quello della detrazione del 65% (che il Governo punta a stabilizzare), è d’altra parte più rapido e soprattutto slegato dalla situazione fiscale:  non va a pesare la capienza d’imposta e – specie se si portano in detrazione altre somme – può risultare preferibile a un eco-bonus che altrimenti si rischia di non monetizzare,  anche solo in parte.

La richiesta di accesso ai contributi va presentata sul portale Gse da chi sostiene le spese (o da un delegato) entro 60 giorni dalla fine dei lavori. Se la domanda viene accolta, entro 60 giorni si riceve la lettera di avvio e si può accettare la scheda-contratto. Si possono presentare, in momenti successivi, ulteriori richieste relative allo stesso edificio e per la stessa tipologia di intervento, ma sempre nei limiti di potenza o estensione previsti (per i pannelli solari il massimo è mille metri quadri).

La liquidazione annua avviene via bonifico e gli importi sono al netto di un corrispettivo per i costi tecnico-amministrativi, pari all’1% del contributo totale riconosciuto.  Contributo che per i privati attinge da un plafond annuo
di 700 milioni di euro, finora poco utilizzato proprio  perché sconta la concorrenza delle detrazioni fiscali.

I CONSUMI

Tariffa piatta per pompe di calore efficienti

L’installazione di una pompa di calore come unico sistema domestico di riscaldamento comporta un aumento della potenza di connessione e spesso, in regime di maggior tutela, il passaggio dalla tariffa D2 (per allacciamenti residenziali fino a 3 kW) alla più onerosa D3 (potenza superiore a 3 kW). Ma se la pompa rispetta i requisiti minimi di prestazione previsti per l’accesso all’eco-bonus fiscale [3] o al conto termico [4], si può pensare di richiedere la nuova tariffa “piatta” D1 (non nei condomini, però). Al contrario delle altre tariffe progressive, prevede un unico prezzo per ogni kWh (circa 23 centesimi), indipendentemente dal volume di consumo annuo. La convenienza della D1 (sperimentale, si può richiedere fino al 31 dicembre 2015) va comunque valutata caso per caso; tenendo conto, per l’ impianto fotovoltaico, del fabbisogno energetico non coperto dall’autoproduzione.

Oltre che per il riscaldamento, le pompe possono servire per il raffrescamento e acqua calda sanitaria. Per quest’ultima si possono anche installare pannelli solari termici, agevolati dalla detrazione Irpef al 65% della spesa entro il prossimo 31 dicembre, e fino al 30 giugno 2015 per i lavori condominiali (poi si scenderà al 50%). Oltre al bonifico “parlante” si richiede però l’asseverazione di un tecnico. La dichiarazione va conservata insieme alle fatture e alle ricevute del bonifico e della scheda informativa inviata via web all’Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

IL CONDOMINIO

Sui pannelli l’assemblea decide a maggioranza

Nei condomini gli impianti fotovoltaici possono servire a coprire in parte – fino ad azzerare – la bolletta energetica per le scale, l’ascensore e gli spazi comuni.
E magari, immettendo in rete l’energia in eccesso, il condominio potrebbe guadagnarci e ridurre anche le altre spese condominiali. Dipende dal rapporto tra la superficie disponibile per l’impianto e le abitazioni dell’edificio. Per deliberare sull’installazione, che in base al Codice civile è considerata una “innovazione”, in assemblea è necessario un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti (le cosiddette «teste») e almeno la metà dei millesimi.
Sono in ogni caso vietati gli impianti che pregiudicano la stabilità o la sicurezza del fabbricato, alterano il decoro architettonico o rendono alcune parti comuni inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino.
In condominio è possibile anche installare l’impianto a servizio di singole unità: per la prima volta la riforma del condominio, in vigore da giugno 2013, ha disciplinato questa situazione. L’installazione dell’impianto fotovoltaico o di quelli comunque destinati alla produzione di energia rinnovabile è consentita “sul lastrico solare, su ogni altra idonea superficie comune e sulle parti di proprietà individuale dell’interessato” [5].

In questo caso, il condomino non necessita di una autorizzazione preventiva da parte del condominio.
Se si deve procedere a modifiche delle parti comuni, è però necessario che l’interessato comunichi all’amministratore il contenuto e le modalità di esecuzione degli interventi. Questo per consentire all’assemblea di stabilire (con la maggioranza degli intervenuti e almeno i due terzi del valore dell’edificio) adeguate modalità alternative o imporre cautele a salvaguardia di stabilità, sicurezza o decoro architettonico.

A richiesta, l’assemblea provvede inoltre “a ripartire l’uso del lastrico solare e delle altre superfici comuni, salvaguardando le diverse forme di utilizzo previste dal regolamento di condominio o comunque in atto” (anche per far sì che l’installazione degli impianti sia possibile ad altri).
Sempre con la stessa maggioranza, l’assemblea può decidere di subordinare l’intervento “alla prestazione, da parte dell’interessato, di idonea garanzia per i danni eventuali” [5].

Se la taglia è maxi accatastamento obbligatorio

Una Srl è proprietaria di un impianto fotovoltaico per produrre e vendere energia, costruito su un immobile (tetto) di terzi. Si deve procedere all’accatastamento?
Se si tratta di impianto fotovoltaico autonomo rispetto alle altre unità immobiliari presenti nell’edificio, deve essere dichiarato in catasto se la potenza installata è superiore a 3 kW. Si può giungere a questa conclusione sulla base dei chiarimenti di cui alla circolare n. 36/2013 dell’agenzia delle Entrate, ipotizzando che l’impianto oltre che per produrre energia da commercializzare serva, almeno, la sola stessa unità immobiliare che costituisce l’impianto.In caso di potenza superiore a 3KW, l’unità immobiliare deve essere dichiarata in categoria D/1, stabilendo coerentemente l’intestazione della stessa in relazione alla natura dei diritti tra titolare del lastrico solare (o tetto) e titolare dell’impianto.

Solo in villa abbinamento con il bonus mobili

A giugno 2013 ho fatto installare, a servizio dell’appartamento dove abito, un impianto fotovoltaico. Con la prossima dichiarazione dei redditi fruirò della detrazione Irpef del 50%. L’intervento mi dà anche diritto al bonus mobili?
La detrazione per lavori edilizi si applica anche per gli impianti fotovoltaici (risoluzione 22 aprile 2013, n. 2/E). Ma questi impianti in genere insistono sulle parti comuni (sono esterni all’abitazione) e non consentono l’accesso ai benefici per l’acquisto dei mobili, che sono diretti ad arredare l’interno. L’unico caso in cui ciò è possibile è l’installazione su abitazione monofamiliare: trattandosi di manutenzione straordinaria su una struttura monofamiliare, l’installazione dell’impianto fotovoltaico consente l’accesso al bonus mobili per arredare l’abitazione, ma non anche nell’ipotesi di pannelli fotovoltaici installati nel condominio.


note

[1] Dl 91/14.

[2] Art. 16-bis del Dpr 917/1986

[3] Dm 19/2/2007, allegato H.

[4] Dm 28/12/2012, allegato II.

[5] Art. 1122-bis cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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