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Articolo 69 Costituzione: spiegazione e commento

14 Febbraio 2022
Articolo 69 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 69 sull’indennità economica percepita da deputati e senatori. Da che cosa è formato lo stipendio di un parlamentare.

I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge.

Perché i parlamentari vengono pagati?

Si fa spesso un bel parlare di candidarsi al Parlamento «per servire il Paese». In molti pensano che, se davvero ci si trattasse di un’autentica vocazione di puro servizio, la si potrebbe seguire per volontariato. E, a dire il vero, una volta era così. A metà del 1800, infatti, lo Statuto Albertino, all’articolo 50, recitava: «Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità». Si riteneva ai tempi che chi arrivava in Parlamento aveva le risorse economiche personali sufficienti a soddisfare le proprie esigenze. Certo, si trattava di persone benestanti, elette peraltro solo da chi apparteneva alla loro classe sociale, gli unici ad avere il diritto di voto.

Poi, le cose cambiarono. All’inizio del ‘900, la legge elettorale del 1912, firmata dal quarto Governo di Giovanni Giolitti, allargò il suffragio a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto almeno 30 anni o che, pur restando al di sotto di quella soglia ma avendo raggiunto il ventunesimo anno di età, pagassero un’imposta, avessero conseguito la licenza elementare inferiore o avessero prestato il servizio militare. In sostanza: la carica di senatore e di deputato poteva essere occupata anche da chi arrivava dai ceti più poveri. La disuguaglianza che si creava tra i meno abbienti ed i più benestanti convinse il legislatore ad introdurre un’indennità sotto forma di rimborso spese. Un importo equivalente (un secolo fa) allo stipendio dei funzionari statali di grado più elevato.

Oggi, l’articolo 69 della Costituzione mantiene questa indennità voluta nel 1912. Anche se non si limita ad un rimborso spese e non è certo pari allo stipendio di un alto funzionario dello Stato.

La morale che ci lascia la Storia è, dunque, questa: l’indennità di senatori e deputati non è un privilegio ma un segno di eguaglianza tra parlamentari ricchi e poveri. A ciò si aggiunge il fatto che, proprio grazie all’indennità, il Parlamento è stato reso libero da qualsiasi condizionamento o controllo esterno da parte di altri poteri. Questi erano i princìpi che hanno ispirato la norma. È sempre la Storia ad insegnarci che ogni cosa può essere soggetta a tante storpiature.

Da che cosa è composta l’indennità dei parlamentari?

Quello che una volta era un rimborso spese pari allo stipendio dei più alti funzionari dello Stato oggi è diventato un’indennità che prevede molte altre cose.

Si tenga conto di un dettaglio importante: l’articolo 69 della Costituzione riconosce ai membri delle Camere il diritto a un’indennità «stabilita dalla legge». E chi è che fa le leggi? Lo stabilisce l’articolo 70 della Costituzione: il Parlamento, cioè, gli stessi parlamentari. Un vantaggio, quello di stabilire il proprio stipendio, che il resto dei dipendenti statali non hanno.

La retribuzione di un deputato o di un senatore è composta da:

  • un contributo monetario, in tutto e per tutto uno stipendio base;
  • una diaria, questa sì riconosciuta come rimborso spese per il soggiorno a Roma (pagata anche a chi risiede a Roma, però);
  • un altro rimborso spese per l’esercizio del mandato parlamentare;
  • un terzo rimborso per le spese di trasporto e di viaggio (pagato anche per chi va in Parlamento a piedi o in bicicletta);
  • una somma annua per le spese telefoniche;
  • una somma per l’assistenza sanitaria;
  • un assegno di fine mandato;
  • un trattamento pensionistico (il cosiddetto vitalizio).

Proprio il vitalizio è stato al centro di diverse battaglie politiche, viste dai cittadini più come spot pubblicitari dei partiti che non come una reale volontà di ridurre una pensione troppo elevata e di tagliare il costo della politica. Pensiero per certi versi legittimo, se si pensa che un parlamentare percepisce una pensione a vita dopo essere rimasto in carica per almeno 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. Altro che gli oltre 40 anni di lavoro richiesti a un operaio o a un impiegato per poter avere l’assegno previdenziale.

Dal 1° gennaio 2012, il trattamento si basa non sul calcolo retributivo ma su quello contributivo, che tiene conto dei contributi previdenziali versati durante il mandato.

Tre anni più tardi, nel 2015, una petizione popolare che aveva raccolto più di 500.000 firme ha portato all’abolizione del vitalizio per gli ex parlamentari condannati in via definitiva per reati con pene superiori ai due anni, ovvero per delitti di mafia, terrorismo o contro la Pubblica Amministrazione, dal peculato alla concussione alla violazione del segreto d’ufficio. Il deputato, in caso di riabilitazione, può tornare a percepire la pensione da parlamentare.

Infine, nel 2018 è stata approvata la rideterminazione, secondo il calcolo contributivo, dell’importo degli assegni vitalizi e delle pensioni di reversibilità relativi agli anni di mandato svolti fino al 31 dicembre 2011.

Quanto guadagna un parlamentare?

Come si traduce in soldi tutto questo? A quanto ammonta l’indennità riconosciuta dall’articolo 69 della Costituzione? O, detto in parole più dirette: quanto guadagna un parlamentare?

La retribuzione di un senatore è composta da:

  • l’indennità mensile lorda: 10.385,31 euro, vale a dire 5.304,89 euro netti (circa 200 euro in meno per i senatori che hanno un’attività lavorativa);
  • la diaria: 3.500 euro;
  • il rimborso spese di mandato: 4.180 euro;
  • il rimborso forfettario telefonico o di trasporto: 1.650 euro (anche se non chiamano o non si spostano).

Totale: 14.634,89 euro al mese.

Più «povera» l’indennità dei deputati. Le voci del loro stipendio sono:

  • l’indennità mensile lorda: 11.703 euro, pari a 5.346,54 euro netti:
  • la diaria: 3.503,11 euro;
  • il rimborso spese di mandato: 3.690 euro;
  • il rimborso forfettario telefonico: 1.200 euro annui;
  • il rimborso forfettario di trasporto: 3.995,10 euro.

Totale: 13.971,35 euro al mese.

Va ricordato che in entrambi i casi l’assistenza sanitaria è pagata.



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